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JW Broadcasting (marzo 2026)

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Benvenuti su JW Broadcasting.
A volte ci troviamo davanti a situazioni
che non sappiamo come affrontare.
Come possiamo gestire i nostri sentimenti
quando le circostanze
sfuggono al nostro controllo?
Scaveremo nel libro di Giona
e trarremo lezioni importanti
sull’amore leale.
La fama e la ricchezza
possono esercitare un grande fascino.
Ascolteremo una sorella
che ha dovuto scegliere
tra una vita sotto i riflettori
e una vita insieme a Geova.
E nel video musicale
vedremo come alcuni dei nostri fratelli
continuano a mantenere una forte fede
anche in prigione.
Questo è JW Broadcasting.
“Il vostro cuore non sia turbato”.
Gesù disse queste parole agli apostoli
poco dopo avergli detto
che sarebbe rimasto con loro
ancora per poco.
Probabilmente vide sulle loro facce
lo stupore e il dispiacere.
E per aiutarli gli disse
quello che leggiamo in Giovanni 14:1:
La Bibbia spesso
paragona le persone malvagie
a un mare in tempesta.
E alle volte sembra proprio che sia così,
non è vero?
Non appena
una prima ondata di cattive notizie passa,
ce n’è subito un’altra.
Quello che succede nel mondo
e i problemi personali
ci prosciugano delle nostre energie emotive
e alla fine della giornata
spesso sentiamo
che la nostra batteria emotiva si è esaurita.
In che modo le parole di Gesù ai suoi apostoli
ci aiutano oggi a conservare
e impiegare le nostre energie emotive
in modo saggio?
Esaminiamo le 2 frasi di Gesù
e vediamo come possono aiutarci.
Cominciamo con la prima,
“il vostro cuore non sia turbato”.
Esprimendosi in questo modo,
Gesù stava insegnando agli apostoli
che avevano un certo controllo.
Potevano lasciare
che i loro cuori fossero turbati,
oppure impegnarsi perché non lo fossero.
Le emozioni
sono spesso collegate ai nostri pensieri.
Le emozioni si collegano a una persona,
a una cosa
o a un qualche evento
che risveglia i nostri ricordi.
Quindi “il vostro cuore non sia turbato”
significa che dobbiamo sforzarci
di controllare i nostri pensieri.
In poche parole,
se pensiamo a qualcosa di triste
ci sentiremo tristi,
se pensiamo di fare qualcosa di pericoloso
ci sentiremo in ansia.
Mi piace paragonare la nostra mente
a una grande casa con tante stanze
e ogni stanza è collegata
a un avvenimento della nostra vita.
E quando passiamo del tempo in quella stanza
riusciamo a rivivere
tutte le emozioni associate a quell’evento.
Beh, quindi possiamo dire
che gli apostoli erano nella stanza
“Gesù ci abbandonerà presto”
e non provavano altro che dolore e ansia.
Ma le parole di Gesù li rassicurarono
che potevano avere il controllo
delle loro emozioni.
Potevano impiegare
tutte le loro energie emotive provando dolore
o potevano dirigere
alcune delle loro emozioni
sulla fede in Geova e Gesù.
È importante ricordarlo.
Spesso
possiamo influenzare i nostri sentimenti
scegliendo bene cosa pensare.
A volte, come gli apostoli,
ci ritroviamo in una stanza buia,
piena di ansia e dolore.
Ma ricordiamoci,
siamo lì solo di passaggio
e non vogliamo certo viverci.
Un altro modo
per evitare che i nostri cuori siano turbati
è impiegare le nostre energie emotive
in modo saggio.
Isaia 55:2 dice:
Proprio come non pagheremmo un centesimo
per del pane finto,
non vogliamo sprecare le nostre energie
per cose che non ci saziano.
Facciamo questo esempio:
se avessimo 10 euro da spendere
ogni giorno per i pasti
e ne spendessimo 8 per la colazione,
non ne resterebbero molti
per pranzo o cena, vero?
In maniera simile
abbiamo solo un quantitativo limitato
di energie ogni giorno
e dobbiamo stare attenti
a come lo spendiamo.
Come impieghiamo le nostre energie emotive?
Chiediamoci:
“Forse le sto impiegando in situazioni
per cui non ne vale la pena?”
Immaginiamo di essere alla guida
e qualcuno ci taglia bruscamente la strada,
o di essere trattati in modo ingiusto
o di essere delusi da qualcuno.
Potremmo rimanerci davvero male
per queste cose
e consumare un sacco di energie emotive.
Ma riflettiamo,
stiamo controllando bene i nostri pensieri?
Stiamo buttando via
gran parte delle nostre energie emotive
per cose che non soddisfano?
Daremmo mai a qualcuno
il nostro portafoglio pieno di contanti
dicendo: “Prendi quello che vuoi”?
Beh, se è qualcuno a cui vogliamo bene
e di cui ci fidiamo forse sì,
altrimenti non lasceremmo che questo accada.
In modo simile, dovremmo risparmiare
le nostre energie emotive
per quelli a cui vogliamo bene,
impiegarle saggiamente
per quello che conta di più:
la nostra famiglia,
i nostri fratelli e sorelle,
e soprattutto
la nostra adorazione e amore per Geova.
I social, la politica, il lavoro, i film,
e chi più ne ha più ne metta,
non vedono l’ora
di prosciugarci delle nostre emozioni.
Quindi non gli diamo
il nostro portafoglio delle emozioni
dicendo
“Ecco, prendete quello che volete”.
Perché se lo facessimo,
alla fine della giornata
non ci resterebbe nulla
per le persone che amiamo.
Impiegare le nostre energie emotive
in modo saggio
per le persone e le cose che contano davvero,
questa è la chiave della felicità.
Molte persone rincorrono la felicità
spendendo soldi per sé stessi
o facendo qualunque cosa gli piaccia.
L’egoismo non porta alla felicità.
Gesù disse: “C’è più felicità nel dare”.
Abbiamo molto da imparare
su come usare in modo saggio
le nostre emozioni
da queste profonde parole di Gesù.
Potremmo vedere la felicità in questo modo:
la felicità
è il risultato dell’amore per gli altri.
Per fare un esempio,
se accendiamo un fuoco, qual è il risultato?
Calore e luce.
Non possiamo avere calore e luce
senza prima accendere un fuoco.
Dobbiamo impegnarci per accendere il fuoco
e come risultato otteniamo calore e luce.
Se impegniamo le nostre emozioni
per amare gli altri,
uno dei risultati che otteniamo
è il calore che deriva dalla felicità.
