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JW Broadcasting (novembre 2026)

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Benvenuti su JW Broadcasting.
Nel programma di questo mese
impareremo quanto ci fa bene
essere disposti a cambiare prospettiva.
Vedremo come 2 famiglie
che hanno aperto la loro casa
e il loro cuore
hanno ricevuto grandi benedizioni.
Scaveremo nel libro di Malachia
e impareremo in che modo Geova raffina noi
e la sua organizzazione.
E capiremo in che modo
ricordare le cose più importanti
quando ci prendiamo cura
della nostra famiglia
porta a grandi benedizioni.
Questo è JW Broadcasting.
Il tema della nostra trattazione è
“Usiamo bene la memoria”.
Forse ci chiediamo:
“Come posso usare bene la memoria?
Non posso decidere cosa ricordare”.
E in un certo senso questo è vero.
Ma possiamo decidere
su quali pensieri concentrarci
e quali ricordi alimentare.
In questo discorso vedremo
cosa possiamo imparare da Geova
in merito a come usare la nostra memoria.
Poi capiremo cosa c’entra la memoria
col mostrare amore agli altri
e col servirli.
Su cosa si concentra Geova
nei suoi rapporti con noi?
Scopriamolo.
Leggiamo insieme Ebrei 6:10.
Il versetto dice:
Avete notato cosa ricorda Geova?
Lui si concentra
sulle cose buone che facciamo.
Un approfondimento a questo versetto dice:
“Agli occhi di Dio,
trascurare le buone azioni
dei suoi leali servitori,
o smettere di interessarsene,
sarebbe un’ingiustizia da parte sua”.
Questo descrive molto bene
quanto è profondo l’interesse di Geova
per i suoi servitori.
Ovviamente Geova sa tutto di noi,
conosce i peccati che commettiamo
e gli errori che facciamo,
ma lui non si concentra
su queste cose negative.
Facciamo un esempio.
Potremmo paragonare la nostra memoria
a una biblioteca.
Geova conosce bene ogni libro
che c’è su ogni scaffale.
Alcuni libri parlano dei nostri errori
e dei nostri peccati,
altri raccontano le cose buone
che abbiamo fatto.
Geova sa dove sono i libri
che parlano delle cose negative.
Ma lui sceglie di leggere i libri
che parlano delle nostre azioni positive
ed è su quelle che si concentra.
In che modo l’esempio di Geova
può aiutare ognuno di noi
a usare bene la memoria?
Torniamo a Ebrei 6:10.
Notiamo su quali 2 cose
possiamo concentrarci.
La 1ª cosa è l’amore
che dimostriamo per il nome di Dio.
Sappiamo che abbiamo il grande privilegio
di portare il nome di Dio
e abbiamo anche la responsabilità
di difendere la sua reputazione.
Il modo in cui parliamo, in cui ci vestiamo,
in cui ci comportiamo
si rifletterà sulla reputazione di Geova,
in bene o in male.
Ecco perché 1 Corinti 10:31 ci ricorda
che qualunque cosa facciamo
dovremmo farla “alla gloria di Dio”.
Vogliamo che sia chiaro a tutti
che il nome di Geova è sacro
e che è importante per noi.
Mostriamo amore per il nome di Dio
anche facendolo conoscere agli altri.
E un modo per farlo è predicare
la buona notizia del Regno di Dio.
Quindi prestiamo attenzione
alla qualità del nostro ministero
e ci prendiamo del tempo per prepararci.
Anche se vogliamo iniziare
delle conversazioni con le persone,
vogliamo avere in mente
qualcosa di specifico da dire.
Inoltre ricordiamo che è importante
essere sempre pronti
a dare testimonianza informale.
Ricordiamo di porci obiettivi nel ministero
e ricordiamo di organizzarci ogni settimana
per dedicare del tempo alla predicazione,
se le nostre circostanze ce lo permettono.
Il nostro obiettivo è
‘fare tutto per la buona notizia’
e dimostrare quanto amore abbiamo
per Geova e per il suo nome.
Una seconda cosa
di cui si parla in Ebrei 6:10
su cui possiamo concentrarci
è ‘continuare a servire i santi’.
Chi sono?
In questo contesto il termine “santi”
si riferisce ai discepoli di Cristo
unti con lo spirito.
I cristiani ebrei di quel tempo
servivano i loro fratelli unti in vari modi.
Quando era necessario,
probabilmente
offrivano aiuto pratico o economico.
Paolo lì lodò per l’aiuto
che avevano dato ai loro fratelli in passato
e per l’aiuto
che stavano continuando a dare loro.
Questo principio riportato in Ebrei 6:10
si applica a tutti i servitori di Dio.
Perciò
ricordiamo di fare del bene agli altri.
Siamo contenti quando qualcuno è gentile
e generoso nei nostri confronti.
Ma siamo ancora più contenti
quando diamo agli altri
spinti dall’amore.
E la lista di cose pratiche
che possiamo fare per aiutare gli altri
è davvero lunga.
Potremmo provvedere cibo,
vestiti o alloggio.
Molti ne hanno bisogno
perché soffrono a causa dei disastri,
di una grave malattia
o perché sono perseguitati per la loro fede.
Possiamo anche lodare e incoraggiare
i fratelli della congregazione.
E un modo particolarmente importante
in cui facciamo del bene ai nostri fratelli
è pregare per loro.
Il punto è che,
a prescindere dalle nostre circostanze,
tutti vogliamo mettere in pratica
quello che dice Proverbi 3:27:
Quando ricordiamo di amare il nome di Dio
e di aiutare gli altri
dimostriamo che stiamo usando bene
la nostra memoria.
Un problema che abbiamo
con la nostra memoria è che, purtroppo,
spesso ricordiamo le cose
che vorremmo dimenticare.
Succede soprattutto
se qualcuno ci ha trattato male
o ci ha mancato di rispetto in qualche modo.
Il solo ricordo di quella persona,
di quello che ci ha fatto,
potrebbe portarci a nutrire rancore,
far fatica a dimenticare
e pensare
che quella persona non cambierà mai.
Vediamo 2 esempi contrapposti.
Per 1ª cosa,
parliamo del re Davide e di Simei.
Simei era un parente del re Saul
e nutriva rancore
nei confronti di Davide da anni.
Simei accusava Davide
di essersi impossessato del regno di Saul.
2 Samuele capitolo 16 menziona un’occasione
in cui Simei lanciò pietre e terra a Davide
e ai suoi uomini maledicendoli.
