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JW Broadcasting (giugno 2026). Conferimento dei diplomi della 159ª classe di Galaad

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Benvenuti su JW Broadcasting!
Il 14 marzo 2026
gli studenti della 159ª classe
della Scuola di Galaad
hanno completato
5 meravigliosi mesi di studio.
Il conferimento dei diplomi aiuta gli studenti
ad adattarsi ai cambiamenti che li aspettano
e ai loro futuri incarichi.
I princìpi esposti nei discorsi
possono però adattarsi anche a noi,
visto che tutti affrontiamo cambiamenti.
Cercate dei modi
per mettere in pratica le lezioni
che emergono
da questo incoraggiante programma.
Siamo molto felici di essere qui.
Vogliamo dare il benvenuto a tutti quelli
che stanno guardando il programma
in questo momento
e diamo il benvenuto anche a voi studenti,
che vi siete dati molto da fare
in questi ultimi 5 mesi.
Sappiamo che non ne potevate più di studiare,
quindi siamo contenti
che oggi possiate godervi questa giornata.
Qui con voi ci sono le vostre famiglie,
i vostri amici, tutti quelli qui in presenza
e poi anche migliaia
che sono collegati da tutto il mondo.
Eccoci qui, riuscite a crederci?
Il giorno è finalmente arrivato,
il conferimento dei diplomi.
Stavate aspettando questo giorno
da molto tempo, lo sappiamo.
Adesso è il momento di mettere in pratica
quello che avete imparato,
tutti quei meravigliosi insegnamenti
che avete fatto vostri
nel corso degli ultimi 5 mesi,
e di servire spalla a spalla in pace
con i fratelli e le sorelle.
Ma questa parola, “pace”,
vi preoccupa un po’?
Forse andrete in un posto nuovo
e vi state chiedendo:
“Riuscirò ad andare d’accordo con gli altri?
A mantenere la pace?”
Oppure tornerete nel posto dove eravate già
e vi state chiedendo:
“Mi osserveranno per capire
se Galaad mi ha cambiato in meglio?”
Sono preoccupazioni legittime.
Quindi speriamo
che questo discorso vi possa aiutare.
Il titolo è: “Fa’ pace”.
Diciamo subito una cosa.
Nessuno ha mai detto che fare pace sia facile.
Gesù riconobbe questo in Matteo 5,
aprite la vostra Bibbia in Matteo 5.
Notate la situazione che descrive Gesù
e qual è il punto.
Matteo 5:23, 24.
Qui Gesù dice ai suoi discepoli:
“Se quindi porti la tua offerta all’altare
e lì ricordi
che tuo fratello ha qualcosa contro di te,
lascia la tua offerta lì davanti all’altare
e va’ via”.
[Notate] “Prima fa’ pace con tuo fratello
poi torna e presenta la tua offerta”.
Chi stava ascoltando Gesù
avrà pensato che fare una cosa del genere
fosse quasi impossibile.
Pensateci, dovete lasciare lì
davanti all’altare la vostra offerta
e andare a cercare qualcuno
in una città durante un periodo di festa
in mezzo a centinaia di migliaia di persone.
Dovete andare in giro per la città
a trovare questa persona,
che tra l’altro ce l’ha pure con voi,
e fare pace in tempo per tornare al tempio
e offrire il vostro sacrificio a Geova.
Qual è il punto?
Con questi dettagli Gesù lascia intendere
che fare pace può essere difficile a volte.
Quindi vogliamo farci 2 domande
molto importanti.
Perché è così difficile fare pace?
E come possiamo riuscirci,
anche se è difficile?
Per rispondere a queste domande,
parleremo di 3 paure
che potrebbero impedirci di fare pace
e vedremo cosa aiutò Abramo, o Abraamo,
cosa lo spinse a sistemare le cose,
a fare pace con Lot
in un momento in cui la loro pace
venne messa alla prova.
Cominciamo parlando della prima paura,
la paura di sembrare deboli.
Vedete, molti di noi
combattono con insicurezze
e sentimenti di inadeguatezza,
e la reazione naturale potrebbe essere quella
di cercare di dare importanza a noi stessi
fino al punto di sminuire gli altri.
E ovviamente questo può rovinare la pace.
Che ne dite?
Abramo sarebbe riuscito a resistere
a questa potenziale paura?
Aprite la vostra Bibbia per favore
in Genesi 13.
Questo è il famoso racconto in cui
i mandriani di Abramo e i mandriani di Lot
litigano per la terra
e Abramo capisce che questo
avrebbe potuto rovinare la pace.
Notate cosa accade qui in Genesi 13:8, 9.
Qui si legge: “Allora Abramo disse a Lot:
‘Ti prego, facciamo in modo
che non ci siano litigi fra me e te,
e fra i miei mandriani e i tuoi,
perché siamo fratelli.
Il paese è a tua completa disposizione.
Ti prego, sepàrati da me.
Se tu andrai a sinistra,
allora io andrò a destra;
se tu invece andrai a destra,
io andrò a sinistra’”.
Notevole!
Abramo prese l’iniziativa
e dimostrò di essere una persona umile.
Non ebbe paura
di sembrare piccolo agli occhi di Lot.
Avrebbe potuto dare importanza a sé stesso
e sminuire Lot.
Avrebbe potuto dire: “Lot, aspetta un attimo.
Chi sta accompagnando chi?
Tu stai accompagnando me.
Geova ha detto a me di venire qui.
Questo è il mio incarico, non il tuo”.
Così avrebbe ottenuto dei risultati.
Ma state sicuri che la pace
non sarebbe stato uno di questi.
No, Abramo non si comportò così.
Anche se aveva le sue insicurezze,
proprio come le abbiamo tutti,
Abramo si fece piccolo agli occhi di Lot
e fu disposto a cedere.
Che cosa spinse Abramo a comportarsi così?
In parole povere, a lui interessava di più
come lo vedeva Geova
che come lo vedevano le altre persone.
Il punto è che non gli interessava
dove si trovasse
all’interno della Terra Promessa.
Gli bastava esserci nella Terra Promessa.
Per Abramo essere lì
era già una prova dell’approvazione di Geova.
Ed è esattamente il punto di Matteo 5:23, 24,
è quello che intendeva Gesù.
In pratica stava dicendo
a chi si era sforzato di fare pace di tornare.
“Torna, torna all’altare
e presenta la tua offerta a Geova”.
È quello che Abramo voleva
più di ogni altra cosa: la pace con Dio.
Qual è il punto?
Qual è la prima lezione
che impariamo da Abramo?
La paura di apparire deboli,
la paura che le altre persone
non notino la nostra esperienza,
il nostro incarico
o l’addestramento ricevuto qui a Galaad,
tutte queste paure
derivano dalle nostre insicurezze
e ostacolano la pace.
Ostacolano la pace.
Quindi come possiamo combattere questa paura?
Proprio come Abramo,
siate soddisfatti del più grande privilegio
che si possa mai avere,
cioè l’approvazione di Geova.
Ogni altra ricompensa,
ogni altro incarico che riceviamo da lui
è solo un di più.
Ma dal momento
che Abramo trattò Lot con umiltà
potrebbe aver pensato:
“Beh, adesso Lot probabilmente
farà la stessa cosa con me”.
Sarebbe stato bello, no?
Questo ci porta alla paura numero 2:
la paura che altri si approfittino di noi.
In che senso?
Potremmo avere questa paura
quando c’è un disaccordo e noi cediamo.
A quel punto potremmo avere paura
che visto che abbiamo ceduto,
l’altra persona sfrutterà
il nostro essere arrendevoli
a proprio vantaggio.
Che cosa fece Abramo?
Riprendiamo il racconto di Genesi 13,
continuiamo a leggere cosa accadde.
Cominciamo dal versetto 10.
Abbiamo visto
che Abramo è stato gentile con Lot
e ha preso l’iniziativa per fare pace,
e dal versetto 10 si legge:
“Allora Lot si guardò intorno
e vide che l’intera pianura del Giordano
fino a Zoar
era una regione ben irrigata
(prima che Geova distruggesse
Sodoma e Gomorra),
come il giardino di Geova,
come il paese d’Egitto.
Lot quindi scelse per sé
l’intera pianura del Giordano,
e trasferì il suo accampamento verso oriente.
Così i due si separarono.
Abramo si stabilì nel paese di Canaan;
Lot invece andò a vivere
fra le città della pianura”.
Che ne pensate?
Lot si approfittò veramente
dell’umiltà di Abramo?
A dirla tutta, non lo sappiamo,
non conosciamo tutti i particolari
di quello che accadde o non accadde
in quell’occasione.
Si parlerà proprio di questo
nel discorso principale di questo programma,
quindi non cambiate canale.
Ma mettiamo che la scelta che fece Lot
abbia sorpreso Abramo,
lo abbia irritato un po’.
Abramo avrebbe potuto pensare:
“Questa cosa non mi piace.
Essere umili non sta funzionando.
Non riesco a ottenere quello che voglio.
Dovrei essere più duro con Lot”.
Avrebbe potuto pensarla così.
Invece Abramo non cedette alla paura.
No, notate cosa leggiamo
nell’ultima parte del versetto 11
e nella prima parte del versetto 12.
Si legge: “Così i due si separarono.
Abramo si stabilì nel paese di Canaan”.
Abramo non protestò,
non fece valere i suoi diritti.
Non ci fu nessuna accusa d’ingiustizia.
L’umiltà di Abramo era genuina.
Non era una specie di tattica
per poter poi ottenere quello che voleva.
Vedete, per Abramo,
la vera pace era più importante
delle sue preferenze.
Ecco un’altra lezione fondamentale
che impariamo da Abramo.
La paura che qualcuno
si approfitti della nostra arrendevolezza,
magari ottenendo un certo incarico,
prendendosi la lode o ricevendo il merito,
potrebbe portarci a pensare
che essere gentili, umili e ragionevoli
non stia funzionando.
Ma questo rovinerà la pace.
Non cedete a questo timore.
Al contrario, imitate l’esempio di Abramo.
Fidatevi del fatto
che seguire le istruzioni di Geova
sul fare la pace
sarà sempre la cosa giusta,
anche quando sembra che non funzioni.
