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JW Broadcasting (aprile 2026)

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Benvenuti su JW Broadcasting!
Questo mese impareremo come fare
per vederci nel modo amorevole
in cui ci vede Geova.
Scaveremo a fondo nel libro di Michea
alla ricerca di preziose lezioni
sull’onestà e la modestia.
E vedremo
come anche il più piccolo gesto premuroso
può influire profondamente sugli altri.
Questo è JW Broadcasting!
Cari fratelli e sorelle,
vi siete mai sentiti
come ha detto una sorella
in una lettera che ha scritto?
È riportata in parte
in una Svegliatevi! del ’99 e dice:
“Per quanto ami Geova e mi sforzi di servirlo,
mi pare che non sia mai abbastanza”.
Purtroppo a volte il nostro cuore imperfetto
potrebbe portarci a credere
che anche se ci impegniamo al massimo,
non saremo mai abbastanza
agli occhi di Geova.
O anche se sappiamo
che Geova è un Dio che perdona,
forse ci sentiamo ancora in colpa
per delle cose
che abbiamo detto o fatto in passato.
Degli errori o delle cose sbagliate
che abbiamo detto o fatto
anche tanto tempo fa
possono costantemente tornarci alla mente,
e questo può scoraggiarci
o farci sentire male.
Probabilmente quasi tutti noi
a volte abbiamo provato
dei sentimenti simili a questi.
Perché possiamo dirlo?
Scopriamolo.
Vedremo quello che Geova ispirò
l’apostolo Giovanni a scrivere
in 1 Giovanni 3:19, 20.
Questi versetti
fanno da base a questo discorso,
che si intitola
“Dio è più grande del nostro cuore”.
1 Giovanni 3:19, 20 dice:
Avete notato che in questi versetti
Giovanni dice “il nostro cuore”?
Dalla lingua originale capiamo
che Giovanni includeva anche il suo cuore
nel ragionamento.
Quindi sì, è possibile
che perfino l’apostolo Giovanni
provasse dei sentimenti o avesse dei pensieri
che lo facevano sentire male.
Ma Giovanni ci dà dei buoni motivi
per fidarci del fatto
che Geova ci vede in modo positivo.
Nel versetto 19, infatti,
Giovanni dice
che sappiamo “di avere origine dalla verità”.
Come siamo diventati cristiani,
com’è cominciato tutto?
Abbiamo sentito e accettato
le verità della Parola di Dio.
Abbiamo accettato Gesù Cristo
e le verità che ci ha insegnato.
Abbiamo respinto il mondo e le sue falsità.
Abbiamo cercato di imitare Cristo,
di amare i nostri fratelli e sorelle
e di non peccare.
Quindi ‘abbiamo origine dalla verità’.
È la verità che ci ha reso
le persone che siamo oggi.
Già ricordare questo
ci aiuta ad avere fiducia
nel fatto che Geova ci approva
e che vuole che facciamo parte
della sua famiglia.
Comunque,
a volte il nostro cuore potrebbe condannarci.
Come potrebbe succedere e perché?
Ha tutto a che fare con la nostra coscienza.
Il più delle volte, quando la Parola di Dio
menziona il nostro cuore,
ne parla in modo metaforico
e si riferisce alla nostra persona interiore,
a quello che siamo veramente.
La Torre di Guardia del 1º agosto 1997 dice:
“La Bibbia inoltre
collega la coscienza con il cuore simbolico,
che comprende i nostri pensieri e sentimenti”.
La stessa Torre di Guardia
citava Romani 2:15,
dove Paolo spiega che la coscienza agisce
anche in persone che non hanno legge.
Leggiamolo.
Romani 2:15 dice:
Quindi la coscienza che ci ha dato Dio
può accusarci o scusarci.
Può avvertirci prima
che facciamo qualcosa di sbagliato,
ma entra in gioco anche dopo
che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.
Davide in una caverna tagliò il lembo
del manto senza maniche di Saul,
nel periodo in cui stava scappando da lui.
1 Samuele 24:5 dice che poi
“il cuore lo condannava”.
In questo caso la parola “cuore”
può anche essere resa “coscienza”.
La coscienza di Davide gli stava dicendo
che aveva fatto qualcosa di irrispettoso
nei confronti di Saul, l’unto di Dio.
Quindi la nostra coscienza
ci permette di osservare noi stessi
e di giudicare il nostro comportamento.
Avere un peso sulla coscienza
può spingerci a pentirci
e a fare i cambiamenti necessari.
D’altra parte,
se la nostra coscienza
ci giudica troppo severamente,
corriamo il rischio
di sentirci schiacciati dal senso di colpa
e di autoconvincerci
che Geova non ci perdonerà,
per quanto possiamo essere pentiti.
Un cuore o una coscienza che ci condanna
potrebbe portarci a credere
che dobbiamo essere perfetti
se vogliamo piacere a Dio.
Come Paolo spiega in Romani 2:15,
la nostra coscienza è il giudice
che può dichiararci
colpevoli oppure innocenti.
Per fare un esempio,
immaginiamoci questa scena.
Siamo sotto processo in tribunale.
Il giudice, cioè la nostra coscienza,
ascolta tutti i fatti
e le prove che ci riguardano
e che sono presentati dai nostri testimoni,
cioè i nostri pensieri.
Un buon giudice ascolterà le testimonianze
di entrambe le parti
per poter emettere un giudizio giusto ed equo.
Immaginiamo però
che il giudice decida di ascoltare
solo i testimoni chiamati dall’accusa,
e nessun altro.
Quei testimoni, ovvero quei pensieri,
esigono giustizia e punizione.
In effetti è come se dicessero al giudice:
“Non dovrà dimenticare quello che ha fatto.
Doveva pensarci prima.
È un debole e prova dei desideri sbagliati,
merita di andare in prigione per molto tempo”.
Quindi questo giudice,
avendo ascoltato solo i testimoni dell’accusa,
e senza aver ascoltato
alcun testimone della difesa,
emette la sentenza:
“Sei stato giudicato colpevole!
Sei condannato al carcere”.
Allo stesso modo, la nostra coscienza,
se non è educata nel modo giusto,
può essere come quel giudice ingiusto,
che ci condanna a una prigione simbolica,
fatta di sensi di colpa,
che ci intrappola
in una spirale di sentimenti negativi
e ci impedisce di rialzarci,
di voltare pagina.