Perciò le parole di Gesù
“il vostro cuore non sia turbato”
indicano che possiamo scegliere
di influire positivamente
sulle nostre emozioni
con quello che pensiamo
e che possiamo impiegare
le nostre energie emotive in modo saggio
per la nostra famiglia,
per i fratelli e le sorelle,
e soprattutto per adorare e amare Geova.
Ma ora esaminiamo
la seconda parte di Giovanni 14:1.
Gesù dice:
Gesù non disse “abbiate fede”,
come se la fede esistesse
in una qualche stanza delle emozioni
scollegata da qualsiasi persona o cosa,
ma fece capire chiaramente
che doveva essere collegata a lui e a Geova.
Quindi se ci sentiamo turbati o in ansia,
ricordiamo che Geova e Gesù sono lì con noi
e che risolveranno definitivamente
questi problemi.
È un po’ come se fossero
nella stanza accanto.
Possiamo rifugiarci in quella stanza
in ogni momento
grazie alla preghiera e alla meditazione.
La fede nel fatto che Geova può risolvere
e risolverà i problemi del mondo
può aiutarci a mettere pace
nelle nostre emozioni.
Gesù sa che abbiamo la tendenza a pensare
che dobbiamo risolvere tutto per conto nostro.
E infatti disse nel Discorso della Montagna:
“Smettete di essere ansiosi”.
Perché?
Perché “il vostro Padre celeste sa
che avete bisogno di tutte queste cose”.
Abbiamo fede nel fatto che Geova ci vede,
che conosce i nostri bisogni?
Questa fede aiuterà il nostro cuore
a non essere turbato.
Andiamo ancora più in ansia
quando cerchiamo di risolvere dei problemi
che dovremmo lasciare nelle mani di Geova.
Per esempio,
possiamo eliminare la povertà?
E invece la vecchiaia?
Le guerre?
La criminalità?
I disordini civili?
Ragionando in questo modo ci rendiamo conto
che ovviamente
non possiamo risolvere questi problemi.
Sappiamo che li risolveranno Geova e Gesù
tramite il Regno di Dio.
La fede in Geova e Gesù
è il miglior modo
per tenere sotto controllo le nostre emozioni,
specialmente davanti a una brutta notizia
o una prova.
Qualche volta mi sono sentito in ansia
per delle cose che accadevano
ai nostri fratelli in altre parti del mondo,
come in Eritrea o in Russia.
E probabilmente
a tutti noi è successa la stessa cosa.
Mette davvero alla prova le nostre emozioni.
Ma come possiamo evitare
che ‘il nostro cuore sia turbato’,
come disse Gesù?
Una cosa che mi aiuta è chiedermi:
“La congregazione ha fatto quello che poteva?
La filiale e la sede mondiale
hanno fatto quello che potevano?
E io, ho pregato per loro?”
Se la risposta è sì, allora possiamo dire:
“Geova, abbiamo fatto quello che potevamo,
adesso è tutto nelle tue mani”.
Salmo 112:7
descrive come reagiscono i servitori di Geova
davanti alle cattive notizie.
Dice:
Quindi, cosa ci aiuta a essere positivi?
Confidare che Geova userà
il suo spirito santo per aiutarci.
Quando ci sentiamo
emotivamente sopraffatti o esausti,
ricordiamo che Geova promette
di darci “potenza oltre il normale”.
Possiamo avere fede
che manterrà questa promessa.
Quando riversiamo su Geova
i nostri sentimenti, lui ascolta
e può darci quello che serve
per affrontare la situazione.
Questo non significa necessariamente
che eliminerà il problema
ma sicuramente ci aiuterà
a continuare a perseverare.
Romani 12:11 dice che dobbiamo essere
“ferventi nello spirito”.
L’espressione essere ferventi
mi fa pensare a una pietra
con una particolare proprietà.
Quando la si illumina
con un certo tipo di luce, brilla.
Potrebbe sembrare una pietra come le altre,
ma quando la si illumina
con questo tipo di luce, vedete?
Sembra incandescente.
Ecco come siamo noi
quando lo spirito di Geova è su di noi.
Allo stesso modo
Geova usa il suo spirito santo
per rinnovare continuamente il nostro zelo,
ci aiuta a brillare dall’interno,
per così dire.
È un po’ come un bambino
che si spaventa di notte.
Dove potrebbe andare a rifugiarsi?
In camera dei genitori.
“Sapranno cosa fare, mi aiuteranno”.
Pregare equivale
a rifugiarci nella camera di Geova
e dirgli come ci sentiamo.
Lui ci conforta con il suo spirito,
con la Bibbia
e con i nostri fratelli e sorelle.
Punta su di noi la sua luce, per così dire,
e ci dà “potenza oltre il normale”.
Quando affrontiamo situazioni
che possono turbare il nostro cuore,
ricordiamo,
quella non è l’unica stanza della casa.
Quando preghiamo Geova
e leggiamo la Bibbia
immaginiamo che lui ci prenda per mano
e passi del tempo con noi
in altre stanze della casa.
Siamo nella stanza del lutto?
Lui ci porta in quella della risurrezione.
Siamo malati?
C’è la stanza della salute perfetta.
E invece per la stanza dei sensi di colpa?
Ecco la stanza del perdono.
Come si saranno sentiti gli apostoli
dopo aver visto Gesù risuscitato?
Che differenza tra la stanza
“Gesù ci abbandonerà presto”
e la stanza “Gesù è di nuovo con noi”!
La loro fede in Geova e Gesù fu ricompensata.
In conclusione, rivediamo alcune delle lezioni
che abbiamo imparato
da quello che Gesù disse in Giovanni 14:1.
Le parole di Gesù
“il vostro cuore non sia turbato”
indicano che possiamo scegliere
di influire positivamente
sulle nostre emozioni
con quello che pensiamo.
E che possiamo impiegare
le nostre energie emotive in modo saggio
per la nostra famiglia,
per i fratelli e le sorelle,
e soprattutto per adorare e amare Geova.
Gesù aggiunse:
“Esercitate fede in Dio,
ed esercitate fede anche in me”.
Confidiamo che Geova e Gesù
risolveranno ogni problema.
Per ogni sfida emotiva che affrontiamo oggi,
Geova ha la soluzione definitiva.
Fino ad allora
mostriamo fede che Geova ci darà
“la potenza oltre il normale”
per affrontare i momenti difficili
in questo sistema di cose.
Quindi,
se la nostra batteria emotiva si scarica
o ci sentiamo sopraffatti,
meditiamo sulle parole di Gesù
riportate in Giovanni 14:1:
Giona era un servitore di Geova
che dovette imparare a fidarsi di lui
e quando ci riuscì
per Giona fu più facile
imparare a gestire le sue emozioni.