È vero, magari non otteniamo
tutto quello che vorremmo,
ma otterremo quello che più conta:
l’approvazione di Geova, la pace con Dio.
E quando le scelte di Lot
cominciarono a ritorcersi contro di lui,
che cosa fece Abramo?
Avrebbe perdonato e dimenticato
o avrebbe ceduto alla paura
di lasciarsi il passato alle spalle?
Per la risposta a questa domanda
dovrete aspettare
fino alla fine del programma.
È arrivato il momento
per un altro episodio di The Inside Story.
Questa è una parte
del conferimento dei diplomi
che ci piace tanto.
Sono certo
che anche questo episodio vi piacerà.
Sarà un’ottima opportunità
per chi ha lo spirito missionario
di pensare a modi per fare di più
nell’opera di predicazione.
Il fratello Jeremy Clarke
condurrà questo episodio di The Inside Story.
Benvenuti a The Inside Story.
In Matteo 5:6,
Gesù disse che quelli
che hanno fame di giustizia sono felici
perché il loro bisogno spirituale
viene “saziato”.
Cosa fa Geova per assicurarsi
che il bisogno spirituale
dei nostri giovani venga soddisfatto?
Li affida a genitori amorevoli.
Ma se i genitori non servono Geova,
cosa fa lui per aiutarli?
Nell’antichità,
Geova usò persone più grandi e mature.
Ad esempio, il sommo sacerdote Ieoiada
aiutò il giovane Ioas,
oppure Zaccaria istruì il giovane re Uzzia.
Gli studenti di Galaad che avremo ospiti oggi
ci racconteranno
come il loro bisogno spirituale
è stato soddisfatto quando erano giovani
e come questo li ha aiutati
a desiderare di fare di più nel ministero
e li ha portati ad avere una vita felice
servendo Geova.
Quindi iniziamo.
Questa coppia viene dagli Stati Uniti.
Diamo il benvenuto a Antron e Rebeca Carraway.
Benvenuti, Antron e Rebeca.
Voi servite negli Stati Uniti da diversi anni,
ma ci piacerebbe conoscere la vostra storia,
come siete cresciuti.
- Raccontateci un po’.
- Certo.
Sono nato e cresciuto nel South Carolina.
I miei genitori
mi hanno cresciuto nella verità.
Da mio padre ho imparato molto
su come trattare gli altri.
E mia madre è sempre stata molto presente,
mi ha aiutato a pormi obiettivi spirituali
e a impegnarmi per raggiungerli.
E poi anche altri fratelli della congregazione
si sono interessati di me.
Ricordo in particolare un fratello
che si offrì di studiare il libro di Proverbi
con me e mio cugino.
- Perché il libro di Proverbi?
- All’epoca ero un adolescente.
E dato che Proverbi
è un libro pieno di consigli saggi,
lui pensò che fosse un buon punto di partenza
che ci avrebbe portato a scoprire
la saggezza dell’intera Bibbia.
Ci fu un altro fratello
che ebbe una profonda influenza su di me.
Eravamo nella stessa congregazione.
Lui andò qualche anno alla Betel
e poi tornò da noi.
Mi disse:
“Hai mai pensato di andare alla Betel?
Perché non ci provi?”
Quindi ho iniziato a pensarci.
Lui mi disse anche
che avrei potuto imparare un’altra lingua
e così mi ci misi d’impegno.
Sono tutte cose che poi hai fatto.
È bello che questi fratelli
si siano interessati di te.
E tu, Rebeca, sei cresciuta nella verità?
Sì, esatto.
Sono cresciuta in Spagna
e la mia famiglia abitava vicino alla Betel.
Quindi mi ricordo che ospitavamo spesso
i beteliti a casa nostra.
E come ha influito su di te
avere spesso ospiti
che erano nel servizio a tempo pieno?
Mi colpiva il fatto che anche se
non avevano molto a livello materiale,
non gli mancava nessuna cosa buona.
Era evidente che Geova
si prendeva cura di loro in ogni modo.
Ed erano sempre felici,
erano sempre molto sorridenti
e questo mi rimase molto impresso.
Anche io volevo provare
lo stesso tipo di gioia nella mia vita.
Che bello.
E cos’altro hanno fatto i tuoi genitori
che ti è stato di aiuto?
Ricordo che mio padre pregava con me
e con le mie due sorelle ogni sera.
Ma non solo,
voleva anche ascoltare
le nostre preghiere personali.
Credo che cercasse di capire
quanto Geova fosse una persona reale per noi.
E poi, mia madre ci incoraggiava
a passare più tempo possibile
con i pionieri della congregazione.
Ed è quello che facemmo.
Grazie a questo,
abbiamo imparato ad amare il servizio
fin da quando eravamo piccole.
È evidente che i vostri genitori
hanno fatto un ottimo lavoro.
Il modo in cui vi hanno cresciuto
vi ha aiutato a sviluppare zelo e fede
per servire Geova in modi nuovi.
Avete avuto l’opportunità di farlo?
Sì, quando io e Antron
abbiamo iniziato a frequentarci
lui era betelita a New York.
Ma qualche tempo dopo
ha ricevuto un nuovo incarico,
alla filiale dell’Uganda.
In Uganda?
Anch’io ero molto sorpreso
quando ho ricevuto questo incarico,
ma anche molto entusiasta.
Io e Rebeca abbiamo continuato a frequentarci
e ci siamo sposati a Madrid.
Qualche giorno dopo il matrimonio,
anche Rebeca si è trasferita in Uganda
e ha cominciato a servire alla Betel,
Ah, eccovi.
Qui siete in Uganda?
- Sì, siamo alla Betel.
- Com’era vivere lì?
È stata un’esperienza
che non dimenticheremo mai.
Ma devo ammettere che non è stato facile
fare così tanti cambiamenti tutti insieme.
Dovevo abituarmi al matrimonio
e anche alla vita alla Betel.
E poi dovevo abituarmi a una nuova cultura,
una nuova lingua, a cibi diversi
e anche a nuovi modi di pensare.
Comunque, impari molto su te stesso.
Capisci come pensi tu, come pensano gli altri.
È una cosa che ti fa crescere.
Sicuramente
i proverbi che hai imparato da ragazzo
ti saranno stati utili.
Sì, assolutamente.
In una lezione di Galaad
abbiamo parlato di Proverbi 19:11
che dice: “È bello passare sopra a un’offesa”.
C’è così tanta bellezza nella creazione.
E la cosa incredibile di questo versetto
è che è il Creatore a dirci
che anche perdonare è vera bellezza.
E a ripensarci bene
è proprio quello che hanno fatto
i fratelli in Uganda.
Noi abbiamo fatto cose
che forse li hanno offesi,
ma loro sono passati sopra le nostre offese.
Hanno continuato a mostrare
quel tipo di bellezza.
Sì, i fratelli in Uganda
sono diventati come una famiglia per noi.
Abbiamo imparato
che quando ami davvero i fratelli,
l’amore che dai ti ritorna indietro.
Loro ci sono stati davvero vicini,
soprattutto
quando sentivamo la nostalgia di casa.
Ad esempio, ricordiamo con tanto affetto
una coppia di missionari.
Loro erano molto premurosi
nei nostri confronti.
Ci avevano preso molto a cuore.
Stavamo spesso insieme.
E vedere quanto ci volevano bene,
vedere il loro amore
era una dimostrazione dell’amore
e della cura di Geova per noi.
- Quanto siete stati in Uganda?
- Beh, allora, 10 anni.
- Vi è dispiaciuto andarvene?
- Sì, un bel po’.
Abbiamo pianto un sacco
quando siamo dovuti partire.
- Abbiamo pianto proprio come dei bambini.
- Eh, sì.
Però, comunque, continuiamo a sentirci sempre.
Siamo rimasti in contatto,
soprattutto con le sorelle
con cui sono più amica.
I fratelli e le sorelle hanno fatto in modo
che non ci sentissimo stranieri.
Anzi, prima che ripartissimo
ci hanno regalato una capra
e un piccolo pezzo di terra per dirci:
“Tornate quando volete”.
Quello che vi hanno insegnato
i vostri genitori
vi ha permesso di aiutare molte persone
a soddisfare il loro bisogno spirituale
e adesso potrete aiutare
molti altri allo stesso modo.
Grazie, Antron e Rebeca,
per essere stati con noi.
Alcuni in questa classe hanno solo un genitore
che li ha aiutati a conoscere Geova,
come ad esempio la sorella Jiahui Lin,
da Taiwan.
Diamole il benvenuto.
- Benvenuta, Jiahui.
- Grazie.
Ti va di raccontarci qualcosa di te?
Sì, certo.
Sono nata e cresciuta a Taiwan.
Avevo 10 anni
quando mia mamma si è battezzata.
Che bello.
E tuo padre, invece?
Lui non è ancora un Testimone,
ma gli piace molto la verità e ci sostiene.
È stata mia mamma che per prima
ha instillato in me
e nel mio fratello più piccolo
l’amore per Geova e per il ministero.
E questa sei tu con la tua mamma…
- Sì, in Sala del Regno.
- … e tuo fratello, vero?
- Esatto.
- Che bella foto.
E, come ti ha aiutato tua mamma
ad amare Geova?
Allora, lei ha iniziato a fare la pioniera
mentre stava lavorando full-time
e crescendo due bambini.
Ma non era una pioniera solo di nome.
Amava davvero il ministero.
Mi ricordo la sua faccia
quando tornava a casa dopo il servizio.
Era piena di gioia
mentre raccontava tutte le cose belle
che le erano successe in predicazione.
Era facile
predicare in quel territorio per lei?
Uhm, è vero che alcune persone
sono più concentrate sul fare carriera,
sul guadagnare soldi
e non investono del tempo
per conoscere meglio la Bibbia,
ma mia mamma
trovava sempre persone interessate.
Penso che ci riuscisse
grazie alla gioia che provava
e al suo amore genuino per gli altri.
Mi ricordo ad esempio
che era molto brava, molto efficace
a usare le domande
dell’introduzione alla Parola di Dio
per iniziare conversazioni.