Quello fu un atto estremamente irrispettoso
da parte di Simei.
Infatti uno degli uomini di Davide, Abisai,
gli chiese il permesso di uccidere Simei,
ma Davide glielo impedì.
Umilmente,
Davide resisté alla tentazione di vendicarsi
e lasciò la questione nelle mani di Geova.
Fu una notevole dimostrazione di calma
e autocontrollo da parte di Davide.
In seguito, quando Davide ritornò al potere,
Simei si pentì e chiese perdono.
Di nuovo, Abisai voleva ucciderlo,
ma di nuovo Davide non lo permise.
Davide perfino giurò
che non avrebbe ucciso Simei.
È chiaro che Geova fu molto contento
di come Davide aveva gestito la situazione.
Ma prima di morire
Davide rivolse a suo figlio Salomone
queste parole,
leggiamole in 1 Re 2:8, 9:
Forse Davide aveva poco più di 60 anni
al tempo dell’episodio di 2 Samuele 16.
E quando morì aveva 70 anni.
In tutti quegli anni Davide non riuscì
a lasciarsi la cosa alle spalle.
Continuò a ricordare
quello che Simei aveva fatto.
La Bibbia non ci dice
perché Davide reagì in quel modo.
Ma quello che gli accadde ci fa capire
che se qualcuno ci tratta ingiustamente
o in modo poco gentile
può essere molto difficile
lasciarsi la cosa alle spalle,
anche se a suo tempo
l’abbiamo gestita nel modo giusto.
E il dolore che proviamo
può farci soffrire per molti anni.
Quindi, che cosa ci aiuterà ad andare avanti
e ad avere il giusto atteggiamento?
Riflettiamo sull’esempio di Gesù
e su come lui si comportò con Pietro.
La notte in cui Gesù venne arrestato,
Pietro gli aveva promesso
che non l’avrebbe mai abbandonato.
Eppure solo poche ore dopo,
Pietro negò di conoscere Gesù,
e non 1 o 2 volte, ma per ben 3 volte.
Pensiamoci.
Gesù stava affrontando
la prova più difficile
della sua vita sulla terra.
Ma nel momento in cui
lui aveva più bisogno d’aiuto
i suoi discepoli,
incluso il suo caro amico Pietro,
lo abbandonarono.
Non appena Pietro si rese conto
di quello che aveva fatto,
scoppiò a piangere,
distrutto dai sensi di colpa.
Ma cosa fece Gesù?
1 Corinti 15:5 dice
che dopo che fu risuscitato,
Gesù apparve a Pietro.
Gesù colse forse quell’occasione
per rimproverare Pietro
o magari per dirgli
quanto fosse deluso di lui?
Troviamo un indizio
di quello che accadde in Marco 16:7.
Qui vengono riportate le parole
che un angelo rivolse alle donne
che erano andate alla tomba di Gesù:
Un approfondimento a questo versetto
in parte dice:
“Qualche tempo prima
di apparire ai discepoli riuniti insieme,
a quanto pare Gesù apparve a Pietro
mentre questi era solo […].
Senza dubbio questa attenzione particolare
e la specifica menzione del suo nome
da parte dell’angelo
rassicurarono Pietro che era stato perdonato
per il fatto di aver negato 3 volte
qualunque legame con il suo amico”.
Possiamo solo immaginare
il sollievo che avrà provato Pietro.
Ovviamente Gesù non aveva dimenticato
quello che Pietro aveva fatto,
solo che scelse di ricordare
non gli errori di Pietro,
ma le preziose qualità che possedeva.
Gesù non si limitò a perdonare Pietro,
ma gli diede anche il privilegio
di rafforzare i suoi fratelli.
Che straordinario esempio
ci ha lasciato Gesù!
Se siamo stati feriti da qualcuno
che consideravamo un amico,
cerchiamo di imitare Gesù
e di usare bene la nostra memoria.
Ma vediamo un ultimo esempio
di come possiamo usare bene
la nostra memoria;
riguarda ancora una volta Davide.
Lui ricordava situazioni
in cui Geova lo aveva liberato
e lo aveva aiutato.
Questi ricordi gli davano la certezza
di poter superare
anche la peggiore delle difficoltà.
Pensiamo alle sue parole
riportate nel Salmo 27, versetti 2 e 3:
Avete visto quanto era deciso Davide?
Disse: “Il mio cuore non temerà”.
“Rimarrò comunque fiducioso”.
E noi, possiamo costruire
la stessa fiducia che aveva Davide?
Possiamo farcela,
se usiamo bene la nostra memoria.
Per esempio, vi è mai capitato
di affrontare una situazione difficile?
Magari avete chiesto aiuto a Geova
e lui vi ha dato la sapienza e la forza
per affrontare il problema,
oppure vi ha proprio aiutato a risolverlo.
Non dimenticatelo.
O forse volevate fare di più per Geova
e avete visto
come lui vi ha spianato la strada,
rimuovendo ostacoli grandi come montagne
e permettendovi così
di raggiungere il vostro obiettivo.
Ricordatevi anche questo.
Nel corso della nostra vita
collezioniamo tanti ricordi.
Quando ripensiamo
ai nostri rapporti con gli altri,
concentriamoci sulle belle qualità
dei nostri fratelli e delle nostre sorelle
e ricordiamo
tutte le cose belle che hanno fatto.
E quando ci guardiamo dentro,
sforziamoci di eliminare dal nostro cuore
tutte le cose inutili,
come il risentimento e l’invidia,
e continuiamo a sviluppare preziose qualità
come l’amore e la prontezza a perdonare.
E poi non dimentichiamo mai
come Geova ci ha aiutato in passato
e come ci sta aiutando adesso.
Possiamo essere sicuri
che, a prescindere
dalle difficoltà che affronteremo,
potremo superarle
se useremo bene la nostra memoria.
Oltre ai tanti esempi biblici,
abbiamo molti esempi moderni di fratelli
che hanno usato la memoria con saggezza.
Uno è il fratello Don Schwenning.
Tra i suoi ricordi
di una vita spesa nel servizio,
ce ne sono molti
legati ai cambiamenti nell’organizzazione.
Che cosa ha imparato?
La storia moderna del popolo di Geova
è una storia di crescita,
di progresso e di molti cambiamenti.
Ho vissuto di persona
molti di questi cambiamenti
e vi posso dire che è stato entusiasmante.
A volte mi hanno fatto un po’ paura,
ma i benefìci sono stati sempre grandi.