Vediamo ora
cos’altro possiamo imparare dal suo esempio
in questo episodio di Scava nella Bibbia.
Papà, il video Giona. Una storia sul coraggio
e la misericordia è davvero fantastico.
Questo video ci insegna un sacco di cose.
Ma la Bibbia ci aiuta
ad andare ancora più a fondo
se ci facciamo una domanda, e cioè:
“Cosa mi insegna questo su Geova?”
Okay, me lo scrivo qui.
Hai già in mente qualcosa?
Beh, sicuramente
il perdono di Geova e la sua pazienza.
È vero, Geova fu paziente
mentre Giona maturava.
In Giona 3:1,
Geova gli diede una seconda occasione.
Protesse Giona
mentre affrontava i risultati dei suoi errori
e lo corresse con gentilezza
quando mostrò un atteggiamento sbagliato.
Non si è arreso con Giona.
Incredibile!
Già, e questa qualità ha un nome preciso:
amore leale.
Ti ricordi che cosa vuol dire?
Più o meno.
Allora sai cosa facciamo?
Cerchiamo le parole che non conosciamo.
Diamo un’occhiata
alla definizione nel Glossario.
Scrivi “amore leale”
nella barra di ricerca della Bibbia.
Vedi tra i risultati il link al Glossario?
Uhm, vediamo.
Eccolo.
Vuoi leggere cosa c’è scritto?
Dice che l’amore leale è
È proprio quello che vedo
nella storia di Giona.
Geova è determinato
ad aiutare i suoi servitori perché li ama.
Ma Giona questo non lo capiva.
Perfino dopo la tempesta,
dopo 3 giorni nel pesce,
dopo aver visto i niniviti pentirsi,
Giona era ancora concentrato su sé stesso.
Quando Geova risparmiò Ninive,
Giona si arrabbiò.
Forse pensò
che lo avrebbero creduto un falso profeta.
Dopo tutto quello che aveva passato,
preferiva veder morire i niniviti
piuttosto che perdere la faccia.
Diciamo
che non è stato il suo momento migliore.
Però Geova come ha gestito la situazione?
Beh, meglio di come avrei fatto io.
Anche se reagì male,
Giona non era una cattiva persona.
Quindi Geova usò una pianta,
una zucca a fiasco, per insegnargli qualcosa.
Che cosa dice qui al capitolo 4, versetto 6?
Geova fece crescere sopra Giona una pianta
per fargli ombra e farlo sentire meglio.
Una cosa non da poco
visto che Giona
si stava comportando davvero male.
E il versetto dice
che “Giona si rallegrò molto”.
Perciò vediamo che l’amore leale di Geova
cambiò un pochino l’atteggiamento di Giona.
E a quel punto
Giona era pronto per farsi aiutare.
Già, era pronto per una nuova lezione.
Geova mandò un piccolo verme
a uccidere la pianta.
Non una persona, solo una pianta.
E come reagì Giona?
Si arrabbiò di nuovo.
Ed è qui che Geova gli spiegò il punto.
Sì, i versetti 10 e 11 mi piacciono un sacco!
Geova chiese a Giona:
‘Se tu ti senti dispiaciuto per questa pianta,
io non dovrei sentirmi dispiaciuto
per gli abitanti e gli animali di Ninive?’
Il racconto si interrompe così.
Giona lascia l’ultima parola a Geova.
Ha capito la lezione
e ha imparato a vedere le persone
come le vede Geova.
Mi ha colpito il fatto
che Geova non abbia mai abbandonato Giona.
Non ha mai smesso di mostrargli amore leale.
Scaviamo ancora.
A chi altri Geova ha mostrato il suo amore?
Il libro Imitiamo la loro fede dice:
Immagina come si sarà sentito Giona
quando vide i marinai
invocare i loro falsi dèi,
sapendo che non avrebbero ricevuto aiuto.
E anche quando Giona ammise la sua colpa,
quegli uomini innocenti
non vollero gettarlo in mare.
Sì, loro fecero tutto il possibile
per salvargli la vita.
Geova fece vedere a Giona le belle qualità
di quei marinai che non lo adoravano.
Gli fece vedere anche la loro disperazione
e la loro paura.
Pensi che Giona avesse iniziato a vedere
quegli uomini come li vedeva Geova?
- Uhm.
- Allora continuiamo a scavare.
Perché Geova mandò Giona
in una nazione straniera che non lo adorava?
Forse per dare ai niniviti una possibilità,
provare a raggiungere il loro cuore.
Quindi,
a chi Geova ha mostrato il suo amore?
Beh, a pensarci bene,
Geova ha mostrato amore leale a Giona,
ma ha mostrato amore
anche ai marinai e ai niniviti.
Bravo, hai ragione.
E pensa a questo.
Giona fece degli errori,
ma quando verrà risuscitato scoprirà
che Geova usò i suoi momenti più bui
per insegnare qualcosa riguardo a suo Figlio.
Come credi che si sentirà Giona
sapendo che Gesù stesso lo menzionò
per nome e si paragonò a lui?
- Wow!
- Geova è un perfetto esempio d’amore.
Applichiamo questo punto a noi adesso.
Come possiamo imitarlo?
Beh, la prima cosa che mi viene in mente
è predicare di casa in casa.
Non è la mia cosa preferita, onestamente.
Può essere frustrante quando mi sembra
che nessuno abbia voglia di ascoltarmi.
Ma poi mi ricordo che non si tratta di me,
è qualcosa di molto più grande.
Se Geova non si arrende con le persone,
perché dovrei farlo io?
Sono davvero fiero del tuo modo di ragionare,
è una riflessione profonda.
A me, invece, vengono in mente
le volte in cui ho ricevuto un incarico
e mi sono sentito sopraffatto.
La mia prima reazione
non è sempre la migliore
e dico cose di cui mi pento.
E così inizio a sentirmi in colpa.
Ma è confortante sapere
che Geova non ci rinfaccia quei momenti,
ci vede per quello che siamo davvero
e ci aiuta con pazienza a crescere.
Ed è bastato chiederci
cosa ci insegna questo su Geova,
cercare le parole che non conosciamo
e usare l’immaginazione.
E c’è ancora tanto da scoprire.
Cosa impariamo
usando la nostra immaginazione
per metterci nei panni di Giona
mentre si trovava nella pancia del pesce,
quando pregava Geova di aiutarlo?
Cosa impariamo vedendo
che predicare ai niniviti
era molto meno difficile
di quello che lui pensasse?