Che tipo di giudice è la tua coscienza?
Ricordiamoci,
una coscienza ben addestrata
può anche scusarci
se dovessero sorgere dei pensieri
eccessivamente negativi.
Quindi, se vogliamo che la nostra coscienza
ci giudichi in modo giusto,
è importante che impariamo a educarla
non solo a conoscere le leggi di Geova,
ma anche a conoscere il nostro Legislatore,
il nostro Giudice supremo.
Notate questa citazione
tratta da un articolo della Torre di Guardia
del 15 febbraio 1977,
che si intitolava
È proprio questo il punto.
La Bibbia ci insegna
che Geova ama la giustizia,
ma allo stesso tempo è ragionevole
nel modo in cui applica le sue leggi.
È pieno di misericordia e di amore leale.
E tutto quello che fa è motivato dall’amore.
Conoscere sempre meglio le qualità di Geova
dovrebbe insegnare alla nostra coscienza
a giudicarci in modo equilibrato.
Da una parte non saremo troppo permissivi
giustificando i nostri errori,
ma dall’altra non giudicheremo noi stessi
in maniera ingiusta o troppo severa.
Quindi per continuare l’esempio di prima,
un giudice giusto che conosce Geova
ascolterà anche la testimonianza
della nostra difesa.
E questi pensieri potrebbero testimoniare:
“Aspetti, giudice, non dobbiamo vedere
solo gli errori del passato.
È tempo di cancellarli
e di concedere il perdono,
la persona ha già scontato la pena,
ha portato il peso del senso di colpa
troppo a lungo.
Si è pentita,
è vero che non può cambiare il passato,
ma guardi quello che sta facendo
per dimostrare pentimento,
adesso è tutta un’altra persona”.
Conoscere Geova e capire che lui ci conosce
ci aiuterà a stare tranquilli davanti a lui,
nonostante “qualunque cosa
per cui il cuore possa condannarci,
perché Dio”, ecco il punto,
“è più grande del nostro cuore
e conosce ogni cosa”.
Non è incoraggiante?
Geova conosce il nostro cuore simbolico,
ovvero tutto quello che siamo dentro.
Vede i nostri errori,
ma vede anche quelli
che sono i nostri motivi, i nostri sentimenti,
il nostro desiderio di fare ciò che è giusto,
e il nostro potenziale.
Vede tutte le circostanze
che influenzano le nostre azioni,
compreso il nostro codice genetico
e l’imperfezione
che purtroppo abbiamo ereditato.
Riguardo alla misericordia di Geova,
il libro Perspicacia
alla voce “Misericordia” dice:
“Ovviamente la fondamentale
e maggiore carenza umana
deriva dal peccato,
ereditato dal primogenitore Adamo.
Perciò tutti sono nell’estremo bisogno,
in una condizione pietosa.
Geova Dio ha avuto misericordia […]
provvedendo il mezzo perché [l’umanità]
fosse resa libera da questa grande carenza”.
Quindi in un certo senso
Geova ci vede come persone carenti,
a cui manca qualcosa.
E questo lo spinge a mostrarci misericordia.
Vediamo un esempio
di come Geova si è dimostrato più grande
del cuore di un suo servitore.
Pensiamo a quello che successe a Pietro.
Durante la notte peggiore della sua vita,
non una, ma ben 3 volte,
Pietro rinnegò Gesù,
negando perfino di conoscerlo.
Quella notte,
quando Gesù si voltò e guardò Pietro,
i loro sguardi s’incrociarono.
Pensate che Pietro si sarà mai dimenticato
di quel momento?
È anche possibile che in seguito,
ogni volta che un gallo cantava,
Pietro ripensasse a quella notte.
Chissà se nella sua mente
continuava a rivedere quelle scene,
quello che aveva fatto
e a risentire le parole che aveva detto:
“Non lo conosco, non lo conosco”.
Forse, non lo sappiamo.
Quello che sappiamo, però,
è il modo in cui Gesù aiutò Pietro
a combattere gli eccessivi sensi di colpa
che provava.
Il giorno stesso in cui Gesù fu risuscitato
apparve a Pietro in privato,
e così evidentemente gli diede la possibilità
di esprimere il suo pentimento.
Non sappiamo quello che Gesù gli disse,
ma Pietro sicuramente
non avrà mai dimenticato
quella conversazione.
In seguito,
sulla base di Giovanni capitolo 21,
Gesù diede a Pietro l’opportunità
di confermare il suo amore per lui
davanti agli altri discepoli,
cosa che fece per ben 3 volte.
E davanti agli altri apostoli,
Gesù diede fiducia a Pietro
affidandogli un incarico.
Quindi Pietro,
invece di ripetersi nella mente:
“Non lo conosco, non lo conosco”,
adesso aveva un ricordo tutto nuovo,
un ricordo meraviglioso
da rivivere nella sua mente.
Tramite suo Figlio, Gesù Cristo,
Dio mostrò a Pietro che lui, Geova,
era più grande del suo cuore imperfetto.
In conclusione, cosa abbiamo imparato?
Una buona coscienza non è permissiva,
ma nemmeno eccessivamente severa.
Dobbiamo imparare
a vedere noi stessi come ci vede Geova
e a confidare nel fatto che apprezza
tutti gli sforzi che facciamo per servirlo
e che non ci giudica in modo troppo duro.
Sì, possiamo dire senza ombra di dubbio
che Geova Dio è più grande del nostro cuore.
Non dubitiamo assolutamente
dell’amore di Geova e dell’aiuto che ci dà
per fare la sua volontà con fiducia e gioia.
Vediamo come alcuni fratelli
hanno imparato queste verità
e sono riusciti a gestire
i loro sentimenti negativi.
Non è facile avere a che fare con qualcosa
di cui non ti puoi semplicemente disfare
e che non si vede.
Lo senti e basta.
Ci divertivamo tanto insieme.
Avevamo due figlie,
mio marito era un anziano
e io servivo come pioniera.
E poi un giorno
improvvisamente,
inaspettatamente, lui non c’era più.
Nel giro di pochi minuti
ero diventata una vedova.