Ho visto il rame trasformarsi in oro.
Mi chiamo Don Schwenning.
Servo Geova da molti anni,
più di 70 ormai,
ma sono solo all’inizio.
Mio padre conobbe la verità
quando un collega di lavoro
gli diede un libro.
Poco dopo, tutta la nostra famiglia
cominciò a frequentare le adunanze.
Per noi fu un grande cambiamento,
ma la congregazione ci accolse con affetto.
E i fratelli mi fecero sentire incluso
e accettato.
Mi dava grande gioia sentire
che i fratelli e le sorelle mi apprezzavano.
Alcuni cambiamenti organizzativi
sono stati facili da capire e accettare.
Quando fu pubblicata
la Traduzione del Nuovo Mondo
mi accorsi subito
che si trattava di un grande cambiamento.
Per me quel libro era preziosissimo
e ogni giorno leggevo un capitolo.
Era così chiaro e semplice da capire.
Non era come la “Bibbia del re Giacomo”
che ero abituato a leggere.
La Traduzione del Nuovo Mondo
mi aiutò a capire
che Geova è una persona reale
e che potevo avvicinarmi a lui.
Questo mi permise
di crescere spiritualmente,
così quando avevo 16 anni mi battezzai.
Dopo essermi battezzato,
a 18 anni
fui nominato servitore di ministero.
Uno dei miei primi incarichi
fu quello di condurre lo studio di libro.
C’erano molti fratelli e sorelle
più grandi ed esperti di me.
All’inizio mi sentivo molto agitato.
Bene, grazie a tutti di essere qui.
Ehm, per iniziare, ehm…
Non era sempre facile.
Certe volte non sapevo bene cosa dire
e ci limitavamo
a esaminare le informazioni del libro.
Ma nonostante la mia agitazione
i fratelli e le sorelle mi sostennero molto.
Era come se Geova mi stesse rassicurando
per aiutarmi a svolgere quel nuovo incarico.
Quasi tutti i cambiamenti
in un modo o nell’altro
influiscono su di noi,
e nel 1972 ce ne fu uno grande
che mi toccò da vicino.
All’epoca ero servitore di congregazione,
cioè il fratello
con il principale ruolo direttivo
nella congregazione,
e avevo un grande carico di responsabilità.
Ma in quell’anno fu spiegato
che da quel momento in poi
le congregazioni sarebbero state guidate
da un corpo di anziani.
Per me fu difficile accettarlo.
Non mi piaceva sentirmi così.
Volevo essere felice di questo cambiamento,
e dovetti lavorarci su.
In quel periodo
la mia relazione con Geova
diventò più forte,
perché lo pregai molto.
Gli chiedevo di aiutarmi
a comprendere la situazione.
E capii
che dovevo lavorare sulla mia spiritualità.
Alla fine riuscii a comprendere perché
questo cambiamento organizzativo
era saggio.
Ora penso che sia bellissimo
avere un corpo di anziani.
Ci sono più persone
che si prendono cura della congregazione.
Questa disposizione
si è rivelata una vera benedizione.
Ho ricevuto così tanto
dall’esperienza dei più anziani
e dall’energia dei più giovani.
Ho visto quanto siano vere
le parole di Proverbi:
“Con molti consiglieri
si ottengono ottimi risultati”.
Ci saranno sempre dei cambiamenti,
e noi dobbiamo collaborare con Geova.
Lui ci invita a fare dei cambiamenti
per il nostro bene.
Forse non lo capiamo subito,
ma poi col tempo riusciremo a capirlo.
Naturalmente i cambiamenti più grandi
devono ancora arrivare.
Questo è il periodo più entusiasmante
della storia moderna
per far parte dell’organizzazione di Geova.
Se sei giovane,
non lasciarti sfuggire questo momento.
Cerca di imparare il più possibile
sull’organizzazione di Geova,
diventane parte, impegnati nelle attività
della tua congregazione.
Parla con gli anziani,
renditi disponibile
per tutti gli incarichi che puoi svolgere.
Lasciati guidare da Geova, confida in lui
e avrai una vita entusiasmante
e piena di gioia.
E ora vogliate scusarmi,
ma torno al lavoro,
c’è ancora tanto da fare.
Forse la maggior parte di noi oggi
farebbe fatica a immaginare
una congregazione
senza il corpo degli anziani.
Eppure per il fratello Schwenning
è stato difficile adattarsi al cambiamento.
Che cosa lo ha aiutato
a vedere le cose come le vede Geova?
Ne ha parlato con lui in preghiera
e si è impegnato per vedere
la saggezza di questa disposizione.
Vediamo in che modo la preghiera
ha aiutato 2 famiglie
a rendersi disponibili
per alcuni eventi teocratici
e quanto le abbia arricchite
aprire le loro case
per ospitare i delegati
dei congressi speciali.
Nel 2015
ci sarebbe stato un congresso speciale
nella nostra città, Medellin.
Avevamo un grande privilegio
potevamo offrirci
di ospitare i delegati a casa nostra.
Ma in quel momento
avevamo tante cose da fare,
le giornate erano troppo corte.
Avevamo un figlio
che stava diventando adolescente,
aveva 11 anni.
Mia moglie si stava riprendendo
da un problema di salute.
Pensava che non sarebbe riuscita
a fare abbastanza per i fratelli.
Pensavamo che non fosse il momento
di ospitare i delegati
e che non potessimo accettare
quel privilegio.
Dal principio abbiamo sempre pregato Geova
e gli abbiamo chiesto di aiutarci
a insegnare a nostro figlio
ad amarlo e servirlo.
Volevamo trovare dei modi pratici
per aiutarlo ad avvicinarsi a Geova.
Così un giorno mia moglie ha detto:
“Geova è così generoso con noi.
Imitiamolo essendo generosi
nei confronti dei nostri fratelli,
ospitiamoli”.
E così, dopo tante preghiere,
ci siamo divisi i compiti
per sistemare la casa
ed essere pronti
a ricevere i nostri fratelli e sorelle.
Quando sono arrivati i nostri ospiti
erano così affettuosi, così speciali!
Sembrava che li conoscessimo
da tantissimi anni.
Per tutti noi è stato veramente edificante
averli nella nostra casa
e vedere il loro attaccamento alla verità.
Ci siamo accorti
che avevano buone abitudini spirituali.
L’amicizia che si è creata
con questi fratelli,
le conversazioni che abbiamo fatto
hanno avuto un ottimo effetto su mio figlio.
