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Hermanus van Selm. Cos’è il vero pentimento? (Gen. 44:16)

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Il commento di oggi,
tratto dalla Torre di Guardia,
parla di Giuseppe, figlio di Giacobbe.
Una delle lezioni che possiamo imparare
da questo racconto
ha a che fare con il pentimento.
Esamineremo queste domande:
“Cos’è il vero pentimento?
E in che modo
Geova ricompensa quelli che lo manifestano?”
Il vero pentimento
richiede che si facciano 2 passi.
La persona deve riconoscere
il suo comportamento sbagliato
e deve dimostrare chiaramente
che ha smesso di comportarsi in quel modo.
Entrambi gli aspetti
sono evidenti nel racconto di Giuseppe.
Consideriamolo da vicino.
Giacobbe amava moltissimo
suo figlio Giuseppe,
ma che dire dei fratelli di Giuseppe?
Cosa provavano nei suoi confronti?
In Genesi capitolo 37
viene specificato per ben 3 volte
che i suoi fratelli lo odiavano.
Un giorno
Giuseppe e i suoi fratelli erano da soli,
lontani da casa e lontani dal loro padre.
A quel punto,
i fratelli sfruttarono quell’occasione
e diedero sfogo al loro odio,
gettarono Giuseppe in una cisterna.
Più tardi Giuda suggerì agli altri
di vendere Giuseppe come schiavo.
All’epoca Giuseppe era un ragazzo,
aveva solo 17 anni.
Come sappiamo,
in Egitto Giuseppe diventò prima uno schiavo,
poi un prigioniero,
e infine un potente governante.
Parliamo di quest’ultimo periodo.
All’epoca, Giacobbe e la sua famiglia
vivevano nel paese di Canaan
e soffrivano a causa di una carestia.
Così Giacobbe mandò i suoi figli in Egitto
a comprare del cibo.
Quando Giuseppe rivide i suoi fratelli
li riconobbe subito,
ma loro non riconobbero lui.
Non lo riconobbero
nemmeno la seconda volta che si incontrarono
e neanche la terza.
Quei momenti furono molto dolorosi
per Giuseppe.
La prima volta che li incontrò,
come reagì Giuseppe?
“Scoppiò a piangere”.
Come reagì la seconda volta che li rivide?
“Scoppiò in lacrime”.
E nel terzo incontro, cosa successe?
“Si mise a piangere”.
Ma perché Giuseppe fu disposto
a sottoporsi a una sofferenza simile?
Lo fece perché aveva intenzione di scoprire
se i suoi fratelli erano davvero pentiti.
Come detto all’inizio,
il vero pentimento implica 2 aspetti.
Il primo è riconoscere di aver sbagliato.
I suoi fratelli ammisero l’errore?
Sì, andiamo infatti in Genesi 42:21.
In questo versetto
leggiamo le parole dei fratelli,
è molto interessante quello che dicono.
Si legge: “Intanto si dicevano l’un l’altro:
‘Di sicuro questa è la punizione
per quello che abbiamo fatto a nostro fratello
[cioè Giuseppe];
quando ci implorò di avere pietà di lui,
noi vedemmo la sua angoscia
ma non ascoltammo.
Ecco perché ci è capitata questa sciagura!’”
Da qui capiamo che erano molto dispiaciuti.
Avevano fatto un primo passo
verso il pentimento,
avevano riconosciuto di aver sbagliato.
Ma che dire
del secondo aspetto del vero pentimento?
I fratelli di Giuseppe
avevano cambiato il loro atteggiamento?
In che modo lui poteva scoprire
se erano veramente cambiati?
Per capirlo,
Giuseppe preparò accuratamente un piano.
Ovviamente
non poteva tornare indietro nel tempo,
a circa 22 anni prima.
Poteva però ricreare delle circostanze
che assomigliassero molto
a quello che era successo
una ventina d’anni prima.
Quindi cosa fece Giuseppe?
Il suo piano consisteva
nel far sì che i suoi fratelli
si trovassero in grosse difficoltà
e che l’unico modo per uscirne
fosse far rimanere in Egitto uno di loro
come schiavo.
Inoltre,
per accertarsi che la situazione
fosse simile a quella di 20 anni prima,
il figlio che doveva rimanere
doveva essere un figlio
a cui Giacobbe teneva particolarmente.
Per questo motivo
il piano di Giuseppe richiedeva
che i suoi 10 fratelli
portassero in Egitto anche Beniamino.