Odiavo quella parola,
mi faceva sentire debole.
Non sapevo più chi fossi.
Mi sentivo inutile, mi sentivo persa.
Quando ero piccolo,
chi doveva prendersi cura di me come padre
in realtà non l’ha fatto.
Anzi, sono cresciuto come se avessi sempre
un dito puntato contro
che mi faceva sentire incompetente,
incapace, mai bravo abbastanza.
E questi sentimenti
me li sono portati fino all’età adulta.
Li devo combattere tuttora.
Quando avevo 22 anni
ho scoperto di avere il disturbo
ossessivo-compulsivo.
È un disturbo
che ti fa venire dubbi su ogni cosa.
La tua mente
è costantemente ossessionata da pensieri,
ti senti sempre
come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.
Puoi arrivare a chiamare la polizia
per confessare qualcosa
che credi di aver fatto.
Ti fa soffrire molto perché non c’è mai fine
a tutti i dubbi che ti possono venire.
Combattere contro i pensieri negativi
per me è una costante.
È una battaglia
che devo combattere ogni giorno.
Avrei voluto poter dire agli altri:
“Sto bene, sto alla grande”.
Ma non era vero.
Può essere davvero paralizzante.
Sarebbe paralizzante per me
se non fosse per Geova e per i fratelli.
Ho un amico che ha il mio stesso problema.
Quando ho scoperto
che dovevamo affrontare le stesse cose,
gli stessi pensieri, le stesse ossessioni
e paure, ho provato un grande sollievo.
Ho sentito che Geova
aveva mandato quel fratello nella mia vita.
Scrivo a un’amica e le dico:
“Oggi sono triste”.
E lei: “Posso aiutarti?”
“Non so, voglio solo dire che sono triste”.
“Ok, sono qui.
Ti ascolto”.
A volte quando mi preparo
per fare una parte all’adunanza
sento di non essere la persona migliore,
la persona più qualificata.
E probabilmente non lo sono,
ma so che Geova vede il mio impegno.
Sono fortemente convinto
che, come dice Rivelazione 4:11,
lui è “degno”
di ricevere qualsiasi cosa posso dargli,
“la gloria, l’onore e la potenza”.
Qualunque cosa riesco a dargli,
lui ne è degno e so che l’apprezza molto.
Sono convinto che lui è contento
di chiunque dia il suo meglio,
anche se si sente inutile.
Devi andare in Sala
e adorare Geova con i tuoi amici,
anche se sai
che piangerai durante l’adunanza,
piangerai durante i cantici.
Va bene. Va bene.
Non c’è niente di male
ad essere tristi per un po’.
Fare questo ti aiuta, ti aiuta davvero.
Ti lega ancora di più ai fratelli e a Geova.
Devo impegnarmi ogni giorno
per vedere me stesso come mi vede Geova.
La preghiera mi ha aiutato tanto.
E ricordare che Geova sa
che soffro di questo disturbo
mi è molto d’aiuto.
A volte mi prende il panico.
Allora prego e chiedo a Geova di aiutarmi
a rimettere a posto i miei pensieri.
Un’altra cosa che mi ha aiutato tanto
è vedere come Geova risponde
alle mie preghiere.
Wow!
Questa, questa è la cosa
che mi emoziona di più.
Perché quando preghi Geova,
e hai disperatamente bisogno di qualcosa
e non hai detto a nessun altro che cos’è,
e subito Geova te lo fa avere,
non c’è nessun dubbio.
Geova è davvero al tuo fianco.
Dobbiamo vedere Geova come un Padre,
proprio come faceva Gesù.
In Giovanni 17
Gesù prega intensamente Geova
poco prima di essere ucciso.
E l’intimità tra Geova e Gesù
che emerge da Giovanni 17
è proprio il rapporto che avevo bisogno
di stringere con Geova.
Leggere tutti i brani biblici in cui si parla
del punto di vista di Geova sulle vedove
mi ha aiutato tanto.
Col tempo ho capito
che il modo in cui Geova vede le vedove
è completamente diverso
da come le vede il mondo.
Geova aveva dato a Israele delle leggi
su come trattare le vedove.
Tutto questo mi fa capire
che Geova è al mio fianco.
Adesso la parola “vedova”
non è più così brutta per me.
Ho capito che ho un posto speciale
tra le braccia di Geova.
Geova ti dà molto più valore
di quanto tu ne possa dare a te stesso.
Lui è una fonte di positività,
di quell’amore
che può far star bene una persona.
I pensieri di Geova
sono molto più alti dei nostri.
Lui conosce ogni sentimento, ogni ansia,
ogni dolore e ogni gioia che noi proviamo.
Ricordati sempre che Geova ti ama.
Geova ti darà il conforto di cui hai bisogno
tramite la preghiera
e amici che ti vogliono bene.
Come ha detto la sorella Wood,
“[Ognuno di noi] ha un posto speciale
tra le braccia di Geova”.
Potremo trarre altri importanti insegnamenti
dalla sua intervista completa,
che verrà resa disponibile più avanti
nel corso di questo mese.
Quando gli altri mostrano premura
nei nostri confronti,
ci viene spontaneo mostrarla a nostra volta.
In questo episodio
della serie “Il ferro affila il ferro”
vedremo come possiamo imitare
la premura di Geova.
Ciao, mi chiamo Jonathan,
e questo è “Il ferro affila il ferro”.
Oggi parleremo insieme di una qualità,
una qualità che attirava peccatori,
malati e bambini a Gesù:
la premura per gli altri.
Come Geova, Gesù era premuroso
con i buoni e con i cattivi.
La sua premura non dipendeva
da come gli altri lo trattavano
o dall’opinione che avevano di lui.
Al contrario, Gesù mostrava sempre premura,
perché capiva il profondo impatto
che questo aveva sugli altri
e dava lode a Geova Dio.
Che dire di noi?
Con chi possiamo essere premurosi,
e quando?
L’orario di visita è finito,
dovete andare via.
Oh, ci scusi tanto.
Ma abbiamo ancora un po’ di tempo,
mancano ancora 5 minuti.
Non importa Emily.
Tania, è meglio se andiamo,
ma torniamo presto.
- A presto.
- Grazie, ti voglio bene.
Avete visto?
Si sta riprendendo!