Un giorno lui mi ha detto:
“Papà, ho bisogno di parlarti
di una cosa molto importante”.
E con tutto il cuore
mi ha detto cosa provava per Geova:
“Papà, mi voglio battezzare”.
Quando ripenso ai fratelli
che abbiamo ospitato, mi sembra chiaro
che sia stata la risposta di Geova
alle nostre preghiere.
Con quei fratelli siamo amici tuttora.
Siamo andati a trovarli
e abbiamo ricordato i bei momenti
di quel congresso.
Siamo tanto felici
di aver aperto la nostra casa
e i nostri cuori a questi cari amici
e di avergli mostrato il nostro affetto.
Questo non ha prezzo.
Siamo molto felici.
Non avrei mai pensato
che mostrare ospitalità
sarebbe stata una risposta
alle preghiere di mia madre e alle mie.
Abraamo fu ospitale
con persone che non conosceva.
Quindi quando ho saputo
del congresso speciale mi sono detta:
“Questa è la mia occasione,
perché ho sempre desiderato
ospitare i fratelli”.
Il posto dove vivevamo in quel periodo
non era arredato proprio del tutto.
Avevamo soltanto le cose necessarie
per dormire, per mangiare,
e il tavolo era piccolo piccolo.
Ma c’era anche un altro problema.
Non ero per niente d’accordo,
e ho detto che non le avrei aiutate
e di non contare su di me.
Mia sorella non era testimone di Geova.
In quel periodo ero concentrata solo
sull’università e sul mio lavoro.
Mi sentivo molto sola, vuota.
Non ero felice.
I fratelli che abbiamo ospitato a casa
erano molto alla mano,
divertenti, affettuosi
ed erano avvicinabili.
Mangiavano volentieri
qualunque cosa ci fosse in casa,
loro non si facevano problemi.
Era come se li conoscessimo da tanto tempo.
E noi ci sentivamo a nostro agio.
Soprattutto erano persone felici,
e mi rendevo conto che erano felici
perché servivano Geova.
Sono molto contenta per l’ospitalità
che mia mamma e mia sorella
hanno mostrato ai fratelli per il congresso
perché ho potuto vedere
degli esempi così belli
proprio grazie alla loro ospitalità.
Ed è questo che mi ha aiutato,
che mi ha spinto ad avvicinarmi a Geova.
Allora ho chiesto
di poter iniziare a studiare la Bibbia,
ho fatto progressi
e il 7 marzo del 2020 mi sono battezzata.
Abbiamo stretto amicizie
che dureranno tutta la vita, amicizie vere.
Siamo ancora in contatto,
infatti
abbiamo anche una chat di gruppo insieme.
Il gruppo si chiama “Big Family”.
Questa esperienza
è stata molto più di un regalo,
è stata una benedizione di Geova
per tutta la nostra famiglia.
Famiglie più forti, nuove amicizie
e ricordi che ci incoraggeranno
per tutta la vita.
Ecco alcune delle benedizioni
che si possono avere
facendo del bene agli altri.
Purtroppo,
non tutti i ricordi sono piacevoli.
Che dire, ad esempio, di quei momenti
che preferiremmo dimenticare?
Prestiamo attenzione
all’adorazione mattutina intitolata
“Tutti inciampiamo molte volte”.
Ci sono tante cose che si potrebbero dire
in merito a questo passo,
Giacomo 3:2, che dice:
“Tutti sbagliamo molte volte”.
Nella nota in calce a Giacomo 3:2
leggiamo: “o ‘inciampiamo’”.
Il contesto ci fa capire che si riferisce
a quando facciamo errori nel parlare.
Nel corso degli anni
abbiamo ricevuto tantissimi buoni consigli
su come migliorare
il nostro modo di parlare.
Tutti conosciamo frasi come
“pensa prima di parlare”
o “conta fino a 10”
o “ascolta con più attenzione”,
o altri buoni suggerimenti
su come tenere sotto controllo
quello che diciamo.
Tutto questo è molto utile.
Ma avete notato
che anche con questi buoni consigli
e con l’esperienza di vita che abbiamo
ci capita ancora di dire cose che feriscono,
di discutere e di cercare scuse?
E poi ci ritroviamo a chiederci:
“Perché ho detto quelle cose?”
La metafora dell’inciampare
usata da Giacomo è molto calzante,
infatti quando inciampiamo
ci sentiamo in imbarazzo
e ci guardiamo in giro
per vedere se qualcuno ci ha visto.
E dopo che ci siamo ricomposti,
qual è la prima cosa che facciamo?
Di solito guardiamo in basso
per capire cosa ci ha fatto inciampare.
Magari c’era qualcosa
che qualcuno aveva lasciato lì per terra,
o forse
il cemento del marciapiede era spaccato
e siamo inciampati
dove si era creato un dislivello.
O può darsi
che semplicemente eravamo distratti
e siamo inciampati sui nostri stessi piedi.
A volte, per esempio, mi è successo
che sono inciampato
mentre scendevo le scale
perché ero così tanto assorto
nei miei pensieri
che non ero attento
al movimento dei miei piedi.
O in alcuni rari casi, guardiamo giù
e vediamo che qualcuno
ci ha fatto apposta lo sgambetto
per farci inciampare.
Questa mattina vogliamo concentrarci
proprio su questa reazione naturale,
cioè guardare giù
per capire cosa ci ha fatto inciampare.
È un punto importante,
ogni volta che inciampiamo
possiamo imparare qualcosa.
Dopo che abbiamo fatto un errore,
dobbiamo prenderci il tempo
di farci queste domande:
“Qual è stata la situazione
che ha provocato la mia reazione negativa?
Come posso riconoscere quella situazione
e avere una reazione migliore
la prossima volta che si presenta?”
Capire quali sono le situazioni
che spesso ci portano
a dire la cosa sbagliata
può essere molto utile per prepararci,
così da controllare la nostra reazione
prima di dire qualcosa
invece di pentirci dopo che l’abbiamo detta.
Naturalmente,
se continuiamo a fare gli stessi errori
nel parlare più e più volte,
non stiamo certo imparando
da ognuno di questi errori, non è vero?
Ci sono varie ragioni
per cui potremmo inciampare e cadere;
ad esempio dubbi, paura, orgoglio.
Ora ne vogliamo analizzare
2 in particolare
per capire come possiamo riconoscerle
e cercare di evitarle.
La prima di cui parleremo
è l’eccessiva confidenza.