Si può dire
che fosse “fervente nello spirito”,
e questo ci porta a chiederci:
“Come se la cavano i fratelli nel ministero,
specialmente in un ambiente così agiato?”
Guarda, devo dire che sta andando molto bene.
Infatti ho un video da farvi vedere.
Guardiamolo subito.
Ilha Formosa, o “Isola Bella”.
Quest’isola del Pacifico
è di una bellezza mozzafiato,
dalle vette più alte alle incantevoli coste.
Ma come in tutto il mondo,
la cosa più bella di Taiwan sono le persone.
Nel 1948, il fratello Stanley Jones,
diplomato dell’ottava classe
della Scuola di Galaad, visitò Taiwan.
Attraversò l’isola
per assistere a un’assemblea
dove circa 300 persone si battezzarono.
Quei primi semi della verità
sarebbero germogliati
fino a trasformarsi
in più di 11.000 proclamatori del Regno.
Oggi Taiwan è uno dei luoghi
più densamente popolati del pianeta.
Nella città di Taipei
vivono più di due milioni di persone.
Qui ci sono molte possibilità
di guadagnare bene e fare una vita agiata,
ma i fratelli e le sorelle
seguono l’esempio dei primi missionari
e sostengono la predicazione del Regno
con tutto il cuore.
Quando ero piccolo
sentivo spesso i miei genitori litigare,
soprattutto per questioni economiche.
Così decisi che da grande
avrei guadagnato un sacco di soldi
per rendere felice e soddisfatta
la mia famiglia.
Poi, all’età di 17 anni,
iniziai a studiare la Bibbia
e scoprii che Geova Dio
vuole che viviamo nel paradiso.
Imparai anche
che il segreto per essere davvero felici
è accontentarsi di quello che si ha.
Mi battezzai nel ’99.
Dopo sposati, io e Yi Hong avevamo l’obiettivo
di trasferirci come pionieri
dove c’era più bisogno.
A quell’epoca però mio padre stava molto male
a causa di un ictus avuto otto anni prima.
Più passava il tempo,
più il mio lavoro mi piaceva.
Mi faceva sentire realizzato.
Quindi di tanto in tanto mi chiedevo
se il fatto di provvedere alla famiglia
fosse un po’ una scusa
per godermi un certo stile di vita.
Era incoraggiante
sentire di fratelli e sorelle
che si impegnavano per fare di più per Geova
e della gioia che provavano
partecipando alla SKE.
Questo ci faceva riflettere
sui cambiamenti che potevamo fare.
Qualche tempo dopo mio padre morì.
Ci rendemmo conto
che, viste le nuove circostanze,
era il momento giusto
per semplificare la nostra vita.
Nel giro di poco
lasciamo tutti e due il lavoro,
ci trasferimmo dove c’era più bisogno
e iniziammo a fare i pionieri.
Quando dissi al mio capo
che volevo licenziarmi,
lui era molto contrariato.
Era incredulo e mi chiese:
“Yi Hong, ma sei impazzito?
Ci ha pensato bene?
Che ne sarà del tuo futuro?
Che ne sarà della tua famiglia?”
Ma ormai avevo preso la mia decisione.
Geova ci ha davvero benedetto.
Ho amato fin da subito questo stile di vita.
Ora riuscivamo a trascorrere molto tempo
insieme ai fratelli e alle sorelle
della congregazione
e potevamo anche aiutare molti
che studiavano la Bibbia
ad avvicinarsi di più a Geova.
Penso che tutto quello
che il mondo di Satana ha da offrire
sia solo un’illusione.
Ti mette davanti molte cose
che sono belle solo in apparenza,
ma in realtà ciò che ha vero valore
è l’amicizia di Geova.
Possiamo avere la vita eterna nel paradiso
e servire Geova per sempre.
Vorrei avere avuto prima
il coraggio di semplificare la mia vita
e di fare di più nel servire Geova.
Ora mi rendo conto che quello che dice
Proverbi 10:22 è proprio vero:
“È la benedizione di Geova che rende ricchi”.
I primi missionari mandati a Taiwan
posero solide fondamenta.
Il loro esempio positivo vive ancora oggi,
con migliaia di fratelli e sorelle
che fanno sacrifici
per sostenere l’opera di predicazione
qui nell’Estremo Oriente.
È incoraggiante vederli impegnarsi
per aiutare altri a conoscere Geova.
E, Jiahui, oltre a tua madre,
c’è qualcun altro che ti ha aiutato
nel tuo percorso spirituale?
Crescendo mi è capitato di vivere un periodo
in cui ero spiritualmente debole
e capitava che mancassi alle adunanze.
Ma una coppia di missionari
della mia congregazione cercò di aiutarmi.
Quando non c’ero se ne accorgevano
e la sorella mi cercava
per sapere se stavo bene.
E qui li vediamo
con tua mamma e con tuo fratello, giusto?
- Sì, esatto.
- Che bella foto.
E loro hanno fatto Galaad?
Sì, sono anche apparsi nel video
Alle estremità della terra.
Ero così felice di stare con loro,
ma dopo un po’
li hanno spostati in un’altra città.
Mi sentivo molto triste,
ma Geova si è assicurato
che trovassi un’altra amica,
una sorella giapponese
che si era trasferita per servire a Taiwan.
Mi invitava spesso
a uscire in servizio con lei
e svolgevamo varie forme di servizio.
Si vede che ti voleva bene.
E ti ha aiutato anche in altri modi?
Sì, quando uscì il primo video
I giovani chiedono…,
quello che si intitolava
Come posso farmi veri amici?
mi invitò a casa sua per guardarlo insieme.
Mentre lo guardavo,
mi colpì molto vedere la pioniera
che aiutava la sorella più giovane.
Mi resi conto
che anche quella sorella giapponese
stava facendo lo stesso con me.
Fino ad allora la verità per me
aveva sempre avuto senso, era logica.
Ma dopo aver visto l’amore
e la premura di quella sorella per me,
mi convinsi davvero che Geova mi amava
e ci teneva veramente a me.
Questo mi spinse
a stringere una stretta amicizia con lui.
Che bello.
Quindi sei stata aiutata
sia da tua mamma che da altri.
E grazie a questo,
com’è proseguita la tua crescita spirituale?
Ho iniziato a fare la pioniera e a servire
in una congregazione di lingua inglese.
È davvero bello aiutare le persone
a percepire cosa significa
essere amati da Geova.
In tanti si sono trasferiti a Taiwan.
È davvero incoraggiante
osservare fratelli e sorelle da tutto il mondo
che si rendono disponibili e manifestano amore
e altruismo nel servire Geova.
Ci rende molto felici
aiutare altri a conoscere Geova
ed essere impegnati nell’insegnare la verità.
Grazie, Jiahui,
ci è piaciuta tanto la tua storia.
Preghiamo che Geova continui a benedire te
e i fratelli e le sorelle a Taiwan.
Nel caso di molti fratelli e sorelle,
nessuno dei due genitori era nella verità.
Chi li ha aiutati?
Diamo il benvenuto a Doug Terrell,
dagli Stati Uniti.
Benvenuto, Doug.
Dicci, quando hai iniziato
ad avvicinarti a Geova?
Quando avevo circa 18 anni.
E onestamente, non me la passavo molto bene.
Cosa intendi?
Beh, non sono cresciuto nella verità
e mia madre ha fatto un lavoro eccezionale
con me, mio fratello e mia sorella.
Ma purtroppo ho preso delle pessime decisioni.
Ho iniziato a stare con le persone sbagliate.
Mi sentivo molto arrabbiato,
depresso e in ansia.
Ero messo così male
che mia madre mi ha dovuto parlare
davvero seriamente.
Fino a quel momento
ero stato in diverse chiese
perché volevo davvero sapere di più su Dio.
Sono stato dai cattolici,
dai pentecostali, dai metodisti.
E come è andata?
Beh, quello che vedevo non mi soddisfaceva,
non mi sembrava autentico.
Non mi toccava il cuore.
Quindi ricordo
che dopo aver parlato con mia madre
mi sono messo in ginocchio, in lacrime,
e ho pregato Dio a lungo.
L’ho supplicato di aiutarmi a conoscerlo,
di aiutarmi a trovare le risposte
alle mie domande.
E che domande avevi, Doug?
Ad esempio volevo sapere se Dio ha un nome
perché accadono cose brutte alla brava gente
e perché oggi
c’è così tanta ipocrisia nelle religioni.
Sono davvero in tanti
a cercare la risposta a queste domande.
E poi, cosa è successo?
Allora, due settimane dopo quella preghiera
sono arrivati i Testimoni di Geova.
Di solito
noi non aprivamo quando c’erano loro.
Interessante.
Quindi, perché stavolta avete aperto?
Eh, stavolta era diverso.
Erano, erano due sorelle
e una di loro era stata una mia insegnante.
Mi ricordavo quanto fosse stata buona
e gentile quando andavo a scuola,
quindi quando l’ho vista ho deciso di aprire.
E indovina che domanda mi ha fatto?
“Lo sapevi che Dio ha un nome?”
E mi ha letto Salmo 83:18.
Poi mi ha letto anche 1 Giovanni 5:19
e mi ha spiegato
che “tutto il mondo è in potere del malvagio”.
Per la prima volta
ho sentito una gioia incontenibile,
una gioia che non avevo mai provato
prima di quel momento.
Incredibile.
E a parte lei, c’è qualcun altro
che ti ha aiutato a studiare la Bibbia
e ad avvicinarti a Geova?
Sì, grazie a quell’incontro,
ho iniziato a studiare la Bibbia
e poi sono andato ad Atlanta.
Lì ho incontrato un fratello
che è diventato il mio migliore amico.
Ah, parlaci di lui.
A quel punto
era già un anno che stavo studiando,
ma mi serviva una mano per mettere in pratica
quello che stavo imparando.
E questo fratello
si è interessato davvero di me.
Mi ha aiutato a fare esattamente questo.
Era proprio un pioniere zelante.
E dato che mi stava aiutando,
decisi di trasferirmi ad Atlanta
e così abbiamo continuato a studiare insieme.
Poi siamo anche stati coinquilini
per sette anni.