Sì, vero.
Che bello!
La sorella si è dimostrata matura,
è stata disposta ad andare via
anche se aveva ancora qualche minuto.
Ma avrebbe potuto fare qualcos’altro?
Questo ci porta al primo passo
per essere premurosi,
mostrare empatia.
Chiediamoci:
“Che problemi sta affrontando la persona?
Forse ha bisogno di qualcosa?”
Poi interessiamoci di lei
ascoltandola attentamente.
Avete visto?
Si sta riprendendo!
Sì, vero.
Che bello!
Voi andate pure, vi raggiungo subito.
- Ciao.
- Ciao.
Volevo solo ringraziarti
per come ti stai prendendo cura
della mia amica.
Figurati.
Scusami per prima.
È solo che siamo a corto di personale
e siamo stanchi.
Non è straordinario
cosa può fare un semplice “grazie”?
Quell’infermiera ne aveva bisogno.
Quando la persona ci dice quello che prova,
dobbiamo parlarle con delicatezza e rispetto.
Questo è il secondo suggerimento.
Se proviamo sincera compassione
lo si vedrà dal modo in cui parliamo.
Dobbiamo scegliere con cura
le parole e il tono di voce
ed evitare di dire qualcosa
che potrebbe offenderla.
È solo che siamo a corto di personale
e siamo stanchi.
Non c’è bisogno di scusarsi.
Immagino che fare l’infermiera sia appagante
ma anche difficile.
Oggi è proprio una giornata no.
Magari dopo un buon tè caldo andrà meglio.
Ad avercelo.
L’ho rovesciato
e non ho il tempo di prenderne un altro.
Mi dispiace.
Proprio una giornata no oggi, eh?
Eh già.
- Io sono Mandy, comunque.
- Piacere.
Io sono Mary.
Ti lascio lavorare, Mary.
La sorella è stata brava,
ha cambiato la giornata della persona.
E adesso
che conosce un po’ meglio l’infermiera,
come potrebbe aiutarla?
Ecco il terzo suggerimento.
Per essere premurosi
non bastano solo pensieri e parole,
servono delle azioni.
Quindi dobbiamo cogliere ogni opportunità
per aiutare gli altri.
Forse ci vorranno tempo, energie e sacrifici,
è vero, ma ne varrà senz’altro la pena.
Ehi, Mary.
Questo è per te.
Oh.
Ma non c’era bisogno.
Ci mancherebbe,
con tutto il lavoro che hai.
Grazie mille.
- Ma posso farti una domanda?
- Certo.
Chi è la ragazza ricoverata?
Vengono così tante persone a trovarla.
È una cara amica.
Anzi, è come una sorella.
Siamo testimoni di Geova.
Ah, siete persone sempre così gentili.
Grazie.
Sai, Tania è davvero una grande amica...
La nostra premura per gli altri
non dovrebbe avere un secondo fine.
Non dobbiamo essere premurosi
solo perché vogliamo dare testimonianza.
Comunque,
le persone ascoltano più volentieri
il nostro messaggio
quando capiscono
che ci interessiamo di loro.
Quindi, rivediamo insieme
i tre suggerimenti per essere premurosi:
(1) Mostriamo empatia.
Pensiamo ai problemi e alle preoccupazioni
che potrebbe avere la persona.
E se si apre con noi, ascoltiamola.
(2) Parliamo con delicatezza e rispetto.
Le persone percepiscono
il nostro sincero interesse
dal tono di voce e dalle parole.
(3) Diamo aiuto pratico.
Troviamo modi per aiutare gli altri.
Questo potrebbe darci l’opportunità
di dare testimonianza.
E ricordiamoci, la cosa più importante
non è un metodo o un suggerimento.
Come Gesù, vogliamo amare le persone
perché, come dice la Bibbia,
“l’amore è […] premuroso”.
L’altruismo e la premura per gli altri
derivano da un cuore
che è stato modellato dalla Parola di Dio.
Ora vedremo come analizzare a fondo
un versetto della Bibbia
e meditare su ogni singolo dettaglio
mentre scaviamo nel libro biblico
del profeta Michea.
Del libro di Michea, cosa sapevi prima?
Sapevo che Michea 6:8
era il versetto preferito della mamma,
ma non sapevo molto su come questo libro
si ricollega al tema principale della Bibbia.
Nemmeno io.
E come lo hai approfondito?
Beh, il primo step
è stato analizzare il contesto
per farmi un’idea generale.
È un ottimo suggerimento.
Considerare il contesto è fondamentale.
Dove hai trovato le informazioni?
Sono partita dai riferimenti marginali,
che mi hanno portato ai capitoli
da 27 a 29 di 2 Cronache.
Si tratta proprio del periodo
in cui Michea profetizzava,
cioè durante i regni di 3 re,
che sono: Iotam, Acaz e Ezechia.
E il regno di Acaz
non fu un bel periodo per Giuda.
No, per niente.
Fu terribile!
Acaz sacrificò addirittura i suoi figli.
E il popolo non era migliore di lui.
La Bibbia dice che anche durante il regno
di un buon re come Iotam,
‘il popolo agiva ancora rovinosamente’.
È vero.
E Michea doveva proprio condannare
apertamente quei peccati.
Doveva profetizzare che Samaria
e Gerusalemme sarebbero state distrutte.
Ma con Geova c’è sempre una speranza.
Beh, certo!
Geova è molto paziente,
ma a tutto c’è un limite, no?
-Mh mh.
-Proprio perché è un Dio giusto
e vuole proteggere le persone innocenti,
agì in modo deciso e disciplinò Israele.
Ma nemmeno allora abbandonò il suo popolo.
Dalle profezie sul ristabilimento
nel libro di Michea
si capisce quanto Geova
voglia mettere le cose a posto.
È proprio vero!
Quindi Michea proclamò fedelmente
il forte messaggio di giudizio di Geova,
ed era davvero molto simile
a quello pronunciato da Isaia.
Ti faccio un esempio.
Ho notato che Michea 4:1-3
corrisponde quasi parola per parola
a Isaia 2:2-4.
Interessante, vero?
Sì, è molto interessante!
Mi piace il fatto che hai messo a confronto
diversi passi biblici.
Lo voglio fare anche
per altri libri della Bibbia.