A volte
sappiamo così tante cose su una persona
che non la trattiamo più con rispetto.
E forse anche chi scrisse le parole
del versetto di oggi, Giacomo,
visse questa situazione.
Pensate per un momento:
come sarà stato per Giacomo
crescere
avendo Gesù come fratello maggiore?
Forse Giacomo pensava:
“Vuole solo essere il preferito della mamma,
pensa di essere perfetto”.
Che poi in effetti Gesù lo era davvero.
Come sappiamo,
all’inizio Giacomo non riconobbe
che Gesù era il Messia,
e forse una delle ragioni
fu che erano cresciuti insieme.
Marco 3:21 ci dà un’idea
di cosa probabilmente pensavano
i familiari di Gesù.
Marco 3:21 dice:
“Quando i suoi parenti lo vennero a sapere,
uscirono per andare a prenderlo;
dicevano infatti: ‘È fuori di sé’”.
Se leggiamo l’approfondimento,
vediamo che probabilmente
Giacomo era uno dei familiari
che disse queste parole.
Chissà come deve essersi sentito
successivamente Giacomo
quando accadde ciò che è descritto
in 1 Corinti 15:7.
1 Corinti 15:7
dice: “Successivamente
[Gesù] è apparso a Giacomo,
e poi a tutti gli apostoli”.
Riuscite a immaginare come si sentì Giacomo
quando Gesù gli apparve
e si parlarono col cuore in mano?
Probabilmente fu molto dispiaciuto
per alcune delle cose
che aveva detto a Gesù.
Ora finalmente riconosceva
che Gesù era il Messia.
Ma veniamo un po’ a noi.
Vi capita mai
di dire al vostro coniuge delle cose
che non vi permettereste di dire
a nessun altro?
Sembra quasi
che i vostri familiari sappiano esattamente
quali siano i tasti da premere
per provocarvi
e farvi dire la cosa sbagliata.
Forse lo fanno intenzionalmente, o forse no.
Chiedetevi:
“Se non fosse stato un mio familiare,
avrei detto la stessa cosa?”
Se la risposta è no,
probabilmente dobbiamo prepararci
a reagire correttamente
quando abbiamo a che fare con le persone
con cui abbiamo più confidenza.
La cosa che dobbiamo fare
è capire la situazione
e prevenire la reazione sbagliata.
Non lasciate
che questa crepa nel marciapiede,
l’eccessiva confidenza,
vi faccia inciampare.
Individuatela, preparatevi
ed evitatela, girateci intorno.
Un’altra situazione che vogliamo analizzare
è quando ci sentiamo attaccati.
La cosa fondamentale da fare
in queste situazioni
è individuare l’emozione
che scatena la nostra reazione.
Quale emozione scatena la nostra reazione?
Si tratta di invidia?
Di orgoglio?
Di egoismo?
È il ricordo di uno screzio avuto in passato
con quella persona?
Facendoci queste domande
possiamo individuare qual è l’emozione
che ci spinge a dire certe cose,
così la prossima volta
potremo contrastare quell’emozione
con altre qualità.
Per esempio,
ecco alcune reazioni negative
che potremmo avere in una certa situazione:
“Non mi stanno ascoltando”.
La nostra reazione:
potremmo alzare la voce o urlare.
“Mi stanno mancando di rispetto”.
Potremmo mancare di rispetto a nostra volta.
“Mi stanno accusando ingiustamente”.
Potremmo reagire in modo aggressivo
cercando di difenderci.
“Sono stato frainteso”.
Potremmo sentirci frustrati
e smettere di parlare.
Giacomo, verso la fine del capitolo 3,
ai versetti da 14 a 18,
spiega come potremmo sostituire
alcuni di questi sentimenti negativi
con altri positivi.
Giacomo 3:14-18:
“Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia
e uno spirito litigioso,
non vantatevi
e non mentite contro la verità.
Questa non è la sapienza
che scende dall’alto;
piuttosto è terrena, animale, demoniaca.
Perché dove ci sono gelosia
e spirito litigioso,
ci sono anche disordine
e ogni cosa ignobile.
Ma la sapienza che viene dall’alto
[qui cita alcune buone qualità
che possiamo mostrare]
è prima di tutto pura,
poi pacifica, ragionevole,
pronta a ubbidire,
piena di misericordia e di buoni frutti,
imparziale, non ipocrita.
Inoltre il frutto della giustizia
viene seminato in condizioni pacifiche
per quelli che promuovono la pace”.
Quindi, la prossima volta
che vi sentirete attaccati pensate:
“Cosa dirò?
e “Come voglio reagire?”
Potremmo fare delle prove mentali
della conversazione
finché la nostra reazione non migliora.
Con le persone che conosciamo meglio
potremmo addirittura già sapere
più o meno come ci risponderebbero.
Abbiamo già un’idea
di quello che potrebbero dirci.
Quindi fate queste prove.
Forse la prima volta che lo farete
la conversazione non andrà benissimo,
quindi continuate a fare queste prove
finché non reagite nel modo giusto.
Poi però, quando parliamo davvero
con la persona,
probabilmente le cose non andranno
come ce le eravamo immaginate.
Ma l’obiettivo,
il valore pratico delle prove mentali
è quello di aiutarci
a controllare le nostre emozioni
e rimanere concentrati sul nostro obiettivo
di fare pace con gli altri.
Quindi, con questa preparazione mentale
e imparando dai nostri errori passati,
senza dubbio potremo migliorare molto
nel controllare quello che diciamo.
Allora,
per riassumere il nostro punto principale,
ogni volta che inciampiamo
possiamo imparare qualcosa,
pensiamo alla metafora che usò Giacomo,
in Giacomo 3:6,
dove paragonò la lingua a “un fuoco”.
Come vi sentireste
se per errore provocaste un incendio?
Stareste malissimo,
ma vi limitereste a stare male?
No, analizzereste qual è stata la causa.
O forse sarebbe qualcun altro
a investigare al posto vostro.
Ma in ogni caso, cosa imparereste?
A non lasciare niente sui fornelli,
a non mettere la fiamma troppo alta
o a non buttare acqua sul fuoco
quando sta bruciando l’olio.
Imparereste
cosa non fare la volta successiva.
Ecco,
possiamo seguire un procedimento simile
quando sbagliamo nel parlare.
Analizziamo la situazione.
Quale lezione possiamo imparare
che ci aiuterà a non reagire più
allo stesso modo?
Ricordate,
ogni volta che inciampiamo
possiamo imparare qualcosa.