Wow, è bello
che si sia interessato non solo di te
ma anche della tua amicizia con Geova.
E poi, cos’è successo dopo?
Beh, ricordo che invitò allo studio
il sorvegliante di circoscrizione
e anche il sorvegliante
fu molto buono e premuroso con me.
Poi, dopo aver parlato con lui,
decisi di pregare Geova
e lo supplicai di aiutarmi
a pormi mete spirituali.
Ah, bello.
E qui abbiamo una foto.
Quando è stata fatta?
Qui è quando mi sono battezzato.
L’ultima a destra era la mia insegnante,
la sorella che ha bussato alla mia porta.
E l’ultimo a sinistra è il mio migliore amico.
È un bel ricordo.
Quindi il tuo amico
ti ha fatto parlare con il sorvegliante.
Come ti ha aiutato questo?
In questa fase della mia vita
mi serviva una mano
per gestire
degli effetti negativi di alcune cose
che erano successe
prima di conoscere la verità.
Quindi quello che all’epoca
era il mio sorvegliante di circoscrizione
mi ha davvero preso a cuore.
Mi ha aiutato
a migliorare le mie capacità nel ministero.
E poi mi ha aiutato
ad affinare le mie capacità come insegnante,
come pastore
e mi ha aiutato anche
a gestire alcune delle mie emozioni.
Non molto tempo dopo
ho cominciato l’opera nella circoscrizione.
Meraviglioso.
Ripensando a quelli che ti hanno aiutato
a diventare un cristiano maturo,
che sentimenti provi?
Sai, fratello Jeremy,
mi viene in mente un personaggio della Bibbia,
Onesimo.
Prima di diventare cristiano,
Onesimo era uno schiavo in fuga.
E all’epoca gli schiavi venivano visti
solo come una proprietà.
Ma poi Onesimo diventò cristiano
e l’apostolo Paolo lo usò
per incoraggiare le congregazioni.
E io mi sentivo proprio come Onesimo.
Prima di conoscere la verità
mi sentivo proprio come uno schiavo,
senza valore, senza grandi speranze.
Ma poi Geova ha usato persone
paragonabili all’apostolo Paolo
la mia insegnante, il mio amico
e il sorvegliante, per aiutarmi a vedere
quello che non riuscivo a vedere,
il mio potenziale.
Siamo felici
per le belle mete che hai raggiunto.
È chiaro che interessarsi dei giovani
e prendersi il tempo
per aiutarli ad amare Geova è importante.
Grazie, Doug, per essere stato con noi.
Quando soddisfiamo
il nostro bisogno spirituale,
ci sentiamo motivati a fare di più per Geova.
Per concludere, intervistiamo una coppia
che serve in Thailandia.
Diamo il benvenuto a Andy e Julia Alton.
Andy, Julia,
voi venite entrambi dal Regno Unito
ma adesso servite in Thailandia.
Spiegateci, cosa vi ha portato là?
Quando eravamo ancora in Gran Bretagna
il nostro obiettivo era sempre
quello di servire alla Betel.
Ma dopo aver fatto domanda,
non si è mosso nulla.
Eravamo un po’ delusi
e non sapevamo bene che direzione prendere.
Quando abbiamo delle mete spirituali
è normale rimanere, rimanere delusi
se queste non si realizzano
come e quando vorremmo noi.
Quindi cosa avete fatto?
Beh, a quel punto ne abbiamo parlato con Geova
e poi si è presentata l’opportunità
di servire in Thailandia,
dove il bisogno era maggiore
Com’è saltata fuori questa opportunità?
Beh, mia sorella e mio cognato
servivano già lì in Thailandia.
E allora ci hanno incoraggiato
a fare lo stesso
E poi a Manchester, vicino a casa nostra,
era stato aperto un gruppo di lingua thai,
quindi andare a servire in Thailandia
ci sembrava la cosa più naturale da fare.
- E com’è andata?
- È andata benissimo.
Comunque, più o meno ogni sei mesi
dovevamo tornare nel Regno Unito per lavoro
e dovevamo passare
tutte le persone interessate
che avevamo trovato nel ministero.
Quindi, ogni volta che tornavamo in Thailandia,
ci sembrava di ricominciare da capo.
E onestamente, il desiderio di servire
alla Betel del Regno Unito non era scomparso.
Ma sapevamo che prima o poi
una scelta andava fatta.
“Torniamo in Inghilterra
e continuiamo a fare i pionieri lì,
oppure restiamo qui in Thailandia”.
E intanto, ancora,
la Betel della Gran Bretagna
non vi stava chiamando.
Quindi cosa avete deciso?
Dopo tante preghiere,
abbiamo optato per la Thailandia.
E perché avete preso questa decisione?
Il grande bisogno
che c’è nel campo in Thailandia
alla fine ci ha convinto.
C’è davvero tanto, tanto lavoro da fare.
Quindi abbiamo deciso
di concentrarci su questo
e non sulle nostre preferenze.
E poi, scegliere la Thailandia
era la cosa che ci spaventava di più.
Ah, vi faceva paura,
e quindi avete fatto comunque questa scelta?
Sì, ci faceva paura
perché richiedeva uscire dalla comfort zone.
E quando facciamo questo
dobbiamo confidare completamente in Geova.
Ed è quello che abbiamo fatto.
E così
ci siamo sentiti molto più vicini a Geova.
Bello, grazie per avercelo raccontato.
E complimenti per la scelta che avete fatto.
Ma invece, com’è il servizio in Thailandia?
È davvero straordinario.
In questa foto ci siamo io e Julia
in servizio a Bangkok.
E abbiamo incontrato davvero
tante persone interessate.
È interessante che la Thailandia
di solito venga considerata
principalmente un paese buddista,
però ci sono davvero tante persone,
specialmente tanti ragazzi,
che sono in cerca di qualcosa di più.
E questo aiuta tantissimo
a parlare della verità.
Abbiamo anche un video a proposito.
Allora guardiamolo.
Benvenuti in Thailandia!
Qui potete vedere tanti colori vivaci,
sentire ovunque i profumi del cibo di strada
e percepire l’affetto di questo paese
conosciuto come “La terra del sorriso”.
Le persone sono ospitali
non per semplice formalità,
fa parte proprio del loro modo di vivere.
Danno grande valore all’amicizia
e alla famiglia.
Nonostante questo,
molti cercano qualcosa di più.
Qui le persone sono alla ricerca
di uno scopo nella vita,
qualcosa che gli dia pace.
Ora sentiamo la storia di Narumon e Kanitta.
Nell’ambiente in cui sono cresciuta
c’erano persone
che dovevano guidarci spiritualmente
e che in teoria avrebbero dovuto
dare il buon esempio nel comportarsi,
ma non facevano quello che insegnavano.
Per questo motivo,
ricordo che da piccola mi chiedevo:
“Se loro sono guide spirituali
ma non sono brave persone,
perché la gente le ammira comunque?
Come è possibile?”
Ma la risposta era sempre:
“È un monaco, quindi devi inchinarti
e portargli rispetto”.
Ma mi sembrava che quella risposta
non avesse nessun senso.
Mio padre era una persona buona e gentile
ma purtroppo aveva un problema,
era alcolizzato.
Gli insegnamenti buddisti dicono
che se una persona ha un problema con l’alcol
finisce all’inferno.
E a me questa cosa spaventava davvero tanto
perché non volevo
che mio padre finisse all’inferno.
Allora andai al tempio
per trovare una risposta
e per capire se c’era qualcosa che potevo fare
per evitare che mio padre facesse quella fine.
Ma lì mi dissero
che non c’era nulla che potessi fare,
che nulla può cancellare i peccati.
Mi dissero che un comportamento sbagliato
non può essere cancellato
da delle buone azioni.
Ma avrei potuto aiutare mio padre
quando sarebbe finito all’inferno
con delle donazioni per il tempio.
Ma quella spiegazione non mi aveva convinto
ed è stato lì che iniziai a guardarmi attorno
per capire cosa insegnavano le altre religioni
su questo argomento.
Fin dall’infanzia mi è stato insegnato
a credere e basta, senza ragionare sulle cose.
Non mi veniva data nessuna prova,
dovevo credere senza farmi troppe domande.
Ma io volevo delle risposte
che fossero più sensate,
quindi iniziai a seguire dei gruppi sui social
in cui si parlava del cambiare religione.
Mi accorsi che c’erano tante persone
che volevano cambiare religione.
In tanti mi invitarono
ad andare nella loro chiesa.
L’idea mi sembrava interessante,
ma mi spaventava anche un po’.
Poi, a uno degli incontri, vidi la Bibbia.
Ebbi l’impressione
che quel libro contenesse la risposta
alle domande esistenziali della vita.
Così chiesi all’insegnante
se potevo averne una in prestito,
ma mi disse che non potevo portarmela a casa,
che dovevo comprarmela.
Chiesi quanto costava e mi disse
che costava più o meno 1.000 baht.
Cosi pensai:
“Magari posso leggere gratuitamente
la Bibbia dal telefono”.
Cercai su Google la parola “Bibbia”,
aprii il primo link
e poi scorrendo un po’ in giù nella pagina
c’era scritto:
“Vuoi provare
il nostro corso biblico gratuito?”
Il sito era jw.org.
Mi chiesi se era veramente gratuito,
però ci provai lo stesso
e compilai la richiesta.
Pensai: “Se mi chiamano e mi dicono
che c’è qualcosa da pagare mi fermo,
sospendo tutto, e non li contatto più”.
Due giorni dopo mi chiamò una sorella
e io continuavo a chiederle
se era veramente tutto gratis.
E lei mi disse:
“Sì, sì, non ti preoccupare, è tutto gratis”.
Un giorno mi capitò di pranzare
con la mia responsabile.
Quando ci portarono da mangiare
vidi che chiuse gli occhi.
Non capivo come mai, ed ero piuttosto curiosa.
Quando aprì gli occhi
le chiesi cosa stava facendo.
Mi spiegò che stava pregando
per ringraziare del cibo.
Mi disse che era cristiana
e che pregava Dio per ringraziarlo.