Per esempio, se diamo un’occhiata
a quello che dice una nostra pubblicazione…
Davvero un bell’insegnamento!
È vero che Giona fece degli errori,
ma non era una brutta persona.
Sicuramente troverete altri tesori
leggendo di più sull’amore
che Geova mostrò a Giona e ai niniviti.
Le congregazioni di tutto il mondo
non vedono l’ora
che arrivi una settimana molto speciale,
la visita del sorvegliante di circoscrizione
e di sua moglie, se è sposato.
Nel prossimo video scopriremo come è nato
questo provvedimento così incoraggiante.
Quella della visita del sorvegliante
di circoscrizione è una settimana speciale,
piena di attività:
predicazione, discorsi incoraggianti
e bei momenti di svago.
Ma com’è nata l’opera nella circoscrizione
e come è cambiata?
Scopriamolo in questo episodio di
La nostra storia viva e dinamica.
Questo tipo di opera risale al I secolo.
Uomini come Paolo, Barnaba e Timoteo
furono mandati
a incoraggiare le congregazioni.
Seguendo questo modello, nel 1894
l’organizzazione di Geova dei tempi moderni
iniziò a inviare alcuni suoi rappresentanti
perché visitassero e incoraggiassero
gruppi di Studenti Biblici.
Questi fratelli
vennero poi chiamati pellegrini.
Si spostavano da una congregazione all’altra
passando 1 o 2 giorni con i vari gruppi
per ristorarli spiritualmente.
Questi viaggi non erano per niente facili.
Immaginate.
Siete uno di quei primi pellegrini,
come Edward Brenisen.
Dovete visitare dei fratelli
in un paesino isolato
degli Stati Uniti occidentali.
Il viaggio inizia in treno;
poi di notte proseguite su una diligenza.
Infine, su un carro scoperto,
affrontate un percorso lungo e accidentato
tra le montagne.
I pellegrini
dovevano essere ottimi insegnanti.
Ma dovevano essere anche umili,
come Alexander Graham.
Il fratello Graham era un oratore vivace,
ma a volte i suoi discorsi erano, beh,
un po’ lunghi.
Duravano ore.
Quando lo venne a sapere,
il fratello Russell gli scrisse una lettera
con qualche consiglio:
“Caro fratello,
conosco il tuo amore e il tuo entusiasmo
e so che probabilmente ti dimentichi del tempo
quando parli delle preziose verità
che hai nel cuore”.
Il fratello Graham
applicò umilmente i consigli
e diventò un pellegrino molto amato
che faceva discorsi interessanti
e più corti.
All’epoca
l’incarico principale di un pellegrino
era pronunciare discorsi pubblici,
ma negli anni ’20 le cose cambiarono.
A quei fratelli fu richiesto
che durante le visite
fossero in prima linea
nella predicazione di casa in casa.
Per questo vennero chiamati
direttori del servizio regionali
e poi servitori regionali,
il che evidenziava il loro incarico
di servire e sostenere i fratelli.
Poi ci fu un cambiamento ancora più grande.
Negli anni ’30
i Testimoni di Geova degli Stati Uniti
affrontarono una feroce persecuzione.
Per questo organizzarono
campagne di predicazione
a cui alcune congregazioni
parteciparono unendo le forze.
Queste iniziative unirono i fratelli
in modo particolare.
In seguito, per apportare miglioramenti
a livello organizzativo,
vennero create delle zone,
ognuna formata da circa 20 congregazioni.
Queste congregazioni venivano visitate
da servitori di zona
e periodicamente si riunivano
per un’assemblea di zona,
le odierne assemblee di circoscrizione.
Negli anni ’40 ai servitori di zona
fu dato un altro nome: servitori dei fratelli.
Uno di loro fu Angelo Catanzaro.
Aveva solo 19 anni
quando ricevette questo incarico.
Il fratello Catanzaro in seguito
si definì “un ministro viaggiante”.
Dedicò a questo incarico più di 60 anni,
durante i quali lui e sua moglie
attraversarono gran parte degli Stati Uniti,
incoraggiando i fratelli
e aiutando migliaia di nuovi
a crescere spiritualmente.
In seguito i servitori dei fratelli
vennero chiamati servitori di circoscrizione
e poi sorveglianti di circoscrizione.
Negli anni questi fratelli e le loro mogli
sono stati disposti a fare tanti sacrifici
per servire i fratelli,
tra cui rinunciare a una casa tutta loro
e spostarsi continuamente
percorrendo grandi distanze.
Molti di loro sono come Winston Payne
e sua moglie Pam,
che iniziarono l’opera nella circoscrizione
nel Pacifico meridionale
quando non avevano ancora 30 anni.
Per adattarsi alla vita sulle isole
dovettero convivere
con caldo torrido, sciami di zanzare
e a volte mancanza di cibo.
Comunque
si affezionarono molto al loro incarico
e ai fratelli e alle sorelle del posto.
Oggi ci sono migliaia
di sorveglianti di circoscrizione.
Per aiutarli a svolgere il loro incarico
frequentano una scuola
che è stata istituita nel 1999:
la Scuola per i sorveglianti di circoscrizione
e le loro mogli.
Questa scuola è tenuta in tutto il mondo.
Nel corso degli anni
il modo in cui abbiamo chiamato l’incarico
svolto da questi fratelli è cambiato,
ma una cosa non è cambiata.
Come ai giorni di Paolo,
questi fratelli e le loro mogli sono disposti
a ‘essere completamente spesi per gli altri’,
addestrandoli nel ministero,
incoraggiando i più giovani
e rafforzando le congregazioni.
Quindi alla prossima visita
pensate a quello che potete fare
per mostrare apprezzamento
per i sacrifici che fanno.
La nostra storia teocratica è davvero ricca.
Per scoprirne altri dettagli
vi aspettiamo al prossimo episodio di
La nostra storia viva e dinamica.
Ringraziamo Geova
per i nostri instancabili sorveglianti
e per lo spirito di sacrificio
delle loro mogli.
Forse avete dei bei ricordi
di uno di questi fratelli o di queste coppie,
dell’esempio che hanno dato nel ministero.
Magari un sorvegliante di circoscrizione
vi ha incoraggiato a porvi delle mete,
a fare di più per Geova.
Certo,
non tutti possono servire come sorveglianti,
ma tutti noi possiamo imitare
il loro amore per le persone.
Vediamo ora come essere adattabili
ha permesso ad alcuni
di servire Geova più pienamente.
Ci siamo resi conto
di quanto bisogno ci fosse in questa zona.
E poco dopo Geova ci ha fatto capire
che potevamo essere molto utili
se ci fossimo trasferiti qui.