Quando non ci soffermiamo sui nostri errori,
ma ci concentriamo
su quello che abbiamo imparato,
possiamo far sì
che anche i ricordi dolorosi ci siano utili.
I capifamiglia
hanno una grande responsabilità.
Non è facile
provvedere ai bisogni della famiglia
dal punto di vista fisico,
emotivo e spirituale.
Vediamo in che modo
un padre trova il giusto equilibrio
nel video musicale di questo mese,
intitolato In Geova io confiderò.
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Non faccio affidamento
sul mio intendimento. ♪
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Per l’eternità ♪
♪ lui mi guiderà. ♪
♪ Lui mi guiderà. ♪
♪ Le difficoltà, mille ansietà, ♪
♪ portano via la serenità. ♪
♪ Se confiderò soltanto in me, ♪
♪ la felicità un miraggio sarà. ♪
♪ Ma se chiedo al mio Dio,
la forza mi darà ♪
♪ e quando avrò paura ♪
♪ al mio fianco sarà. ♪
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Non faccio affidamento
sul mio intendimento. ♪
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Per l’eternità ♪
- ♪ lui mi guiderà. ♪
- ♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Per l’eternità ♪
- ♪ lui mi guiderà. ♪
- ♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Geova mi darà la capacità ♪
♪ di gestire l’ansia con lucidità. ♪
♪ Come un faro lui la via mostrerà, ♪
♪ ogni mio passo illuminerà. ♪
♪ Chiedo aiuto al mio Dio,
la forza mi darà ♪
♪ e quando avrò paura ♪
♪ al mio fianco sarà. ♪
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Non faccio affidamento
sul mio intendimento. ♪
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Per l’eternità ♪
♪ lui mi guiderà. ♪
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Per l’eternità ♪
- ♪ lui mi guiderà. ♪
- ♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Per l’eternità ♪
♪ lui mi guiderà. ♪
♪ Non faccio affidamento
sul mio intendimento. ♪
♪ In Geova io confiderò! ♪
♪ Per l’eternità ♪
♪ lui mi guiderà. ♪
Cari capifamiglia,
Geova vede il vostro amore
e la vostra dedizione.
Il vostro compito non è facile,
ma se non vi scoraggiate
e confidate in Geova,
lui aiuterà la vostra famiglia
a essere unita e a servirlo con gioia.
Dalla serie Scava nella Bibbia
abbiamo imparato come ottenere il massimo
dalla nostra lettura.
Siamo arrivati all’ultimo libro
delle Scritture Ebraiche, Malachia.
Qui Geova si presenta come un “raffinatore”.
Non ci credo! Siamo già arrivati all’ultimo
dei 12 profeti minori!
È vero, queste adorazioni in famiglia
sono proprio volate.
E sai una cosa che mi è piaciuta molto?
Il suggerimento di fare ricerche
riguardo al contesto
in cui fu scritto ciascun libro.
Già. In particolare,
cosa ti è piaciuto del libro di Malachia?
Riflettevo sul fatto
che questo libro profetico
non è solo l’ultimo
delle Scritture Ebraiche,
ma è anche l’ultimo in ordine cronologico.
Eppure,
dopo tutta la pazienza mostrata da Geova
e le correzioni degli altri profeti,
gli israeliti avevano ricominciato
a praticare le cose che Geova odia.
Eh sì, nei primi 2 capitoli
viene spiegato chiaramente.
Il popolo mancava di rispetto a Geova,
venivano offerti sacrifici scadenti,
alcuni divorziavano dalla moglie,
forse per donne che non adoravano Geova.
E i sacerdoti?
A loro stava bene.
Io, al posto di Geova,
non so se avrei continuato ad aiutarli.
Geova invece non si arrese.
È per questo che mandò Malachia.
Infatti.
Sai, ho iniziato a soffermarmi
su alcune espressioni.
È incredibile
quante cose si possono scoprire
semplicemente
facendo caso alle parole usate.
È vero.
E quali parole ti hanno incuriosito?
Al capitolo 3 versetto 3,
di Geova si dice:
Queste 2 parole, “siederà” e “raffinatore”,
mi hanno fatto riflettere.
- Ah sì?
- Sì.
Ho cercato questi termini
nella BIBLIOTECA ONLINE Watchtower
e dopo aver scavato un po’
ho trovato un articolo interessante. Diceva:
Ho pensato che questo
è proprio quello che Geova fece con Israele
per tutto quel tempo.
Lasciò che affrontassero delle difficoltà,
li corresse
e mandò i suoi profeti più e più volte.
Stava continuando
a raffinarli spiritualmente con pazienza.
È proprio una caratteristica di Geova.
Anche quando le persone lo deludono,
lui non le tratta mai con durezza
e non si arrende facilmente con loro.
Si siede, e raffina con pazienza.
Lo ha fatto con Israele
e lo fa anche con noi oggi,
grazie ai consigli della sua Parola,
a coloro che usa per guidarci
o anche attraverso le prove che affrontiamo.
Un consiglio potrebbe ferirci,
una prova potrebbe essere più intensa
o più lunga di quello che vorremmo,
ma tutte queste cose
possono raffinarci spiritualmente.
- È proprio vero.
- Ma perché lo fa?
Tu cosa ne pensi?
Cosa ci dice questo su Geova?
Lui vede il potenziale che c’è in noi.
Quindi, anche se il raffinamento
potrebbe essere faticoso,
è perché Geova vede la persona
che possiamo diventare.
Beh, quindi potremmo dire
che il raffinamento di Geova
non è una punizione,
ma una forma d’amore.
Sì, infatti Malachia fu ispirato
a iniziare il suo libro
con questa dichiarazione: “Vi ho amato”.
Possiamo andare ancora più a fondo.
Una Torre di Guardia
elencava alcune domande
per meditare su quello che leggiamo.
Ad esempio: “Come mi fa sentire?”
o “Come posso applicarlo?”
Bello, sono domande davvero utili.
E in effetti pensandoci,
quando riceviamo un consiglio,
beh, a volte è dura da mandare giù,
ma ricordare
che Geova ci corregge perché ci ama
rende la cosa più facile da digerire.
Lui vede la persona che possiamo diventare
anche se noi ancora non la vediamo.
Io mi sono chiesto: “Sto davvero
permettendo a Geova di raffinarmi?
So che ci sono aspetti della mia personalità
che devo migliorare,
ma quanto spesso prego Geova al riguardo?