Quindi le risposi:
“Sai che io vorrei proprio cambiare religione?
Tu mi sai dire come posso fare?”
Mi disse che teneva corsi biblici gratuiti
e mi chiese se ero interessata.
Dissi immediatamente di sì.
Purtroppo mio padre è venuto a mancare
qualche anno fa, era il 2019.
Ho passato davvero un brutto periodo.
Mi manca molto, ma adesso
grazie alle cose che ho imparato,
non sono più angosciata.
So che presto potrò rivedere mio padre.
Geova lo riporterà in vita con la risurrezione
e potremo stare di nuovo insieme.
Una lezione del libro
Puoi vivere felice per sempre
che mi colpì davvero molto
quando la studiai fu la lezione 27.
La sorella che studiava con me
mi aiutò a capire
che Gesù non disse solo a parole che ci amava,
ma con il suo grande sacrificio
ci ha dato una prova tangibile
dell’amore che lui e Geova provano per noi.
Mi resi conto che sono loro
che dovremmo seguire.
A guidarci è qualcuno
che prova immenso amore per noi
e si è sacrificato per noi.
Per noi è stato un privilegio
vedere Narumon, Kanitta
e altri come loro accettare la verità.
Ed è per questo che continuiamo a cercare
persone che vogliono conoscere la verità,
perché quando la conoscono
questa gli cambia la vita.
Queste sorelle le conoscete, giusto?
Sì, tra l’altro
quando siamo andati in Thailandia
per la prima volta
Narumon studiava ancora la Bibbia
ed eravamo in congregazione insieme.
Capisco perché vi piace così tanto
il servizio là.
E, c’è qualcuno che vi ha aiutato
a sentirvi a vostro agio nel vostro incarico?
Tanti fratelli e sorelle,
ma in particolare una coppia di missionari
che aveva fatto Galaad.
Loro ci hanno aiutato a capire
come darci da fare rimanendo equilibrati,
così da adattarci più facilmente
alla cultura locale.
Ci hanno aiutato in modo pratico,
ad esempio a sentirci davvero a casa
nel nostro alloggio,
a renderlo un posto dove potevamo rilassarci,
rigenerarci e ricaricarci per il servizio.
È bello vedere che vi hanno dato aiuto
in modo pratico e anche con il loro esempio.
Secondo voi, Andy e Julia,
cosa ha fatto scoccare dentro di voi
la scintilla di voler fare di più per Geova?
Penso che nel mio caso
devo ringraziare mamma e papà.
Amano profondamente Geova,
sono molto gentili e generosi
con i fratelli e le sorelle.
Mi viene da pensare a quando ero più piccolo
e con papà collaboravamo
alla costruzione di Sale del Regno.
Ci piaceva davvero tanto farlo insieme.
E poi c’erano anche
due anziani della mia congregazione
che erano anche miei colleghi.
Entrambi collaboravano
nella costruzione di Sale del Regno.
Penso che anche loro
mi abbiano aiutato molto
a far crescere il mio amore per Geova
e a pormi mete spirituali.
- Nella foto sei tu?
- Sì, sono io con mamma e papà.
Che bel ricordo.
Sì, e anche per me l’esempio dei miei genitori
è stato fondamentale.
Mia mamma si è battezzata quando ero piccola,
e qualche anno dopo anche mio papà.
E da quel momento abbiamo sempre mantenuto
la nostra routine spirituale,
cosa che non è sempre facile con sette figli.
Qualunque cosa succedesse,
andavamo sempre in servizio e alle adunanze.
Non rinunciavamo mai a queste cose.
Ho dei bellissimi ricordi
di quando tornavo a casa da scuola
e vedevo mia mamma in cucina
che faceva il suo studio personale.
E invece di mattina, mi svegliavo
e vedevo mio papà
che leggeva La Torre di Guardia.
E io volevo fare come loro.
Riuscivo a vedere
quanto Geova fosse reale per i miei genitori.
E sei tu in queste due foto?
Sì, sono io con i miei genitori.
Ci avete fatto capire
quanto sono importanti i fratelli e le sorelle
che vogliono aiutare i giovani
oppure i propri figli ad affidarsi a Geova,
a confidare in lui
e a porsi mete spirituali nella vita.
Grazie, Andy e Julia.
Ci è piaciuta la vostra storia.
Abbiamo visto come Geova può usare tutti noi
per soddisfare
il bisogno spirituale di qualcuno.
Ti sei rivisto in una di queste interviste?
In che modo Geova sta usando te
per soddisfare il bisogno spirituale
di qualcun altro?
Voi genitori, per esempio, meritate una lode
per tutti gli sforzi che fate
per aiutare i vostri figli ad amare Geova
e a dare il loro meglio.
E potete riuscirci
anche se non avete qualcuno al vostro fianco.
Cari fratelli e sorelle,
sia che siate nominati,
missionari, pionieri o persone anziane,
avete una parte importante
nel plasmare le vite dei ragazzi.
E rivestite un ruolo fondamentale
nell’aiutarli a dare il loro meglio a Geova
e loro, a loro volta,
soddisferanno il bisogno spirituale di altri.
Speriamo vi siano piaciute
queste esperienze e interviste.
Ci vediamo al prossimo episodio
di The Inside Story.
Stupendo.
Grazie, fratello Clarke
e voi che avete partecipato.
Lo abbiamo apprezzato molto.
È stato proprio incoraggiante vedere
quante persone sincere ci sono là fuori
ancora in cerca della verità.
Non so voi,
ma a me ha fatto venire voglia
di tornare a essere missionario.
Purtroppo però non sta a noi,
non sta a noi scegliere.
Quando all’inizio di questo programma
stavamo leggendo il racconto
di quello che accadde tra Abramo e Lot,
cosa avete pensato riguardo a Lot?
Ve lo stavate immaginando
come il cattivo della storia?
Il fratello David Splane,
membro del Corpo Direttivo,
ha scelto una prospettiva diversa
per analizzare il personaggio di Lot.
Il titolo del suo discorso è questo:
“Diamo il beneficio del dubbio”.
Stavo pensando proprio adesso
che il mese prossimo saranno 60 anni
da quando sono arrivato alla Betel
per frequentare la Scuola di Galaad,
al 107 di Columbia Heights.
Ricordi bellissimi.
E poi ovviamente 5 mesi dopo
c’è stato il conferimento.
Quindi,
credo proprio di sapere come vi sentite,
cosa state provando in questo momento.
Oggi è un giorno davvero speciale
per voi studenti che vi state diplomando.
E vogliamo dirvi che siamo orgogliosi di voi.
Vi siete dati da fare,
e Geova vi ha benedetto.
È chiaro che avevate il giusto approccio
mentre studiavate.
Non l’avete fatto
per impressionare gli altri con la conoscenza,
ma per avvicinarvi ancora di più a Geova
e per avvicinarvi di più anche ai fratelli.
Ed è proprio su quest’ultimo punto
che voglio soffermarmi in questo discorso:
il modo in cui ci rapportiamo
con i nostri fratelli e le nostre sorelle.
Senza dubbio, sappiamo che Geova
sa di noi
tutto quello che c’è da sapere.
E per questo motivo ci sentiamo tranquilli
pensando al giudizio finale.
Siamo sicuri che sarà giusto,
perché Geova
avrà preso in considerazione tutti i fattori,
non avrà tralasciato niente,
non si sarà dimenticato di niente.
Geova avrà tenuto conto di ogni cosa,
avrà valutato tutto.
Ma al contrario, come Dio disse a Samuele,
“il semplice uomo guarda l’apparenza”,
siamo esseri umani noi.
Noi non potremmo mai avere
tutte le informazioni necessarie
per riuscire a emettere
un giudizio definitivo su qualcuno.
Assolutamente no.
E come ha detto Jake prima,
per sottolineare questo punto,
parleremo della storia di Lot.
La domanda che ci facciamo è:
possiamo imparare qualcosa riguardo
al dare agli altri il beneficio del dubbio,
riguardo al modo in cui valutiamo gli altri?
E giusto per farvelo sapere,
io e Jake ci siamo messi d’accordo
su quello che avremmo detto.
Io e lui siamo in combutta!
Allora, Pietro disse qualcosa di interessante
riguardo a Lot.
Leggiamo quello che Pietro scrisse
in 2 Pietro.
2 Pietro 2.
Leggiamo insieme i versetti 7 e 8.
E qui troviamo una descrizione di Lot.
Vi do un attimo per trovarlo.
Se come me soffrite di artrite alle dita,
ogni tanto vi ci vuole un po’
per trovare i versetti.
2 Pietro 2:7,8.
Qui, parlando di Geova, il versetto dice:
“Tuttavia liberò il giusto Lot,
che era molto afflitto
per il comportamento sfrontato
delle persone senza legge;
quel giusto infatti si tormentava
giorno dopo giorno l’anima giusta
a motivo delle opere illegali
che vedeva e sentiva
mentre viveva fra loro”.
Un attimo, in questo versetto
chi è che definisce Lot “giusto”?
Qui Pietro stava esprimendo
una sua opinione personale?
Beh, no,
perché questa
è la seconda lettera ispirata di Pietro.
Quindi Pietro fu guidato dallo spirito santo
quando scelse di usare questo aggettivo
per descrivere Lot.
Lo spirito santo guidò Pietro
a definire Lot per 3 volte
un uomo “giusto”, non è così?
Ma chi c’era dietro lo spirito santo?
Geova Dio.
Quindi, in realtà,
quando leggiamo per 3 volte
che Lot era un uomo “giusto”,
capiamo che è Geova Dio a vederlo così,
ce lo presenta così.
Ma
è questo il modo in cui noi consideriamo Lot?
Lo vediamo come un uomo giusto?
O a volte lo vediamo come un uomo
che era pieno di difetti?
Qualcuno potrebbe dire:
“Quando suo zio Abraamo
gli diede la possibilità di scegliere
in quale parte del paese di Canaan
andare a vivere,
Lot scelse la parte migliore.
Avrebbe dovuto insistere
che ci andasse la persona più grande d’età.
Questo dimostra chiaramente
che Lot fu egoista”.