Perché Beniamino?
Perché Giacobbe
amava molto suo figlio Beniamino,
proprio come aveva amato molto
anche suo figlio Giuseppe.
Quindi in questo piano ben architettato,
Beniamino fungeva praticamente
da sostituto di Giuseppe.
Il modo in cui i 10 fratelli
avrebbero trattato Beniamino
avrebbe fatto capire a Giuseppe
se si erano davvero pentiti
di quello che avevano fatto in passato.
Quindi Giuseppe portò avanti il piano
che aveva ideato.
Prima che i figli di Giacobbe
tornassero in Canaan,
Giuseppe fece mettere un calice d’argento
nel sacco di Beniamino.
Mentre erano in viaggio,
Giuseppe mandò un uomo
a perquisire i sacchi di tutti i fratelli.
Immaginate il loro spavento
quando il calice fu trovato
proprio nel sacco di Beniamino.
A quel punto
dovevano tornare dal governante egiziano.
Cosa avrebbero potuto dirgli?
A questo punto del racconto,
dobbiamo ricordare che circa 20 anni prima
era stato proprio Giuda a proporre
di vendere Giuseppe come schiavo.
Ed era stato sempre Giuda
a convincere Giacobbe
a portare Beniamino in Egitto.
E adesso, cosa avrebbe fatto Giuda?
Per spezzare una lancia a favore di Giuda,
dobbiamo dire che fu lui
a parlare con coraggio a nome degli altri
quando Giuseppe chiese spiegazioni.
Troviamo quello che disse Giuda a Giuseppe
in Genesi 44:16:
“Che possiamo rispondere al nostro padrone?
Cosa possiamo dire a nostra difesa?
Come possiamo giustificarci?
Il vero Dio
ha scoperto la colpa dei tuoi schiavi.
Ora siamo schiavi del nostro padrone,
sia noi che la persona
che è stata trovata in possesso del calice!”
Con queste parole
Giuda stava offrendo sé stesso
e i suoi fratelli come schiavi.
Ma non era quella l’intenzione di Giuseppe.
Infatti vediamo cosa disse,
leggiamo il versetto 17.
Giuseppe rispose così a Giuda:
“Non farei mai una cosa del genere!
Diventerà mio schiavo
solo l’uomo che è stato trovato
in possesso del calice.
Quanto al resto di voi,
andate in pace da vostro padre”.
Quindi Giuseppe
diede a Giuda e ai suoi 9 fratelli
l’opportunità di tornare a casa liberi
se fossero stati disposti a lasciare Beniamino
lì in Egitto come schiavo.
In quel momento Giuda trovò il coraggio
di contraddire il governante egiziano
e pronunciò un lungo discorso.
In effetti,
il discorso di Giuda è il più lungo
tra quelli che troviamo nel libro di Genesi.
Come leggiamo in Genesi 44,
iniziando dal versetto 33,
alla fine del suo discorso
Giuda disse a Giuseppe:
“Quindi, ti prego,
lascia che resti io al posto del ragazzo
come schiavo del mio padrone
[qui Giuda sta proponendo sé stesso],
così che lui possa tornare a casa
con i suoi fratelli.
Come posso tornare da mio padre
senza il ragazzo?
Non potrei sopportare
di vedere mio padre distrutto dal dolore!”
Dicendo così Giuda stava offrendo sé stesso,
era disposto a diventare schiavo
al posto di suo fratello, Beniamino.
Giuda stava dimostrando che non era più
la stessa persona di 22 anni prima.
Era cambiato,
aveva dimostrato vero pentimento.
A quel punto
il test di Giuseppe
aveva raggiunto l’obiettivo,
era arrivato il momento
di rivelare la sua identità.
Quindi, cosa impariamo
da questo racconto commovente?
Quando qualcuno mostra vero pentimento,
Geova cosa fa?
Lo ricompensa?
Cosa fece nel caso di Giuda?
Geova guidò gli eventi in modo tale
che Giuda diventasse un antenato del Messia.
Pensate,
è sicuramente una ricompensa straordinaria
per aver mostrato vero pentimento!
E cosa si può dire di noi?
Tutti commettiamo errori,
tutti abbiamo bisogno
della misericordia di Geova.
Quindi ci conforta molto sapere
che Geova ci perdonerà senza riserve
se riconosciamo i nostri peccati,
cambiamo il nostro comportamento,
e dimostriamo così vero pentimento.