Quando ricevo un consiglio,
che sia leggendo la Bibbia
o dall’organizzazione,
ci rifletto con attenzione o lo ignoro?
E quando Geova permette
che io affronti una prova,
mi concentro sulla difficoltà
finendo per sentirmi amareggiato
o lascio che la prova
raffini le mie qualità interiori
come mitezza e pazienza?
Cosa mi sta aiutando a capire Geova
su me stesso?”
Mmh, belle riflessioni.
Io ho pensato che le impurità
emergono con le alte temperature
e con il tempo.
Allo stesso modo,
quando una situazione difficile
dura più del previsto,
diventa tutto più complicato.
Vengono a galla sentimenti e motivazioni
che non pensavamo di avere.
Purtroppo mi è capitato.
E sono rimasta delusa da me stessa,
per come ho reagito,
per le cose che ho detto,
di cui poi mi sono pentita,
ma non mi è piaciuto sentirmi così,
è stato scoraggiante.
Pensavo di essere più matura spiritualmente.
Mi dispiace, capisco cosa intendi.
Ed è il motivo per cui trovo questa metafora
così rassicurante.
Geova sa che le nostre imperfezioni
prima o poi verranno fuori, se lo aspetta.
Lui però non si concentra su quello,
ma sull’oro.
Quindi quando Geova ci aiuta
a vedere una nostra debolezza,
beh, quella è un’opportunità per migliorare
e non un motivo per arrenderci.
Hai ragione. Geova potrebbe raffinarmi
attraverso una situazione difficile
perché sa cosa potrei diventare.
Immagina come si sente
quando vede riflesse in noi le sue qualità.
Sì, è vero.
E inoltre
possiamo riflettere la personalità di Geova
anche nel modo in cui vediamo gli altri.
Mi chiedo: “Vedo il buono in loro,
il loro potenziale,
la loro versione migliore nel nuovo mondo?
O vedo solo le mancanze?”
Già. “Riesco a vedere
ciò che Geova ama di loro?”
Magari quei tratti della personalità
che io trovo fastidiosi
in realtà
sono punti di forza nel giusto incarico.
Mmh, bel punto.
Lo stesso vale anche nel nostro matrimonio.
Voglio concentrarmi sull’oro,
le nostre belle qualità,
e non sui difetti o gli errori.
Non importa da quanto siamo sposati,
Geova vede come diventeremo in futuro,
e anch’io voglio concentrarmi su questo.
Quante belle gemme da un solo versetto!
È vero, abbiamo imparato tantissimo.
È bastato esaminare il contesto storico,
soffermarsi su parole specifiche
e meditare su come mettere in pratica
quello che impariamo.
Ci resta ancora tanto da scoprire.
Ad esempio,
cosa fu profetizzato riguardo al Messia.
Del resto, Malachia è un libro di profezie.
È vero. Malachia fu l’ultimo profeta
delle Scritture Ebraiche
prima della comparsa del Messia.
Ma il suo messaggio continuò a riecheggiare.
Malachia profetizzò
riguardo a Giovanni Battista,
e Giovanni Battista preparò la via per Gesù.
Fantastico!
E ancora, in che modo questo libro
mostra la cura che Geova ha delle donne?
O come si applica a noi
l’espressione “speciale proprietà”?
C’è ancora così tanto da scavare!
Non vedo l’ora.
Studiare questi profeti
ci ha dato così tanto.
Si vedono proprio l’amore leale,
la misericordia,
l’interesse e la potenza di Geova.
Emerge qualcosa sulla sua personalità
da ogni capitolo.
Ora vediamo Geova sotto una luce nuova.
Quindi continuiamo a scavare.
Abbiamo solo scalfito la superficie
della Parola di Dio.
Geova è il grande Raffinatore.
Ci mostra con pazienza
in che modo migliorare
come individui e come organizzazione.
Chiediamoci:
“In che modo Geova sta raffinando me
per rendermi un suo servitore migliore?”
Questi episodi hanno, per così dire,
riportato in vita i 12 profeti.
Per produrre video realistici,
i team di produzione devono ricreare
l’ambiente in cui si svolge la storia:
un villaggio israelita,
un appartamento moderno
o un qualsiasi altro luogo.
Vi siete mai chiesti
in che modo i team riescono a far questo?
Scopriamolo insieme.
Il nostro obiettivo principale in ogni video
è insegnare qualcosa.
Per insegnare dobbiamo raggiungere il cuore
e per fare questo
dobbiamo costruire un mondo
che sia percepito come autentico
da chi guarda il video.
Nelle fasi iniziali del progetto
dobbiamo decidere
se usare una location esistente
o se costruire un set.
Visto che stiamo usando delle donazioni,
vogliamo fare il possibile
per impiegarle al meglio.
Si tratta di soldi guadagnati duramente
che i fratelli e le sorelle
hanno deciso di donare.
Quindi per noi è fondamentale
usare bene questi soldi
quando costruiamo i set.
Perciò prima di costruire un set
vediamo se ci sono location
che vanno già bene.
A volte i fratelli e le sorelle
delle congregazioni locali
ci permettono di usare le loro case.
Con i giusti permessi
possiamo anche usare luoghi pubblici.
Oppure possiamo girare la scena
in una proprietà della Betel.
In un video, un team di produzione
doveva girare una scena
ambientata in ospedale.
Ma invece di costruire un set
o andare in un vero ospedale,
hanno trovato una finestra
in un edificio della Betel che era perfetta.
L’hanno usata
per girare una parte della scena
e poi hanno aggiunto un video di archivio
di un neonato.
Così, con un paio di riprese,
la scena era completa.
Per alcuni progetti però
fare questo non è possibile
e quindi
bisogna pensare di costruire un set.
Una volta stabilito
che va costruito un nuovo set,
uno scenografo incontra il team
per valutare come realizzarlo.
Un direttore della fotografia
con il suo team
crea una lista di inquadrature,
cioè una lista di ciò che è necessario
inquadrare nel video.
Questo permette
a chi si occupa della scenografia
di capire cosa sarà inquadrato
e quale sarà il focus di ogni scena.
In questo modo costruiamo
solo quello che ci serve
per raccontare la storia.
Quando ti occupi di costruzioni
sei abituato a costruire cose
che devono durare.
Costruire un set è molto diverso,
serve qualcosa
che sia facile da montare e da smontare.
Deve essere bella da vedere
ma è comunque una struttura temporanea.
Spesso costruiamo cose che sembrano reali
ma che non è necessario
che funzionino, come una cucina.