In effetti, quando leggiamo il racconto
e leggiamo le poche informazioni
che abbiamo a nostra disposizione,
potremmo arrivare a questa conclusione,
e magari è quella giusta.
Ma stanno davvero così le cose?
Lot era egoista?
O non è che forse ci mancano dei dettagli
che ci aiuterebbero
a capire ancora meglio la situazione,
a farci un quadro più completo,
e a ridimensionare un po’ la nostra opinione?
Supponiamo ad esempio
che, anche se Lot era nipote di Abraamo,
che in realtà fosse più vecchio di Abraamo,
anche tanto più vecchio.
Questo farebbe la differenza?
Cambierebbe un po’ le cose?
Beh, se siete beteliti, sì.
Anzianità di servizio…
Sapete, qui alla Betel,
quando sono disponibili alcune stanze,
abbiamo un modo interessante di decidere
a chi andranno assegnate.
Non tiriamo a sorte.
Non lanciamo una monetina.
Non facciamo “sasso, carta, forbice”.
E non facciamo “braccio di ferro”.
Facciamo un’asta.
Quindi tutti quelli che partecipano all’asta
vanno a vedere le camere disponibili
e quando qualcuno trova
una camera che gli piace,
è previsto che informi l’Ufficio Betel.
Ma cosa succede
se 2 beteliti vogliono la stessa stanza?
Beh, la stanza viene assegnata
a chi ha più anzianità di servizio.
In altre parole, quella camera viene data
a chi svolge da più tempo
il servizio a tempo pieno.
Ma la persona che non è riuscita
ad avere la stanza
non va a dire alla persona
che ha avuto quella stanza: “Sei un egoista!
La volevo io quella stanza,
me l’avresti dovuta lasciare!”
No, la stanza la prende
il betelita con più anzianità.
È così che funziona.
Quindi supponiamo
che Lot fosse più grande di suo zio,
forse grande abbastanza per essere suo padre.
Certo, non possiamo esserne sicuri,
perché nel libro di Genesi
mancano alcuni dettagli.
Ma ecco alcune informazioni interessanti.
Abraamo aveva 2 fratelli: Haran e Nahor.
E Abraamo era quasi certamente
il figlio più piccolo nella sua famiglia.
Come facciamo a dirlo?
Beh, quanti anni aveva il padre di Abraamo
quando nacque Abraamo?
Aveva 60 anni?
No.
Aveva 100 anni?
No.
Il padre di Abraamo aveva circa 130 anni
quando nacque suo figlio Abraamo.
Non fa sorridere questa cosa?
All’età di 100 anni,
Abraamo pensò di essere troppo vecchio
per avere un figlio,
eppure suo padre aveva 130 anni
o giù di lì quando lui era nato.
Quindi, questo significa
che Abraamo aveva dei fratelli più grandi.
E dalle Scritture, facendo qualche calcolo,
capiamo che il più grande
dei fratelli di Abraamo
aveva 60 anni quando nacque Abraamo,
e poteva benissimo essere il padre di Lot
perché fu il primo dei 3 a morire.
A quel tempo un uomo diventava padre
all’età di 30 anni.
Quindi se il padre di Lot aveva 60 anni
quando nacque Abraamo,
possiamo dire che Lot era adolescente,
o forse un uomo adulto quando nacque Abraamo?
Beh, se le cose stanno così,
Abraamo stava semplicemente offrendo
la possibilità di scegliere
in quale parte della Terra Promessa
andare a vivere
a chi aveva più anzianità.
Se avete mai ottenuto una camera all’asta
grazie alla vostra anzianità,
non credo proprio
che avrete qualcosa da ridire su Lot.
Di sicuro qualcuno starà pensando
“Ok, mi torna tutto, ma non puoi dimostrare
che Lot era più grande di Abraamo,
perché la Bibbia non lo dice”.
Esatto, è proprio questo il punto,
perché non possiamo dimostrare
nemmeno il contrario.
Con questo discorso
non vogliamo dimostrare niente,
qui non si tratta di Lot.
Lot è solo un esempio.
Il senso di questo discorso
è che dobbiamo dare agli altri
il beneficio del dubbio
quando non abbiamo a nostra disposizione
tutte le informazioni,
e in questo caso non ce le abbiamo.
Ok, va bene, ma che dire di quest’altra cosa?
“A Lot non andava più bene vivere in tende.
Voleva una vita più agiata,
quindi si è trasferito nella città di Sodoma.
Questo non dimostra che era materialista?”
Beh, potrebbe sembrare così.
Ma, di nuovo, abbiamo tutte le informazioni?
Sappiamo davvero
cosa spinse Lot a trasferirsi a Sodoma?
Era il desiderio di avere una vita più agiata,
o forse l’ha fatto
perché voleva proteggere la sua famiglia?
Ricordiamoci che Lot era stato rapito.
Se voi foste stati rapiti,
vi sentireste tranquilli
a vivere con la vostra famiglia
all’aperto in una tenda?
O preferireste la protezione
che può offrire una città?
Ricordiamoci
che molti nostri fratelli e sorelle
vivono in quartieri pericolosi,
ma di certo non perché gli piaccia.
Non vivono in una grande città
perché vogliono una vita agiata.
È solo perché non hanno altra scelta.
L’apostolo Pietro sapeva di Lot
tutto quello che sappiamo noi.
Eppure lo definì un uomo giusto,
non un uomo egoista
o un uomo materialista, ma un uomo giusto.
Lot non diventò giusto
quando lasciò la città di Sodoma.
Gli fu permesso di lasciare la città di Sodoma
perché si era dimostrato giusto.
Aveva fatto cose
che Geova Dio aveva considerato giuste.
Beh, magari Lot fu davvero egoista
quando accettò la migliore parte del paese.
E forse fu materialista quando si trasferì
con la sua famiglia a Sodoma.
Ma se le cose stanno così,
allora devono esserci state molte altre cose
molte altre cose buone che Lot fece
che portarono Geova
a definirlo un uomo giusto.
E queste sono cose
che semplicemente non sappiamo.
Quindi dobbiamo vedere il quadro generale,
e a volte il quadro generale non ce l’abbiamo,
perché non abbiamo tutte le informazioni.
Se saltiamo alle conclusioni
senza avere tutte le informazioni,
potremmo facilmente arrivare
alla conclusione sbagliata.
E questo è quello che accadde agli israeliti
dopo che avevano conquistato
una parte della Terra Promessa.
I rubeniti, i gaditi
e la mezza tribù di Manasse
rimasero a est del Giordano
perché quella parte del paese
aveva molto cibo per il loro bestiame.
Prendete insieme a me Giosuè 22,
e vediamo cosa accadde.
Vi do un attimo
per trovare questo passo biblico.
Giosuè 22.
Leggeremo insieme
il versetto 10.
Giosuè 22:10.
“Quando arrivarono alle regioni del Giordano
nel paese di Canaan,
i rubeniti, i gaditi
e la mezza tribù di Manasse
eressero un altare lì presso il Giordano
un altare grande, imponente”.
Beh, anziché dare ai loro fratelli
il beneficio del dubbio,
gli altri israeliti conclusero
che queste tribù
stavano scivolando nell’apostasia.
Erano perfino pronti alla guerra.
Ma, di nuovo, cosa sappiamo di queste tribù?
Prima di questo episodio avevano combattuto
fianco a fianco con gli israeliti
per la conquista della Terra Promessa
e avevano perfino rischiato la vita per farlo.
Come lo sappiamo?
Erano stati posizionati
alla testa dell’esercito.
Quelle tribù
erano sempre in prima linea in guerra
e quindi quei soldati
erano quelli più esposti al pericolo.
Erano coraggiosi.
E poi qualcuno di loro
aveva mai mostrato un atteggiamento apostata?
Ma anziché dare ai loro fratelli
il beneficio del dubbio,
le altre tribù andarono da loro
e dissero quello che leggiamo
nei versetti da 16 a 18.
Da 16 a 18.
“Questo è ciò
che tutta l’assemblea di Geova dice:
‘Che cos’è questo atto d’infedeltà
che avete commesso contro l’Iddio d’Israele?
Oggi avete smesso di seguire Geova,
erigendovi un altare e ribellandovi a Geova.
Non bastava l’errore che commettemmo a Peor?
Una piaga allora colpì l’assemblea di Geova,
eppure non ci siamo ancora purificati
da quell’errore.
E voi oggi vorreste smettere di seguire Geova?
Se oggi vi ribellate a Geova,
allora egli domani si indignerà
contro tutta l’assemblea d’Israele’”.
E quello fu solo l’inizio,
ebbero altro da dire.
E dopo che i rappresentanti delle 10 tribù
smisero di parlare e presero fiato,
gli anziani delle altre tribù spiegarono
che quell’altare non serviva per l’adorazione.
L’altare era stato costruito
per ricordare agli altri israeliti
che anche le tribù a est del Giordano
adoravano Geova come loro.
Deve essere stato imbarazzante
per il sommo sacerdote
e per gli anziani di Israele
capire che avevano sollevato un polverone
per niente.
All’inizio abbiamo detto che Geova sa di noi
tutto quello che c’è da sapere.
Quindi è chiaro che più conosciamo
i nostri fratelli e le nostre sorelle
(il loro contesto familiare,
i problemi che hanno affrontato)
meno saremo inclini a giudicarli.
Quando capiamo quanto hanno dovuto lottare
per arrivare dove sono adesso,
non ci resta che amarli.
Quella persona
è la migliore della sua famiglia,
non mettiamoci mai a screditarla.
A volte può capitare
che abbiamo un piccolo problema con qualcuno,
ma se riflettiamo
sul contesto familiare da cui proviene,
forse nessun suo familiare è nella verità.
O magari avevano uno stile di vita
molto immorale.
E ora hai questa gemma,
questa persona che Geova ama.
E quindi
quando qualcuno ci dà un po’ fastidio,
dobbiamo chiederci:
“Geova considera questa persona giusta,
un uomo giusto, una donna giusta?”
Lui mi irrita, lei mi irrita.
Ma forse agli occhi di Geova
questa è una persona giusta.
E il problema è che io mi sto concentrando
solo su quella piccola cosa che mi irrita,
non sul quadro generale, sull’insieme.