E calcola che Isaia
aveva iniziato a profetizzare prima.
Quindi, entrambi questi uomini fedeli
seguirono la guida di Geova
anche quando poteva sembrare…
Come posso dire?
Un po’ ripetitiva.
Pensi che il popolo avrebbe potuto pensare:
“Michea, ci ha detto le stesse cose Isaia!”?
Sì, e forse Michea si sarà detto:
“Beh, Geova
senz’altro ama davvero queste persone
e vuole che capiscano bene il messaggio”.
Quindi ora voglio impegnarmi
a essere più simile a Michea
e continuare a predicare
anche se il messaggio può sembrare ripetitivo.
Adesso tocca a te, però.
Cosa hai trovato?
Un versetto che mi ha incuriosito è,
aspetta, forse è meglio che te lo legga.
Michea 3:5:
Ehm, sì?
- È un po’ strano, sì.
- Un po’.
Quando faccio la mia lettura della Bibbia
mi piacciono i versetti più complessi
perché mi costringono
a rallentare e a riflettere.
Quando i versetti non hanno molti riferimenti
o quando non li capisco del tutto,
cerco di soffermarmi su ogni parola
e mi chiedo:
“Cosa vogliono dire davvero queste parole?”
Bella idea!
Aspetta che me la scrivo: “Rallenta.
Soffermati su ogni parola”.
Intanto, nella prima parte del versetto
leggiamo che Geova condanna i falsi profeti
“che proclamano la pace
quando hanno qualcosa sotto i denti”.
Mi è sembrato un concetto interessante,
ma mi sono chiesta che cosa significasse
‘che proclamavano la pace
quando avevano qualcosa sotto i denti’.
Mi piace
come stai analizzando questo versetto.
Quindi, quando le persone
davano da mangiare ai profeti,
questi parlavano di pace?
Quando il popolo dava loro
qualcosa di buono come il cibo,
allora quei profeti portavano buone notizie.
Quando però il popolo non metteva nulla
nella loro bocca, dichiaravano guerra.
Fondamentalmente quindi,
è l’atteggiamento del “cosa ci guadagno?”
che è ancora tanto comune oggi.
Questo versetto mi ha fatto pensare
a quanto siano importanti per Geova
i miei motivi e come tratto gli altri.
Nulla sfugge al suo sguardo.
Mi sono chiesta: “Faccio le cose per gli altri
perché mi importa di loro
o perché spero di ricevere
qualcosa in cambio?
E pensando al servizio,
invece di essere egoista, sono disposta
a usare il mio tempo e le mie energie
ad esempio per imparare una nuova lingua
o predicare in orari in cui è più probabile
trovare le persone?”
Quei falsi profeti
non facevano niente del genere!
Non davano valore al privilegio
e alla responsabilità di servire Geova.
E Geova li giudicò per il loro atteggiamento.
Questo conforta e fa riflettere,
perché dimostra il profondo interesse
che Geova ha per il suo popolo
e la sua perfetta giustizia.
E questo ci riporta al versetto preferito
della mamma, Michea 6:8:
Quanto mi piace questo versetto!
È come se Geova mi stesse dicendo:
“Queste sono istruzioni semplici.
Ecco come puoi rendere significativa
la tua vita”.
Sì, mi piace tanto.
Si ricollega a tutto quello che abbiamo detto.
Geova mandò Michea per condannare
la corruzione e l’egoismo degli israeliti
che non praticavano la giustizia.
Michea rimase fedele
perché amava la lealtà a Geova
e non aveva bisogno
di essere messo su un piedistallo dagli altri.
Camminava con modestia insieme al suo Dio.
Anche scavando solo un po’
possiamo trovare tantissime lezioni
nel libro di Michea.
È vero!
E le abbiamo trovate considerando il contesto,
mettendo a confronto diversi passi biblici,
rallentando nella lettura
e soffermandoci su ogni parola.
Mi è piaciuto un sacco!
Hai tempo di vedere ancora un paio di versetti?
Ma certo.
Continuiamo a scavare nel libro di Michea.
Grazie alla meditazione
possiamo ricavare lezioni pratiche
dalla lettura della Bibbia.
E tu, quali gemme scoprirai
dal libro di Michea?
Nella seguente adorazione mattutina,
il fratello Malenfant ci parlerà
di quanto sia importante e utile
meditare sull’amore di Geova.
La Commemorazione della morte di Gesù
ci ricorda in maniera potente
quanto è grande l’amore
che Geova e Gesù hanno per noi.
E questo amore
ci spinge a rispondere a nostra volta.
Vogliamo rispondere all’amore
che abbiamo ricevuto da Geova e Gesù
perché vogliamo mostrare la nostra gratitudine
per il dono del sacrificio di riscatto.
È molto interessante
quello che dice al riguardo
2 Corinti 5:14.
Se volete seguirmi
con il vostro telefono o tablet,
leggiamo 2 Corinti 5:14, 15.
Dice:
“Infatti l’amore del Cristo ci costringe,
perché siamo giunti a questa conclusione,
che un solo uomo è morto per tutti;
tutti erano dunque morti.
E lui è morto per tutti
affinché quelli che vivono
non vivano più per sé stessi,
ma per colui che è morto per loro
ed è stato risuscitato”.
È interessante quello che dice
la prima parte del versetto.
Dice che “l’amore del Cristo ci costringe”
a non vivere più per noi stessi.
Questa espressione “ci costringe”
non significa che siamo obbligati
a non vivere più per noi stessi,
o che fare la volontà di Geova
sia semplicemente un obbligo.
Il significato è molto più profondo.
Un dizionario spiega
che la parola “costringere”
può significare, tra le altre cose,
“produrre in una persona un forte sentimento
oppure una risposta”.
E non è proprio quello
che il sacrificio di Gesù
produce in ognuno di noi?
Proviamo sentimenti di profonda gratitudine
per quello che ha fatto,
e di conseguenza quello che vogliamo
è vivere il resto della nostra vita
per fare la volontà di Geova.
Questa è la nostra risposta
al meraviglioso dono di Geova.
Ed è così
che si sentiva l’apostolo Paolo al riguardo.