Ad esempio, potremmo costruire una struttura
con sportelli e cassetti che non si aprono.
Lo stesso vale per le scale.
Non costruiamo un altro piano,
ma facciamo le scale
per far sembrare che esista.
Così risparmiamo tempo e denaro.
Quando costruiamo un set
usiamo spesso dei pannelli,
cioè delle pareti mobili
che si possono costruire in anticipo.
Si fa presto ad assemblarli e a installarli.
E una volta finito un progetto,
i pannelli non vanno buttati.
Finito un progetto,
se i pannelli sono stati dipinti o bucati,
rimuoviamo la superficie intaccata.
Togliamo i chiodi e qualunque altra cosa.
E poi aggiungiamo un pannello di compensato
di circa 5 mm.
Così la parete mobile è come nuova.
Ne stiamo usando alcune da più di 9 anni.
Quando costruiamo un nuovo set,
prendiamo in considerazione
ciò che può essere riutilizzato o riciclato.
Ad esempio, quando abbiamo fatto le riprese
del videoracconto su Ezechia
O Geova, confido in te,
c’è stato chiesto di riutilizzare
o riciclare più materiale possibile.
Sono passati 10 anni
e stiamo ancora riutilizzando
o riciclando le stesse cose.
Quindi il nostro reparto
si sta impegnando in questo senso
già da molto tempo.
Ad esempio, uno dei set di Giosia
è stato riutilizzato in Neemia
e nella serie su Davide.
C’era anche un set che abbiamo usato
come un’aula scolastica dei nostri giorni,
poi come un’aula del passato
e poi come una casa
di un paese sudamericano.
Abbiamo anche costruito il set
di una Sala del Regno
che è stato utilizzato per diversi progetti.
Ha le dimensioni adatte per i video,
perché bastano una trentina di persone
per farla sembrare piena,
diversamente da una vera Sala del Regno.
La biblioteca della Sala
viene anche modificata
per rappresentare altri ambienti.
Ad esempio, siamo riusciti
a farla sembrare una camera da letto
e una stanza per le interviste.
Ma quando si riutilizza un set,
vogliamo evitare
che il pubblico si renda conto
di aver già visto quel set
in un altro video.
E qui entrano in gioco gli arredatori.
Con pochi cambiamenti strategici,
riusciamo a stravolgere uno spazio
e a farlo sembrare un posto
totalmente diverso.
Progettare set accurati e imponenti
è soddisfacente.
Ma trovare soluzioni creative
alle sfide che il team affronta
e trovare alternative semplici
a qualcosa di complesso lo è ancora di più.
È bellissimo essere circondati
da fratelli e sorelle così capaci
e così creativi nel risolvere problemi.
Riescono a trasformare
perfino l’ambiente più semplice
in qualcosa che rende benissimo in video
e lo fanno con l’obiettivo di contribuire
a insegnare qualcosa
ad altri fratelli e sorelle.
È meraviglioso.
I nostri video
sono davvero una benedizione di Geova!
Forse li guarderemo
con un occhio un po’ diverso
ora che abbiamo visto quanti sforzi
e quanta creatività ci vogliono
per creare i set in cui vengono girati.
Nel programma di questo mese
abbiamo visto come possiamo far felice Geova
facendo buon uso dei nostri ricordi,
adattandoci ai cambiamenti
facendo del bene agli altri
e permettendo a Geova di raffinarci.
Per i saluti di questo mese,
andiamo in Cambogia.
La Cambogia,
situata nel cuore del Sud-Est asiatico,
è conosciuta per la sua cultura affascinante
e la sua cucina deliziosa.
Nei mercati affollati, la gente del posto
compra gli ingredienti freschi
per preparare un piatto amatissimo,
l’amok trei,
un famoso curry di pesce
avvolto in foglie di banano.
Lasciandoci le città alle spalle,
conosciamo le bellezze naturali del paese.
A nord-est ci sono grandi cascate,
nelle foreste protette animali straordinari
come l’elefante asiatico
e l’ibis gigante,
e quasi in ogni provincia
splendide distese di fiori di loto.
La Cambogia è anche la patria
di uno zircone particolare,
lo zircone blu o Ratanakiri.
Per ottenere la sua peculiare sfumatura,
gli artigiani espongono le pietre
a un intenso calore,
trasformandole in modo permanente.
I primi missionari
arrivarono alla fine degli anni ’50
e iniziarono a diffondere la buona notizia.
Nel 1965
missionari come George e Carol Crawford
dovettero lasciare il paese a causa
dell’instabilità politica di quel periodo.
Per un po’ non fu possibile
svolgere nessuna attività religiosa.
Per questo motivo
non ci furono testimoni di Geova in Cambogia
per quasi 25 anni.
Ma Geova non ha dimenticato
coloro che in Cambogia
sono ben disposti verso la verità.
Nel ’93 i Testimoni di Geova
hanno ottenuto il riconoscimento legale
e i missionari hanno fatto ritorno.
Oggi, 33 anni dopo,
ci sono già più di 1.200 Testimoni,
compresi centinaia di fratelli e sorelle
provenienti da tutto il mondo,
che sono stati attirati
dalla bellezza del paese e del suo popolo.
Al momento si conducono 1.400 studi biblici.
Non è difficile capire
perché sia così facile amare
le persone felici e sincere che vivono qui.
Di recente nel paese
è stata tenuta la prima Scuola
per evangelizzatori del Regno.
Vi hanno partecipato 20 fratelli e sorelle,
tra cui anche una coppia di missionari
che aspettava un’occasione
di istruzione spirituale come questa
sin dal suo diploma di Galaad del 1999.
I fratelli più giovani
hanno considerato un privilegio
studiare spalla a spalla
con quelli più esperti.
2 dei diplomati sono stati assegnati
alla congregazione Chbar Ampov.
Questa congregazione si prende cura
del territorio remoto di Svay Rieng,
a circa 120 km di distanza.
I proclamatori di Svay Rieng
si collegano a distanza alle adunanze
e i proclamatori di Chbar Ampov
vanno a trovarli regolarmente
per predicare con loro e per incoraggiarli.
I proclamatori
della congregazione Chbar Ampov
e del gruppo di Svay Rieng
mandano a tutti i fratelli nel mondo
i loro affettuosi saluti.
Non è incoraggiante
vedere in che modo i fratelli di altri paesi
si danno da fare per lodare Geova?
Dalla sede mondiale dei Testimoni di Geova,
questo è JW Broadcasting.