Molti anni fa, in un’altra Betel
un fratello giovane doveva collaborare
a un progetto per un lungo periodo
con una sorella anziana.
La sorella e suo marito erano entrambi unti.
Il fratello era l’uomo più dolce
sulla faccia della terra.
Sua moglie… era una sorella molto fedele
(dandole il beneficio del dubbio),
ma se non lavoravi come voleva lei,
rischiavi davvero di essere massacrato.
Penso che si vedesse più come una nonna severa
che come una sorella.
Ho apprezzato tanto la maturità
di questo giovane fratello.
Anziché arrabbiarsi e dire:
“Ma che diritto ha questa sorella
di parlare così a un fratello?”,
invitò la coppia in camera
per passare una serata insieme
e scoprì di come i 2 avevano perseverato
quando in quel paese l’opera era vietata.
Così iniziò a vedere quella sorella
da una prospettiva un po’ diversa.
E magari anche la sorella
iniziò a vedere lui in modo diverso.
Quindi se i nostri cari fratelli e sorelle
ci irritano,
cerchiamo di scoprire
qualcosa in più su di loro.
Trascorriamo del tempo con loro,
usciamo in servizio insieme,
prendiamoci un caffè.
Più li conosceremo, più li ameremo.
Quindi se la prossima settimana
qualcuno vi invita a prendere un caffè…
Una persona potrebbe essere timida,
o avere un’espressione seria.
Forse ride poco.
Allora potremmo concludere
che sia una persona fredda,
orgogliosa, senza amore,
ma forse è solo la faccia
che gli ha dato Geova.
A motivo di una salute cagionevole
o di altri impedimenti,
qualcuno potrebbe non riuscire
a fare quello che facciamo noi.
Forse non parla ad altri
del suo problema di salute,
allora potremmo concludere che sia pigro.
Geova invece vede che sta dando il meglio.
Al contrario, se qualcuno ha molte energie
e fa molto più di quello
che riusciamo a fare noi,
dovremmo concludere
che si stia mettendo in mostra,
che voglia farci apparire meno bravi?
Forse è solo il modo in cui è stato educato,
il modo in cui è cresciuto,
il suo modo di dare a Geova il meglio.
Quando eravamo nella circoscrizione,
stavo visitando una congregazione
in cui non si faceva che parlare
di una certa sorella.
Alcuni dicevano: “Dice di stare male,
ma se la vedi quando va a fare la spesa,
ha un sacco di energie
quando va a fare la spesa.
Però poi a molte adunanze non si vede”.
Sono andato a trovare quella sorella,
e meno male che l’ho fatto!
È venuto fuori che soffriva
di una malattia debilitante.
Aveva quasi sempre dolore.
Ma di tanto in tanto il dolore diminuiva
e, quando succedeva,
ne approfittava per uscire
e per andare a fare la spesa.
Viveva da sola, non aveva nessuno ad aiutarla.
Quando il dolore tornava
era costretta a stare quasi sempre a letto.
Beh, sarebbe stato meglio
offrirle un po’ d’aiuto
piuttosto che criticarla.
Che ne dite?
Come dicevo, l’obiettivo di questo discorso
non è dimostrare qualcosa
riguardo a Lot o a chiunque altro.
L’obiettivo è ricordare che Geova
è l’unico che conosce tutti i fatti.
Lui ama i nostri fratelli e le nostre sorelle
e vuole che anche noi li amiamo.
Ed è felice quando diamo loro
il beneficio del dubbio.
Siamo sicuri che lo farete,
mentre lavorerete a stretto contatto
con i vostri fratelli.
Voglio dirvi
che vi vogliamo davvero tanto bene.
Preghiamo che Geova vi benedica,
mentre continuerete a servirlo fedelmente.
E adesso?
Vi piacerebbe sapere
dove andranno gli studenti?
Ovvio, questo è il momento più emozionante.
Qui con noi c’è il fratello Ronald Curzan,
che ci aiuterà con i diplomi.
Ci aiuterà a consegnarli
agli studenti di Galaad.
Iniziamo con il fratello Ajavon,
che tornerà alla filiale
dell’Africa occidentale.
Il fratello e la sorella Alimănescu
torneranno alla filiale della Romania.
Il fratello e la sorella Alton
sono stati assegnati
alla filiale della Zambia.
Il fratello Arsiashvili
ritornerà alla filiale della Georgia.
Il fratello e la sorella Buech
torneranno alla filiale degli Stati Uniti.
Il fratello e la sorella Capece
torneranno alla filiale del Mozambico.
Il fratello e la sorella Carlisle
sono stati assegnati
alla filiale del Portogallo.
Il fratello e la sorella Carmichael
torneranno alla filiale degli Stati Uniti.
Il fratello e la sorella Carraway
sono stati assegnati
alla filiale della Zambia.
Il fratello Collymore è stato assegnato
alla filiale dell’Africa occidentale.
Il fratello Figely tornerà alla filiale
della Cechia e della Slovacchia.
Il fratello Fujita
tornerà alla filiale del Giappone.
Il fratello e la sorella Gatembasi
sono stati assegnati alla filiale del Ruanda.
Il fratello e la sorella Girma
torneranno alla filiale dell’Etiopia.
Il fratello e la sorella González
torneranno alla filiale della Spagna.
Il fratello e la sorella Hayega
torneranno alla filiale
dell’Africa occidentale.
Il fratello e la sorella Herron
sono stati assegnati
alla filiale della Nigeria.
Il fratello e la sorella Hugó
torneranno alla filiale della Scandinavia.
Il fratello e la sorella Lagavakatini
torneranno alla filiale delle Figi.
Il fratello e la sorella Lattanzi
sono stati assegnati
alla filiale della Spagna.
La sorella Lin tornerà alla filiale di Taiwan.
Il fratello Lopes è stato assegnato
alla filiale del Sudafrica.
Il fratello MacDonald
tornerà alla filiale degli Stati Uniti.
Il fratello e la sorella Mauri
torneranno alla filiale dell’Australasia.
Il fratello Mutahi
tornerà alla filiale dell’Africa orientale.
Il fratello Nelson
tornerà alla filiale della Scandinavia.
Il fratello e la sorella Osogu
torneranno alla filiale della Nigeria.
Il fratello Peralta
tornerà alla filiale della Colombia.
La sorella Šakić
tornerà alla filiale della Croazia.
Il fratello e la sorella Spina
sono stati assegnati alla filiale del Ruanda.
Il fratello Terrell
tornerà alla filiale degli Stati Uniti.
Il fratello Vaitiekus
tornerà alla filiale della Finlandia.
Il fratello Yoon
tornerà alla filiale degli Stati Uniti.
E il fratello Zapp
tornerà alla filiale degli Stati Uniti.
E adesso?
Vi piacerebbe vedere la classe tutta insieme?
Si alzi il sipario.
Siamo davvero orgogliosi di voi studenti.
Sappiamo che vi siete impegnati tanto
durante la Scuola.
Ed è per questo che siete qui oggi.
Siamo felici di vedere
come Geova vi ha ricompensato.
È arrivato il momento della lettera
preparata dalla classe.
Il fratello Aidan Mauri,
della filiale dell’Australasia,
la leggerà per noi.
“Caro Corpo Direttivo,
vi vogliamo esprimere
la nostra più profonda e sentita gratitudine
per l’immenso privilegio
di frequentare la Scuola Biblica di Galaad.
Fin dal primo momento
la vostra ospitalità e il vostro affetto,
ricevuti anche dalla famiglia Betel,
ci hanno ricoperto di amore
e hanno accresciuto il nostro entusiasmo
per la Scuola.
Grazie, fratelli,
per il tempo che ci avete dedicato.
I vostri insegnamenti,
gli sforzi sinceri dei vostri assistenti
e dei nostri cari insegnanti,
oltre al costante supporto
del Reparto Scuole Teocratiche,
ci hanno toccato davvero nel profondo
e ci hanno permesso
di ‘vedere il nostro grande Insegnante
con i nostri occhi’.
Durante la Scuola
abbiamo imparato sempre meglio
a vedere e apprezzare l’amore di Geova,
che è tenero e altruistico.
Dal momento in cui il peccato
è entrato a far parte della storia umana,
Geova ha fatto tutto il possibile
per permettere agli esseri umani
di avere una stretta amicizia con lui.
Meditare sulla promessa edenica,
sui patti che Geova strinse
con Abraamo e Davide
e sulle belle disposizioni
della Legge mosaica,
in particolare il Giorno dell’Espiazione,
ci ha reso più grati
per il sacrificio di riscatto di Cristo.
Approfondire la vita e il ministero di Gesù
e il modo in cui rispecchiava
le qualità di suo Padre
ci ha permesso di comprendere
ancora meglio l’amore di Geova.
La pazienza che Gesù mostrò
nei confronti degli apostoli,
il valore che diede alle donne
e la gentilezza con cui le trattava
e l’immenso amore che dimostrò
soffrendo e morendo sul palo di tortura
ci hanno davvero emozionato.
Siamo molto grati di avere Gesù
come Re e Sommo Sacerdote!
Esaminare l’adempimento
delle profezie della Bibbia
ha rafforzato la nostra fiducia
nelle promesse di Geova
e ci ha dato più coraggio
per affrontare il futuro.
Per esempio, la profezia di Zaccaria
dei 4 carri che escono
verso i 4 angoli della terra
(e lo spirito di Geova
‘placato verso il paese del nord’)
ci ha rassicurato
che i potenti angeli di Geova
agiscono come un esercito
per proteggere il suo popolo,
esattamente come hanno già fatto in passato.
Anche ora che le condizioni di questo mondo
continuano a peggiorare,
sapere che questo esercito
sta dalla nostra parte
riempie il nostro cuore di fiducia
mentre continuiamo a sostenere
la sovranità di Geova.
Anche il nostro zelo per il ministero
è stato ravvivato grazie alle esercitazioni
basate sull’opuscolo
Ama le persone. Fai discepoli.
Ci sono piaciute tanto le dimostrazioni,
che ci hanno insegnato
come mettere in pratica le qualità necessarie
per predicare in diversi contesti.