È da 4 anni che serviamo
nella congregazione Quechua Boliviano.
- Mi chiamo Fernando.
- Io sono Micaela.
Serviamo nella congregazione
Quechua Boliviano
a Ingeniero Huergo, in Argentina.
In molte zone della Bolivia
guadagnarsi da vivere è complicato
e per questo motivo
tanti si trasferiscono qui.
La maggioranza delle persone lavora nei campi.
È un lavoro che richiede tanti sacrifici.
A volte si lavora fino alle 11 o a mezzanotte.
Qualsiasi cosa ci sia da fare, loro la fanno.
Il momento migliore per trovarli nei campi
è subito prima che inizino a lavorare
di pomeriggio.
Predicare a quell’ora del giorno
con 40 gradi non è facile.
Spesso dobbiamo studiare con loro
mentre lavorano.
Magari sono lì che mietono
o che fanno dell’altro,
e noi gli andiamo dietro
leggendo un paragrafo
o un versetto della Bibbia.
Per esempio,
gli diciamo qual è il nome di Dio,
che loro non hanno mai sentito prima.
E si fermano,
perché quello cattura la loro attenzione.
Ti rendi conto che sono interessati,
capisci che prestano attenzione
anche se stanno lavorando.
Diverse volte è capitato che ci dicessero:
“Finiamo di lavorare e arriviamo”.
Così ci siamo messi ad aiutarli
perché finissero più in fretta.
All’inizio erano un po’ straniti,
ci vedevano vestiti bene
e avevano paura che ci sporcassimo.
Ma per noi non era un problema
dare una mano,
e ha avuto buoni risultati.
Col tempo siamo diventati amici.
Ed è questa l’idea,
diventare amici con chi studia
per aiutarli a fare progressi.
E in questo modo
vedono il nostro interesse sincero.
Quello che mi piace di più della predicazione
è vedere la reazione
di chi ha un cuore ben disposto.
Amo predicare,
per me non è affatto un sacrificio.
Mi chiamo Toni Marrero.
E io sono Maryluz.
Veniamo dalla Spagna
e attualmente serviamo in Paraguay.
Durante la pandemia
siamo rimasti il più isolati possibile.
E quindi ci siamo dovuti un po’ reinventare.
Parlare al telefono con qualcuno
che non riesco a vedere,
devo dire che mi spaventa parecchio.
Ho offerto a una persona lo studio biblico
usando il metodo diretto.
E con mia sorpresa ha detto: “Sì, va bene”.
E gli ho chiesto
se potevo mandargli un messaggio
con una domanda su cui riflettere
e mi ha detto di sì.
E così abbiamo iniziato.
Visto che non mi rispondeva
ho pensato che mi stesse ignorando,
ma mi ha risposto la sera tardi.
E poi ho scoperto che era una persona
estremamente impegnata.
In pratica lavorava a qualsiasi orario.
Quando ho capito questo
mi sono adattato di conseguenza.
Un giorno gli ho chiesto
se anche sua moglie voleva unirsi allo studio
e lui mi ha detto di sì.
Sono stati mesi di attesa.
- Dovevamo tenerci sempre pronti.
- Pronti per le sue chiamate.
Perché lui prima o poi chiamava.
Potevano essere le 9, le 10, le 11.
E a un certo punto mi scriveva
e mi diceva: “Tra 5 minuti ci sono”.
Così arrivava,
diceva velocemente “ciao, ciao”,
si andava a cambiare
e poi quando era pronto iniziavamo lo studio.
All’inizio è stato un sacrificio.
All’inizio, sì.
Ma poi non è stato più così.
Ci piaceva
perché quando finivamo lo studio…
…eravamo contenti.
Sì, contentissimi.
Quando finivamo lo studio ci guardavamo
e ci chiedevamo:
“Ma sta succedendo davvero?”
Sì, infatti.
E: “Sono davvero così tanto interessati?”
La risposta era sì, erano davvero interessati.
Volevano studiare.
Mettevano subito in pratica
quello che imparavano
e nel giro di un anno si sono battezzati.
Sono tanto felice.
Ringrazio Geova ogni giorno,
perché ne è valsa la pena.
Lo ringrazio ogni giorno.
Adattare l’orario e il luogo
ai bisogni delle persone a cui insegniamo
può richiedere dei sacrifici,
ma ne vale la pena.
Aiutare qualcuno ad avvicinarsi a Geova
è una ricompensa meravigliosa.
Più di 20 anni fa,
la storia di Rosalia Phillips
venne pubblicata in un numero di Svegliatevi!
In che modo la sua decisione di servire Geova
ha fatto bene a lei
e alle persone a lei vicine?
Sono cresciuta in una famiglia di cantanti
e artisti molto famosi.
Probabilmente il più famoso era mio papà,
Germán Valdés,
meglio conosciuto come Tin Tán.
La musica è sempre stata parte di me.
Fin da piccola volevo esprimere me stessa,
quindi presi la chitarra
e iniziai a comporre a modo mio canzoni.
Non avevo mai aspirato
ad avere una carriera come cantante,
non era quello che volevo.
Ma quando avevo circa 15 anni
mio padre morì
e per questioni economiche
iniziai a sentire la pressione
e la necessità di dover trovare lavoro.
Entrai a far parte di un gruppo musicale
e questo spianò la strada al mio successo
come attrice e cantante.
Solo che iniziai a rendermi conto
che in quell’ambiente
le persone attorno a me
non erano molto sincere
e per questo smisi di fidarmi degli altri.
Quando conobbi la verità,
conobbi anche persone bellissime, genuine
che mi volevano davvero bene,
a quel punto in me
avvenne un po’ una trasformazione.
Iniziai a essere diversa,
allegra, felice, piena di brio.
Una volta tornati in Messico,
come genitori avevamo paura
che i nostri figli
finissero per essere assorbiti
dal mondo dello spettacolo.
Io e mio marito
abbiamo fatto tutto il possibile
perché questo non accadesse.
Quando mia figlia Gianna aveva 17 anni
le chiesi di accompagnarmi
a un appuntamento di lavoro
a Città del Messico,
in una delle emittenti televisive
più importanti.
Lì c’era un signore, un talent scout,
che la vide e le disse: “Anche tu canti?”
E lei rispose di sì.
Poi cantò e il signore disse
che aveva una voce bellissima,
al punto che le chiese
di seguirlo subito nel suo ufficio.
E lo sentii dire a mia figlia:
“Guarda, puoi avere una grande carriera
qui in televisione,
ti renderemo famosa.
Questo è il contratto,
vieni lunedì che lo firmiamo”.