Lui non si trattenne dall’esprimere
i profondi sentimenti che provava
riguardo al sacrificio di Gesù
e all’effetto
che il sacrificio di Cristo aveva su di lui.
Prendete per favore la vostra Bibbia
in Galati capitolo 2.
Galati capitolo 2, leggeremo il versetto 20.
Versetto 20.
Notate
il modo in cui si espresse l’apostolo Paolo
riguardo a quello
che Gesù aveva fatto per lui.
Disse: “Sono messo al palo con Cristo.
Non sono più io a vivere,
ma è Cristo che vive unito a me”.
E prosegue: “La vita che ora vivo nella carne
la vivo secondo la fede nel Figlio di Dio,
che mi ha amato
e ha dato sé stesso per me”.
Non è bellissimo
il modo in cui si sentiva Paolo?
Lui considerava il sacrificio di Gesù
un regalo personale,
ed è lo stesso anche per noi.
Gesù ha preso il nostro posto
ed è morto per ciascuno di noi,
così che noi non dobbiamo morire
per i nostri peccati.
Un’altra cosa da ricordare
è che il sacrificio di Gesù
è la più grande prova
della generosità di Geova Dio.
E questo è un altro pensiero bellissimo.
Noi viviamo secondo la fede nel Figlio di Dio
e sappiamo che Geova
è la persona più generosa dell’universo.
Abbiamo ricevuto il regalo più grande.
E c’è un modo molto interessante
in cui viene descritto questo regalo.
Lo troviamo in 2 Corinti 9:15.
Dice: “Sia ringraziato Dio per il suo dono,
che le parole non bastano a descrivere!”
È un’affermazione profonda,
un “dono che le parole
non bastano a descrivere”.
Il riscatto è così meraviglioso
che noi non siamo in grado
di descriverlo appieno,
né di descrivere i benefìci che ne derivano,
tutto ciò che ha reso possibile.
Notate cosa dice La Torre di Guardia
nell’edizione per il pubblico del 2017,
numero 2, alla pagina 6.
Parla del riscatto e dice una cosa bellissima.
Dice: “In paragone con il sacrificio di Gesù,
nessun dono è mai stato fatto
da qualcuno più in alto
o motivato da un amore più grande.
Nessuno ha mai sacrificato
qualcosa di più prezioso
di quello a cui ha rinunciato Geova Dio.
E nessun regalo
soddisfa un bisogno più grande
della liberazione dal peccato e dalla morte.
Nessun dono, quindi,
è paragonabile al riscatto”.
Questa è una dichiarazione meravigliosa
non è vero?
Il riscatto non rende possibile
solo la nostra salvezza,
ma anche molte altre benedizioni
che sono collegate al sacrificio di riscatto
offerto da Gesù.
Per esempio la fine di tutte le malattie,
la trasformazione del pianeta in un paradiso,
anche questo dipende dal riscatto.
E poi, ovviamente,
la speranza più bella che abbiamo,
la risurrezione dei morti.
È vero, quello che Gesù ha fatto
è un “dono che le parole
non bastano a descrivere”.
Vediamo adesso
quello che disse l’apostolo Pietro
riguardo a cosa vorremmo fare
quando pensiamo a questo dono,
cosa ci sentiamo spinti a fare
visto che amiamo e accettiamo il riscatto.
Per favore,
aprite la Bibbia in 1 Pietro 1:8, 9.
Quello che dice qui Pietro
mi piace tantissimo.
Dice: “Anche se non l’avete mai visto
[e in effetti,
nessuno di noi ha mai visto Gesù],
voi lo amate.
Anche se ora non lo vedete,
esercitate fede in lui e vi rallegrate molto,
provando una gioia indescrivibile e gloriosa,
mentre raggiungete il risultato
della vostra fede, la vostra salvezza”.
È vero, proviamo una gioia indescrivibile
quando ci fermiamo,
anche solo per un momento
e riflettiamo
su tutto quello che Geova ha fatto per noi,
sulle promesse che ci fa per il futuro
e anche su tutte le cose buone
che ci sta dando già adesso.
Ci dà potenza attraverso il suo spirito santo
così che possiamo servirlo,
onorarlo ed essere felici già ora.
È davvero meraviglioso!
E per noi non è insolito
provare profondi sentimenti
di gioia e pace interiore
quando ci fermiamo
e riflettiamo su tutte le cose buone
che Geova ha fatto e farà per noi.
Lo spirito di Geova
ci riempie di una gioia indescrivibile,
di gratitudine
e di fiducia nel nostro grande Dio.
È proprio come dice Romani 15:13.
Leggiamola. Romani 15:13:
“L’Iddio che dà speranza
vi riempia di ogni gioia e pace
in virtù della fiducia che nutrite in lui,
affinché abbondiate nella speranza
grazie alla potenza dello spirito santo”.
Che grande benedizione!
Tutte le cose meravigliose
che Geova e Gesù hanno fatto per noi
ci spingono
a fare tutto il possibile per onorarlo,
glorificare il suo grande nome
e vivere per fare la volontà di Dio.
E i sentimenti che proviamo
sono ben descritti nei salmi.
Prendete la Bibbia insieme a me,
leggiamo Salmo 116:12, 14.
Salmo 116:12, 14.
Vediamo cosa dicono.
Salmo 116:12 dice:
“Come potrò ripagare Geova
per tutto il bene che mi ha fatto?”
E poi, se leggiamo il 14,
vediamo quello che possiamo fare noi:
“Adempirò i voti che ho fatto a Geova
[ci siamo dedicati a lui, non è vero?]
alla presenza di tutto il suo popolo”.
Quindi come rispondiamo a questa domanda:
“Come potrò ripagare Geova?”
Onorandolo.
Non c’è scopo migliore
di quello di usare la nostra vita
per onorare il Cristo
e fare la volontà di Geova.
Questo è tutto quello
che Geova richiede da noi
e che noi desideriamo fare.
“Come potrò ripagare Geova?”
Claude e Sandra Sauvageau
si sono fatti molte volte questa domanda.
Vediamo come il loro desiderio
di ripagare Geova
gli ha dato una vita piena di benedizioni.
Mentre crescevo
i miei genitori mi hanno aiutato molto
ad amare la predicazione.
Papà, per esempio,
una o due volte alla settimana
tornava a casa dal lavoro,
si cambiava e poi mi portava in servizio.