Questa parte del programma della Scuola
ci farà parlare della buona notizia del Regno
con più amore, sentimento e urgenza
finché ‘i campi sono pronti per la mietitura’.
Dopo tutto quello che abbiamo imparato
negli scorsi 5 mesi,
desideriamo di tutto cuore
mettere in pratica questi insegnamenti.
Siamo determinati
a imitare il nostro Capo, il Cristo,
mentre serviamo ‘spalla a spalla’
con voi, cari fratelli,
e con la nostra famiglia mondiale.
Che questo possa dare gloria a Geova,
nostro Padre.
Vostri fratelli e sorelle,
la 159ª classe di Galaad.
Per concludere,
abbiamo qualche altro pensiero per voi.
Se ricordate,
avevamo lasciato in sospeso una domanda.
Quando le scelte di Lot
iniziarono a ritorcersi contro di lui,
in che modo reagì Abramo?
Come si comportò?
Questo ci porta alla terza paura,
una di quelle paure
che potremmo avere quando facciamo pace:
la paura di lasciarsi il passato alle spalle,
lasciarsi il passato alle spalle.
Sappiamo che non molto tempo dopo
essersi trasferito
nella zona di Sodoma e Gomorra,
Lot e la sua famiglia furono rapiti
dai vincitori di una guerra che era scoppiata.
Secondo voi, se Abramo avesse nutrito
del risentimento nei confronti di Lot,
cosa potrebbe aver pensato in quel momento?
“Gli sta bene!”
Giusto?
“Se lo merita.
Così impara a essere egoista!”
Avrebbe potuto reagire così.
Ma è veramente quello che fece?
Scopriamolo prendendo Genesi.
Genesi 14.
Genesi 14.
In effetti Abramo avrebbe potuto temere
che lasciarsi il passato alle spalle
sarebbe stato un po’
come giustificare o sminuire
quello che gli aveva fatto Lot, giusto?
Ma notate cosa si legge in Genesi 14:14.
Cosa fece Abramo dopo aver saputo
quello che era accaduto a Lot?
Il versetto 14 dice:
“Così Abramo venne a sapere
che suo nipote era stato fatto prigioniero.
Allora mobilitò i suoi uomini addestrati,
318 servitori nati nella sua casa,”
e notate cosa fece,
“si lanciò all’inseguimento fino a Dan”.
Ecco che cosa fece Abramo.
Sappiamo che Dan
era circa 200 km più a nord di Mamre.
Ci saranno voluti diversi giorni
per raggiungerla.
Il viaggio avrà comportato delle spese
e anche dei rischi.
Ma Abramo non si tirò indietro.
Andando avanti nella lettura,
nei versetti da 21 a 23,
si legge che Abramo
ebbe l’opportunità di guadagnare qualcosa
per gli sforzi fatti per aiutare Lot,
ma i suoi motivi non erano egoistici.
Quindi rifiutò.
Con umiltà Abramo fu disposto ad aiutare Lot,
a rimediare alle conseguenze
proprio di quella decisione
che avrebbe potuto rovinare la pace tra loro.
Abramo voleva la pace a tutti i costi.
Voleva lasciarsi il passato alle spalle.
Quale lezione impariamo da Abramo
in questo caso?
Avete mai dovuto fare un passo indietro?
Magari eravate in minoranza.
Vi siete adeguati
alla decisione della maggioranza
e alla fine le cose non hanno funzionato
come avrebbero dovuto.
Se vi è successo,
siete mai stati tentati di dire:
“Io l’avevo detto”?
O di far sapere a tutti quanti
che quella non era la vostra decisione?
Fa sorridere, ma è capitato a tutti.
Non nutrite risentimento.
Non rimanete arrabbiati.
Fate quello che fece Abramo.
Datevi da fare per sostenere una decisione,
anche se non è quella che avreste preso voi.
E se non funziona, imitate Abramo.
Come Abramo,
con umiltà aiutate a raccogliere i cocci
invece di cercare qualcuno da incolpare
per quello che è successo,
Perché?
Perché questo contribuirà alla pace.
E se facciamo pace, saremo in pace con Geova.
Ed è quello che vogliamo
più di ogni altra cosa.
Che cosa abbiamo imparato
parlando di queste 3 paure?
Abbiamo imparato molto da Abramo.
Abramo ricercava la pace.
Non aveva paura di sembrare debole.
Non aveva paura
che altri si approfittassero di lui,
né di lasciarsi il passato alle spalle.
Abramo ci rimise qualcosa
per aver agito in questa maniera?
In effetti non sappiamo per certo
se Lot mostrò mai apprezzamento
per quello che fece Abramo
per ristabilire la pace.
Come ci ha ricordato il fratello Splane,
la Bibbia non lo dice.
Ma in realtà non ha importanza,
perché non è quello il motivo
per cui Abramo si comportò così.
Qual era allora?
È interessante che subito dopo questi episodi
(cioè dopo che Abramo
cercò di fare pace con Lot
e dimostrò che la pace
era la sola cosa che voleva)
Geova fece qualcosa di speciale per Abramo.
In Genesi 13:14
e poi in Genesi 15:1,
Geova fa capire ad Abramo che lo approva,
Geova gli fa capire che lo ama.
Ecco, era quello che voleva Abramo.
Voleva andare all’altare, per così dire.
Voleva essere in pace con Dio.
Ed è esattamente quello che ottenne.
Così quando la pace verrà messa alla prova
fino al limite, perché succederà
(magari succederà alla Betel, o forse a casa,
oppure nella vostra congregazione),
non lasciate che le paure abbiano la meglio.
Combattete le vostre paure.
Cercate chi ha qualcosa contro di voi
e fate di tutto per ristabilire la pace.
Sarà facile?
No.
La persona con cui cercate di fare pace
lo apprezzerà?
Forse no.
Ma Geova sì.
Quale sarà il risultato?
Voi potrete tornare indietro all’altare
e presentare la vostra offerta.
E Geova sarà lì.
Sarà lì ad aspettarvi pronto ad accettarla.
Perché?
Perché vi sarete impegnati per fare pace.
Cari diplomati della 159ª classe
della Scuola di Galaad,
vi vogliamo bene.
E preghiamo che Geova continui a benedirvi
ovunque andrete.
Presto saranno disponibili
altri incoraggianti discorsi
di questo conferimento
su jw.org e nell’app JW Library.
Ma prima di salutarci, andiamo a trovare
i nostri fratelli in Australia.
Dal punto di vista morfologico,
l’Australia
è il continente più piatto della terra,
ed è anche il secondo continente
più arido dopo l’Antartide.
Il suo nome deriva da un’espressione latina
che significa “Terra sconosciuta del Sud”.
È una miniera di gemme preziose,
tra le quali c’è l’opale bianco.
Per quanto riguarda la popolazione,
l’Australia ospita più di 270 etnie diverse.
È davvero una delle terre
più multiculturali del mondo,
infatti, più di un quarto degli australiani
è nato oltreoceano.
La maggior parte degli australiani
ama stare all’aria aperta.
C’è chi ama il surf,
chi gioca a footy,
che è il calcio australiano,
o chi si gode un bel barbie, cioè un barbecue.
Il barbecue è davvero
un aspetto molto importante
alla base della cultura australiana.
In queste occasioni
di solito ognuno porta qualcosa,
e così la tavola è ricca di una grande varietà
di piatti locali e internazionali.
Un cibo di cui gli australiani vanno pazzi
è il Vegemite,
inventato a Melbourne nel 1923.
Si tratta di una crema color marrone intenso,
ricavata principalmente dal lievito di birra.
Il suo sapore umami è unico
e ricorda un po’ quello della carne.
Agli australiani piace molto
spalmarlo sul pane tostato o sui cracker.
L’Australia è anche rinomata
per la sua passione per il caffè.
3 quarti della popolazione
ne beve una tazza al giorno,
e il 95% dei bar in Australia non sono catene,
ma sono di proprietà di imprenditori locali.
Si usa caffè importato di buona qualità,
che viene decorato con il latte,
ottenendo una bevanda
bella da vedere e buona da gustare.
Nel 1788, centinaia di copie della Bibbia
arrivarono in Australia
su navi provenienti dall’Inghilterra.
Nel corso del XIX secolo,
il nome divino era diffuso
anche in alcune lingue indigene,
con la forma Yehóa e Jehovah.
Il messaggio della Bibbia iniziò così
a toccare il cuore delle persone,
come ad esempio quello della piccola Kartanya,
che a 11 anni scrisse queste parole
nella sua lingua nativa, il kaurna:
“Adoriamo sempre Geova.
Geova è il nostro Creatore.
Geova ci ha salvato dal peccato”.
Arthur Willis, dall’Australia Occidentale,
voleva tanto aiutare altri a conoscere Dio.
Nel 1931, a 19 anni, iniziò a fare il pioniere
e a viaggiare in zone remote dell’Australia.
Nel 1932 iniziò a predicare
a indigeni australiani.
Nel 1943 si spostò a Pingelly,
dove conobbe i Collard,
una famiglia aborigena Noongar.
James e Mabel Collard ebbero 17 figli.
I fratelli andavano a casa loro
per studiare la Bibbia
e, con il tempo, i Collard diventarono
i primi proclamatori indigeni
di una congregazione in Australia.
I nipoti di James e Mabel Collard
ora fanno parte
degli oltre 71.000 proclamatori
che oggi ci sono in Australia.
I proclamatori cercano le persone
dal cuore sincero ovunque
in spiaggia, nelle campagne e nelle città.
Si sforzano anche di imparare nuove lingue,
come il cinese mandarino,
e di immergersi nella cultura
delle lingue che imparano.
Tra questi gruppi di proclamatori zelanti
c’è la congregazione Carlton Melbourne,
che si riunisce nel variopinto
e multiculturale
distretto finanziario di Melbourne.
La congregazione è composta
da fratelli e sorelle
di 21 nazionalità diverse.
Tutti vi mandano i loro affettuosi saluti.
E anche noi, cari fratelli, vi amiamo molto.
Dalla sede mondiale dei Testimoni di Geova,
questo è JW Broadcasting.