Ero un po’ preoccupata.
Quando Gianna uscì dall’ufficio le chiesi:
“Hai accettato l’offerta?”
E Gianna mi rispose: “No mamma,
io amo troppo servire Geova.
Come faccio ad accettare?
Mi piace tantissimo fare la pioniera”.
E con sua sorpresa,
una settimana dopo
ricevemmo una chiamata dalla Betel
in cui lei veniva invitata a partecipare
a un progetto musicale.
E tuttora lei continua a usare
la sua bellissima voce per Geova.
Nel corso degli anni
Geova ci ha permesso
di collaborare con la Betel insieme
perché tutte e due abbiamo potuto partecipare
a progetti musicali.
In alcune occasioni
ho visto come Satana
mi ha messo davanti degli ostacoli.
Mi hanno offerto dei contratti
legati alla fama di mio padre,
ma avrebbero assorbito
quasi tutto il mio tempo.
Accettare avrebbe significato
smettere di fare la pioniera,
quindi ho rifiutato.
Geova mi ha ricompensato
nel corso degli anni.
Ogni volta che mi veniva offerto un contratto
e io rifiutavo,
Geova ci dava qualcosa in cambio,
ad esempio la possibilità di dare una mano
con i preparativi
per diverse scuole teocratiche.
Tutte le prove mi hanno insegnato
a confidare in Geova,
proprio come disse l’apostolo Paolo,
cioè che “senza fede
è impossibile piacere a Dio”.
E Dio “ricompensa
quelli che lo cercano assiduamente”.
Mi rende davvero felice
predicare con mia mamma,
che ha più di 90 anni.
Insieme ci dedichiamo
a diverse forme di servizio.
Nel corso degli anni diversi miei parenti
hanno chiesto di studiare la Bibbia
e oggi alcuni di loro sono testimoni di Geova.
Mi piace tantissimo quando in compagnia
io, mia mamma e mia figlia
prendiamo la chitarra
e ci mettiamo a cantare.
Vedo che gli altri sono felici e si divertono.
Non vedo l’ora di rivedere mio papà
nel nuovo mondo.
Immagino già di dargli il benvenuto,
presentargli i miei figli
e vederlo di nuovo con mia mamma.
Spero che sia un posto vicino al mare
e ho proprio intenzione
di proporgli di cantare insieme
come facevamo una volta.
Sono assolutamente determinata
a essere leale a Geova per sempre.
Che storia bellissima!
La sorella Phillips ha confidato in Geova
e così sia lei che la sua famiglia
hanno ricevuto molte benedizioni.
Geova vuole che confidiamo in lui,
soprattutto
quando affrontiamo momenti difficili.
In questa adorazione mattutina,
il fratello Lett ci spiega
come possiamo confidare in Geova
durante la persecuzione.
Questa mattina
vorrei parlarvi di questo argomento:
“Lo spirito santo ci dà potenza
per affrontare la persecuzione”.
La Torre di Guardia
da cui è preso il commento di oggi
parla di diverse forme di persecuzione
che sono state usate contro il popolo di Dio.
Ma il versetto di oggi, Zaccaria 4:6,
ci assicura che, indipendentemente dal modo
in cui potremmo essere perseguitati,
grazie allo spirito santo
possiamo riuscire a perseverare.
Ma quale obiettivo vuole raggiungere Satana
con la persecuzione?
Satana vuole indurre il popolo di Dio
ad arrendersi,
a mollare, a scendere a compromessi.
Pensiamo a un leone vero e proprio.
Satana viene paragonato a un leone,
vuole divorare qualcuno.
Quando un leone divora qualcosa,
cosa succede?
Quello che ha divorato
diventa parte del leone,
viene assimilato dal corpo del leone.
Questo è quello che Satana vuole fare con noi.
Vuole che quelli
che ‘non fanno parte del mondo’
diventino parte del suo mondo,
del suo sistema,
a tutti gli effetti parte di lui.
Ma grazie all’aiuto dello spirito santo
siamo decisi a impedire che questo accada.
Quali forme di persecuzione sono state usate
e continuano a essere usate
contro il popolo di Dio?
Ora ne considereremo brevemente cinque.
Prima che inizi Armaghedon
non sappiamo quali forme di persecuzione
dovremo affrontare noi
o dovranno affrontare i nostri cari.
Quando ci ritroveremo a essere perseguitati
dobbiamo essere determinati
a mantenere la nostra integrità
e ad aiutare altri a fare lo stesso.
Il primo modo sono i divieti governativi.
L’opera dei Testimoni di Geova
è stata vietata in più di 100 paesi.
Siamo stati messi al bando
dall’Albania allo Zimbabwe,
letteralmente in paesi dalla A alla Z.
Anche nei tempi biblici
ci furono divieti governativi.
La ricostruzione del tempio
fu vietata nel 522 a.E.V.
Nel I secolo
l’opera di predicazione dei discepoli di Gesù
venne proscritta in diversi luoghi.
E visto che loro violarono quel divieto,
vennero portati davanti a re e a governatori.
Ma in che modo lo spirito santo li aiutò
quando vennero portati
davanti a re e governatori?
E come aiuterà noi se ci accadesse lo stesso?
Per trovare la risposta
leggiamo Matteo capitolo 10.
Come ci aiuterà lo spirito santo?
Quindi, Matteo capitolo 10,
iniziamo dal versetto 19.
Gesù disse:
“Comunque, quando vi consegneranno,
non preoccupatevi di cosa direte
o di come lo direte
[non preoccupatevi di cosa direte
o di come lo direte, perché?],
perché ciò che dovrete dire
vi sarà reso noto in quel momento;
infatti non sarete voi a parlare,
ma sarà lo spirito del Padre vostro
a parlare mediante voi”.
Quindi non dipende tutto da noi.
Noi dobbiamo fare la nostra parte,
ma sarà lo spirito santo a rendere potenti noi
e le nostre parole,
come ci assicurano questi versetti.
Parliamo ora
di un’altra forma di persecuzione,
la prigione.
I cristiani del I secolo
vennero spesso messi in prigione,
proprio come aveva predetto Gesù.
In Luca 21:12 leggiamo:
“Metteranno le mani su di voi”.
‘E vi getteranno in prigione’.
E questo succede davvero.
Nei tempi moderni,
molti servitori di Geova
sono stati messi in prigione.
Sappiamo che la Russia e i suoi alleati
stanno usando ampiamente
questa forma di persecuzione,
ma anche altri governi lo stanno facendo.
La possibilità di pregare
per i nostri fratelli
che sono in prigione è speciale.