Ho accettato la verità perché mia mamma,
Rita, aveva fatto lo stesso.
Lei lasciava in giro per la casa alcuni libri
e io cominciai a leggerli.
E mi dicevo: “Wow!
Che bella vita.
È fantastica!
Voglio averla anch’io”.
C’eravamo appena sposati
e non avevamo particolari responsabilità.
Volevamo tanto impegnarci
e fare di più per Geova.
Questo desiderio
ci spinse a compilare la domanda
per frequentare la Scuola di Galaad.
E fu così che finimmo
nella Repubblica Centrafricana.
Lì imparammo una nuova lingua.
Avevamo molti più studi
di quelli che riuscivamo a condurre.
Era straordinario!
Ma poi mi ammalai,
e non c’era soluzione.
Quindi il medico mi disse
che sarei dovuta tornare a casa.
Fu difficile lasciare il nostro incarico.
Fu estremamente difficile
perché la nostra meta era andata in frantumi.
Non sapevamo esattamente cosa fare.
A una delle primissime assemblee
a cui assistemmo
dopo essere tornati a casa
incontrai l’oratore in visita,
che era un sorvegliante di circoscrizione
che mi conosceva da quando ero piccola.
Lui si rese conto che ero giù di morale
e venne a parlarmi.
Mi disse: “Hai ricevuto una formazione, usala.
Continua a usarla.
Non guardare indietro
a quello che non puoi più fare.
Guarda avanti
e pensa a quello che puoi fare”.
Quelle parole furono una svolta.
Piano piano la mia salute migliorò
e fummo in grado di fare di più.
Così ricominciammo il servizio di pioniere.
Successivamente, per motivi di lavoro,
dovemmo trasferirci qui, negli Stati Uniti.
A quel punto potevamo scegliere
uno tra questi campi:
inglese, francese o spagnolo.
La congregazione spagnola
era appena stata formata,
qualche mese prima.
Così io e Sandra ci sedemmo e dicemmo:
“Perché non ricominciamo
e mettiamo in pratica la formazione
che abbiamo ricevuto?”
Sandra è portata per le lingue,
ha imparato lo spagnolo in pochi mesi.
Ma io, eh, sono un asino.
Mi ci è voluto tantissimo lavoro
per imparare la lingua.
Ora siamo in questa congregazione
da 25 anni.
Siamo davvero contenti
perché adesso parliamo lo spagnolo,
o perlomeno ci proviamo.
E possiamo dire
che i risultati sono veramente buoni.
Quando si arriva alla nostra età
i problemi aumentano
e aumentano anche le preoccupazioni.
Ma Geova ci ha sempre aiutato in passato
e lui vuole da noi quello che possiamo dargli,
non quello che non possiamo.
Geova ci stava aprendo delle nuove porte
e noi accettammo il suo invito.
Eravamo entrambi sulla cinquantina,
stavamo collaborando con il CRC,
quando ci invitarono a Warwick.
Conoscevamo molti fratelli
che avevano servito lì
ed erano tornati super entusiasti.
Però tutti quelli che andavano ci dicevano
che era molto impegnativo fisicamente.
Così pensai: “Mi devo allenare”.
Ma ha dimenticato un dettaglio.
Decise di mettere una scaletta in soggiorno.
Era la sua postazione di allenamento.
E saliva e scendeva, saliva e scendeva,
saliva e scendeva,
per quanto? 15 minuti?
Per riuscire a prendere il ritmo.
Era una cosa veramente divertente da vedere,
però l’ha aiutata a prepararsi.
È stata una buona idea.
Messi insieme,
io e mio marito abbiamo servito Geova
per più di 100 anni.
Abbiamo collaborato con l’LDC,
abbiamo partecipato alla testimonianza
nelle carceri e nei porti.
E abbiamo visto chiaramente
in che modo Geova
ripaga sempre ampiamente
quel poco che noi possiamo dargli.
Non rimarremo mai delusi dalla vita che ci dà.
Abbiamo mantenuto lo zelo e l’entusiasmo.
Vogliamo insegnare ai più giovani
a fare lo stesso
e questa è una cosa che ci piace tanto.
Non andiamo in pensione,
continuiamo a servire Geova.
Servire Geova è la cosa migliore
che tu possa fare,
quindi perché fermarti?
Continua a farlo.
I Sauvageau non hanno mai perso
il loro desiderio di ripagare Geova.
A questo proposito,
il video musicale di questo mese
esprime un sentito ringraziamento a Geova
per la sua generosità.
♪ Wow, che splendido tramonto che, ♪
♪ che si colora intorno a me! ♪
♪ Il fuoco scalda il viso mio, ♪
♪ ascolto il dolce crepitio. ♪
♪ Sono queste le cose che ♪
♪ mi fanno avvicinare a te: ♪
♪ capolavori che fai per noi. ♪
♪ C’è la tua firma, sono regali tuoi. ♪
♪ La mano apri per noi ♪
♪ e ci dai felicità. ♪
♪ Ci scalda il cuore, lo sai, ♪
♪ la tua generosità. ♪
♪ E questa tua bontà sempre imiterò. ♪
♪ Anch’io per gli altri la mia mano aprirò. ♪
♪ La mano apri per noi, ♪
♪ farò lo stesso anch’io. ♪
♪ Farò lo stesso io. ♪
♪ Soddisfi ogni mia necessità, ♪
♪ con te mai nulla mi mancherà. ♪
♪ La tua Parola è verità, ♪
♪ saggezza e conforto dà. ♪
♪ Se penso a quanto tu hai dato a me, ♪
♪ vorrei parlarne a tutti quelli che ♪
♪ non hanno conosciuto mai ♪
♪ la verità e che persona sei, ♪
♪ Geova. ♪
♪ La mano apri per noi ♪
♪ e ci dai felicità. ♪
♪ Ci scalda il cuore, lo sai, ♪
♪ la tua generosità. ♪
♪ E questa tua bontà sempre imiterò. ♪
♪ Anch’io per gli altri la mia mano aprirò. ♪
♪ La mano apri per noi, ♪
♪ farò lo stesso anch’io. ♪
♪ Farò lo stesso io. ♪
♪ Farò lo stesso anch’io. ♪
♪ Farò lo stesso io. ♪
♪ La mano apri per noi ♪
♪ e ci dai felicità. ♪
♪ Ci scalda il cuore, lo sai, ♪
♪ la tua generosità. ♪
♪ E questa tua bontà sempre imiterò, ♪
♪ anch’io per gli altri la mia mano aprirò. ♪
♪ La mano apri per noi, ♪
♪ farò lo stesso anch’io. ♪
♪ Farò lo stesso io. ♪
Farò lo stesso anch’io.