Siamo spesso stati incoraggiati a pregare
per i fratelli
che sono in prigione in Eritrea,
in Turkmenistan, in Russia e in altri paesi.
Mi piacciono molto
le parole riportate in Ebrei 13:3:
“Ricordate quelli che sono in prigione
come se foste in prigione con loro”.
È vero,
potremmo non essere in prigione ora,
ma potremmo andarci in futuro.
Quanto saremmo contenti di sapere
che i fratelli stanno pregando per noi
‘come se fossero in prigione con noi’.
Ecco una terza forma di persecuzione,
l’espulsione dei bambini dalla scuola.
Satana sa
che quando se la prende con i bambini,
tocca la pupilla dell’occhio dei genitori.
E spera che provocando questo dolore
i genitori facciano compromessi.
Questo fu un grande problema
negli Stati Uniti negli anni ’40,
ma nel corso del tempo anche in altri paesi
i figli dei testimoni di Geova
sono stati espulsi dalle scuole.
Questo ci ricorda il giovane
che venne espulso dalla sinagoga
perché aveva manifestato la sua fede in Gesù.
Possiamo identificare
qual è la quarta forma di persecuzione
leggendo Rivelazione 13:16, 17.
Qui si parla di come la bestia feroce,
il sistema politico mondiale,
eserciti un’enorme pressione
facendo in modo
che tutti ricevano un marchio
sulla mano o sulla fronte.
Chi non ce l’ha
non può comprare o vendere.
Quindi,
qual è questa forma di persecuzione?
I problemi economici
che vengono causati ai nostri fratelli
con l’obiettivo
di infrangere la loro neutralità
è un metodo che Satana ha usato
molto spesso e che continua a usare.
Alcuni sono stati licenziati
per non aver rinunciato alla loro neutralità.
Ad altri sono state boicottate
le attività commerciali.
Pensiamo al modo orribile in cui
vennero trattati i nostri fratelli in Malawi.
Ricevettero pressioni di ogni tipo
perché si rifiutavano di comprare
la tessera di un partito politico.
Costava solo 25 centesimi, una spesa minima,
ma il costo a livello spirituale
era troppo alto
e si rifiutarono di comprarla.
La quinta e ultima forma di persecuzione
di cui parleremo oggi
la troviamo in Matteo 5:11.
Gesù disse:
“Felici voi quando vi insulteranno,
vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno contro di voi
ogni tipo di cose malvagie per causa mia”.
Quindi, qual è?
La calunnia.
I media diffondono spesso calunnie su di noi,
non è vero?
Anche Gesù fu oggetto di calunnie.
Di lui dissero che era indemoniato,
un bestemmiatore,
un ghiottone, un ubriacone.
Anche i cristiani del I secolo
furono oggetto di calunnie.
Alcuni leader dei giudei dissero a Paolo
quello che leggiamo
in Atti 28:22:
“Di fatto quello che sappiamo di questa setta
è che dappertutto incontra opposizione”,
o si parla contro di essa
come diceva la precedente edizione.
Ma grazie allo spirito santo
possiamo resistere alle calunnie.
Quindi stamattina abbiamo parlato
di cinque tipi di persecuzione.
I divieti governativi, la prigione,
l’espulsione dei nostri bambini da scuola,
pressioni in senso economico
per infrangere la nostra neutralità
e la calunnia.
Potremmo parlare di molti altri,
ma qualsiasi forma
possa assumere la persecuzione,
grazie allo spirito santo
saremo sempre in grado di resistere.
Ma ecco una domanda molto importante:
“Come possiamo ricevere
e tenerci stretto lo spirito santo?”
Parleremo velocemente di tre modi.
In Luca 11:13 Gesù disse:
“Il Padre che è in cielo darà spirito santo
a quelli che glielo chiedono!”
Preghiamo per averlo.
Secondo, dobbiamo agire in armonia
con lo spirito santo.
Andare alle adunanze, in servizio,
leggere la Bibbia, seguire la sua guida.
Terzo, Efesini 4:30:
“Non rattristate lo spirito […] di Dio”.
Evitiamo qualunque cosa
possa impedire allo spirito
di influire liberamente nella nostra vita.
Chiediamolo in preghiera,
seguiamo la sua guida
e facciamo di tutto per non rattristarlo.
A questo punto questa forza,
la più grande forza di tutto l’universo,
ci darà potenza in quattro modi.
Quali sono questi modi?
Gesù ne individua tre in Giovanni 14:26.
Lo spirito santo sarà per noi
un “soccorritore”.
Secondo aspetto, ‘ci insegnerà’.
E terzo, ‘ci ricorderà
tutto quello che Gesù insegnò’.
Quindi in pratica stimola la nostra memoria.
Questo aspetto è molto importante.
Quando siete perseguitati,
pregate Geova
perché lo spirito santo possa aiutarvi
riportando alla vostra mente i pensieri
che vi serviranno in quel momento.
Il quarto modo in cui riceviamo potenza
lo troviamo in Giovanni 16:13.
Gesù disse: “Lo spirito
[…] vi guiderà in tutta la verità”.
Quindi ricordiamo questi quattro modi.
Lo spirito santo sarà un soccorritore,
ci insegnerà, ci farà ricordare e ci guiderà.
Se dovessimo attraversare un campo minato,
apprezzeremmo tantissimo
la presenza di una guida esperta
che ci aiuti ad attraversarlo in sicurezza!
E poi alla fine, quale sarà il risultato?
Nonostante la persecuzione
noi non saremo divorati dal Diavolo,
non verremo assimilati dal suo mondo.
Continueremo a non far parte del mondo
e anche noi potremo far nostre
le parole del versetto di oggi:
“Né con un esercito, né con la forza,
ma con [lo spirito santo di Geova]”.
Così potremo affrontare la persecuzione.
Non smetto mai di stupirmi
pensando che possiamo affidarci
alla forza più potente dell’universo
per essere rafforzati ogni giorno.
In questo video musicale,
notate come lo spirito santo
rafforza un giovane fratello
e lo aiuta a mantenere la sua speranza
luminosa nei momenti bui.
♪ Sei giusto, ♪
♪ Geova Dio, ♪
♪ e imparziale sei. ♪
♪ Tu vedi chi ♪
♪ è oppresso e ♪
♪ giustizia chiede ♪
♪ a te. ♪
♪ Mi sforzo, ma a volte c’è ♪
♪ risentimento in me. ♪
♪ Mi affido a te, non spetta a me: ♪
♪ la vendetta è tua. ♪
♪ Aspetto te, ♪
♪ o Geova. ♪
♪ Le cose guiderai. ♪
♪ Tu farai ♪
♪ giustizia ♪
♪ e mi difenderai. ♪
♪ Gli scherni o la prigionia, ♪
♪ qualunque prova sia, ♪
♪ che venga da famiglia o ♪
♪ da un’autorità, ♪
♪ il cuore mio è pronto, e ♪
♪ confido sempre in te. ♪
♪ O Padre mio, rafforzami. ♪
♪ Tu mai mi lascerai. ♪
♪ Aspetto te, ♪
♪ o Geova. ♪
♪ Le cose ♪
♪ guiderai. ♪
♪ Tu farai ♪
♪ giustizia ♪
♪ e mi difenderai. ♪
♪ Chi giustizia porterà? ♪
♪ L’uomo ha ♪
♪ fallito già. ♪
♪ Solo ♪
♪ Dio ci riuscirà. ♪
♪ Giustizia ci sarà, ♪
♪ mai più si soffrirà. ♪
♪ Aspetto te, ♪
♪ o Geova. ♪
♪ Le cose ♪
♪ guiderai. ♪
♪ Tu farai ♪
♪ giustizia ♪
♪ e mi ♪
♪ difenderai. ♪
Nemmeno i muri di una prigione
possono reprimere
la speranza di questo fratello.
Invece di concentrarsi sul risentimento
che potrebbe provare per la sua situazione
sceglie di immaginare
di fare cose incoraggianti,
di essere nel ministero, nella Sala del Regno
e a casa dei fratelli.
Cosa abbiamo imparato in questo programma
che ci potrà aiutare a essere forti in futuro?
Abbiamo imparato quanto sia importante
gestire le nostre energie emotive
in modo saggio,
e uno dei modi migliori per far questo
è aiutare gli altri.
Abbiamo anche visto
che possiamo provare più gioia nel ministero
adattando il nostro programma
ai bisogni delle persone con cui studiamo.
E abbiamo riflettuto
su vari insegnamenti che troviamo
scavando più a fondo nel libro di Giona.
I saluti di questo mese
arrivano dal Montenegro.
Il nome Montenegro significa “Monte nero”
in dialetto veneziano
e il nome dato
si riferisce alle fitte foreste scure
che ricoprono le montagne del Montenegro.
Nonostante questo,
il Montenegro è una terra di colori e di vita,
una gemma del Mar Adriatico.
La gola del fiume Tara
è una delle vallate più profonde d’Europa.
Il lago di Scutari
è il più grande lago dei Balcani
ed è un’incredibile riserva ornitologica
che accoglie quasi 280 specie di uccelli.
Molti visitano l’antica città di Kotor
per ammirare i suoi panorami mozzafiato,
passeggiare per i suoi bellissimi vicoli
o per percorrere
una famosa strada panoramica
dai molti tornanti.
La storia moderna del Montenegro
è stata caratterizzata da guerre e sofferenza.
Nel 1918 il Montenegro fu annesso
al Regno dei serbi, croati e sloveni.
Nel 1929
il nome fu cambiato in Regno di Jugoslavia,
che includeva i territori
di questi attuali paesi:
Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Kosovo,
Macedonia del nord,
Montenegro, Serbia e Slovenia.
Dopo la Seconda guerra mondiale
la Jugoslavia cambiò assetto
e diventò una Repubblica socialista
che si disintegrò
alla fine del XX secolo.
Nel 2006, il Montenegro
dichiarò la sua indipendenza dalla Serbia.
Il popolo montenegrino
ha affrontato grandi difficoltà
che lo hanno portato ad attribuire
un grande valore a qualità come integrità,
umiltà, spirito di sacrificio
e rispetto per gli altri.
Negli anni ’20 del ’900,
un giovane uomo originario della Serbia,
Franz Brand,
venne a contatto con la buona notizia
ascoltando un discorso
mentre si trovava in Austria.
Quell’adunanza fu interrotta dagli oppositori.
Ma Franz, profondamente colpito
da quello che aveva ascoltato,
decise di iniziare a predicare.
Ritornò nella sua città d’origine
e iniziò a studiare la Bibbia
con alcune persone
e poi si trasferì a Maribor, in Slovenia.
Lì iniziò a lavorare come barbiere
e mentre faceva la barba ai suoi clienti,
predicava loro.
In un’altra zona, Alfred Tuček,
il direttore dell’Orchestra
della Guardia Reale,
ricevette delle pubblicazioni bibliche
da un collega.
Lasciò il suo lavoro ben pagato
come direttore dell’orchestra militare
e diventò uno dei primi pionieri
dell’ex Jugoslavia.
All’inizio degli anni ’30
viaggiò con altri fratelli
per proiettare
il “Fotodramma della Creazione”.
Lui e sua moglie Frida predicavano
in territori che facevano parte dei paesi
che oggi conosciamo come
Croazia, Macedonia, Montenegro e Serbia
spostandosi in bicicletta e in moto.
Oggi in Montenegro ci sono 432 proclamatori,
una crescita del 4% rispetto al 2024,
e hanno sempre uno spirito zelante.
Circa un terzo dei proclamatori sono pionieri.
Proprio come il paesaggio cambia
da nord a sud,
così variano anche i metodi di predicazione.
A Podgorica, la capitale del Montenegro,
la congregazione Podgorica Nord
copre un vasto territorio.
Alcuni dei proclamatori abitano
a circa 100 km dalla Sala del Regno
e possono metterci anche 2 ore
per andare alle adunanze.
Una o 2 volte al mese
i proclamatori di Podgorica si organizzano
per andare a predicare nei paesi più lontani,
in modo da sostenere
i fratelli e le sorelle del posto
e da contattare più persone possibile.
La giornata inizia con un’adunanza
per il servizio che tengono in un parco
e dopo aver predicato per tutto il giorno,
frequentano l’adunanza in videoconferenza,
dormono dai fratelli del posto
e il giorno dopo tornano a casa.
Il sud del paese
è famoso per le sue bellissime spiagge
e in alcuni periodi dell’anno
i turisti sono il doppio degli abitanti.
In quei periodi
le congregazioni si concentrano
sulla testimonianza pubblica
nelle località turistiche,
mentre il resto dell’anno
predicano perlopiù di casa in casa
e nel territorio commerciale.
Il loro zelo sta portando ottimi risultati.
Nel 2024 i presenti alla Commemorazione
sono stati 759.
I 37 proclamatori
della congregazione di Herceg Novi
mandano i loro affettuosi saluti
ai fratelli e alle sorelle di tutto il mondo.
Dalla sede mondiale dei Testimoni di Geova,
questo è JW Broadcasting.