Non possiamo non sentirci attratti
da un Dio che ci dà così tanto.
Ci dà la sua Parola scritta,
che è piena di insegnamenti preziosi.
Ci dà l’opportunità di aiutare gli altri
mostrando compassione e premura.
E ci rassicura costantemente
del nostro vero valore.
Ora è un grande piacere
mostrarvi qualcosa di speciale,
l’invito al congresso di zona del 2026,
che ha questo interessante tema:
“Felici per sempre”.
Felicità.
Molti credono
che dipenda dalle cose belle della vita.
Ma cosa succede
quando la vita prende una piega inaspettata?
È possibile essere felici
nonostante quello che ci accade?
Circa 2.000 anni fa, Gesù insegnò
che la vera felicità deriva dall’avere
una stretta amicizia con il nostro Creatore.
“Felici [felici] quelli che sono consapevoli
del loro bisogno spirituale”.
“Felici i miti”.
“Felici i misericordiosi”.
“Felici i puri di cuore”.
“Felici quelli che promuovono la pace”.
Questi insegnamenti
hanno grande valore anche oggi.
Scopri come possono esserti utili
al congresso del 2026 dei Testimoni di Geova
“Felici per sempre”.
Attraverso discorsi basati sulla Bibbia,
interviste e video,
vedrai come gli insegnamenti di Gesù
stanno aiutando molti a trovare vera felicità.
Questi congressi si tengono in tutto il mondo
e l’ingresso è gratuito.
Trova il congresso più vicino a te su jw.org.
Sarà un piacere darti il benvenuto.
Vi incoraggiamo
a invitare i vicini e i familiari
a questo emozionante congresso.
Ci fa anche piacere annunciare
la nuova canzone del congresso del 2026.
Si intitola “I miei occhi ora vedono”.
Sia il testo che la melodia
sono ora disponibili per il download
su JW Library e su jw.org.
Vi invitiamo a provare questa canzone a casa,
così sarete pronti
a cantarla con sentimento al congresso.
Se il testo è già disponibile
nella vostra lingua,
avrete la possibilità
di cantare questa canzone
all’adunanza infrasettimanale della settimana
che inizierà il 20 aprile 2026.
I saluti di questo mese
ci arrivano da quella che ogni anno
è la nazione più visitata dei Caraibi,
la Repubblica Dominicana.
In questo paese si trovano
la montagna più alta dei Caraibi
e un tipo di ambra
particolarmente pregiata, l’ambra blu.
Passeggiando tra le montagne e le cascate
si possono incontrare animali unici,
come per esempio l’iguana rinoceronte,
il solenodonte di Hispaniola,
conosciuto anche come agouta,
e gli uccelli delle palme,
che sono animaletti non proprio silenziosi.
Gli abitanti della Repubblica Dominicana
sono conosciuti per il loro modo di fare
vivace, caloroso e ospitale.
Ci si sente subito a casa!
Quando si sta insieme,
spesso si prepara il sancocho,
un ricco stufato molto popolare.
La Repubblica Dominicana
è la patria del merengue,
un genere musicale e una danza
che sono parte della vita quotidiana.
La bandiera dominicana è l’unica
in cui compare l’immagine di una Bibbia.
È aperta in Giovanni 8:32, dove si legge:
“La verità vi renderà liberi”.
Proprio come disse Gesù,
in questo paese migliaia di persone
hanno conosciuto la verità della Bibbia
e sono state liberate
dal nazionalismo e dalla falsa religione.
L’opera di predicazione
ebbe inizio nell’aprile del 1945
con l’arrivo dei missionari
Lennart e Virginia Johnson.
I due si misero subito a predicare
e il giorno stesso del loro arrivo
cominciarono degli studi biblici.
In seguito arrivarono altri missionari
e molte persone
iniziarono a frequentare le adunanze
che si tenevano nella casa missionaria.
In soli 3 anni
il numero dei proclamatori salì a circa 110.
Questa crescita non passò inosservata.
Sotto il regime dittatoriale
di Rafael Trujillo,
i nostri fratelli
subirono un’accanita persecuzione.
Trujillo consolidò il proprio potere
grazie al sostegno del Vaticano.
A tutte le chiese
fu imposto di esporre lo slogan
“Dio in cielo, Trujillo sulla terra”.
Ma i nostri fratelli
non scesero a compromessi.
Le autorità vietarono le nostre attività
nel 1950
e poi di nuovo nel 1957.
Durante quel periodo
i fratelli mostrarono
una perseveranza straordinaria,
predicando senza farsi notare
e stampando pubblicazioni di nascosto,
come si vede in questa ricostruzione.
Nonostante questo,
il numero dei servitori di Geova
continuò a crescere notevolmente.
Nel 1960 fu revocato l’ultimo divieto.
Oggi ci sono più di 38.000 proclamatori
che ogni mese conducono
oltre 45.000 studi biblici.
Le adunanze si tengono non solo in spagnolo,
ma anche in creolo di Haiti,
lingua dei segni americana,
inglese, cinese mandarino e russo.
A circa 150 km dalla capitale
si trova la cittadina di Constanza,
che è circondata da montagne.
Riceviamo saluti dai fratelli
della congregazione Los Laureles.
Questa congregazione
è composta da 134 proclamatori,
di cui 36 sono pionieri regolari.
In media, ogni mese
si conducono più di 170 studi biblici!
Quello in cui predicano questi proclamatori
è un territorio meraviglioso
non solo per i panorami,
ma anche per le persone che ci vivono
e che hanno sete di conoscere Geova.
I fratelli e le sorelle della congregazione
Los Laureles Constanza
vi mandano i loro più affettuosi saluti.
Dalla sede mondiale dei Testimoni di Geova,
questo è JW Broadcasting.