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Geoffrey Jackson. “Io e il Padre siamo uno” (Giov. 10:30)

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“Io e il Padre siamo uno”.
Quando qualcuno a cui predichiamo
menziona questo versetto,
magari una persona molto religiosa,
che cosa cerca di fare?
Perché parla di questo argomento?
In molti casi fa così
perché pensa che noi Testimoni di Geova
non siamo cristiani,
dal momento
che non crediamo che Gesù sia Dio.
Questo è uno dei versetti
che viene spesso citato
da persone che credono nella Trinità
per cercare di convincerci
che Geova e Gesù sono una persona sola.
Cosa possiamo fare
per rispondere a obiezioni come questa?
Forse è da un po’
che non incontriamo qualcuno che ce la fa.
Una cosa che possiamo fare
è usare la Bibbia per lo studio.
Prendiamola un attimo,
andiamo in Giovanni 10:30.
Se non ce l’avete a portata di mano,
potete controllare dopo.
In Giovanni 10:30
troviamo un approfondimento
molto interessante che ci può aiutare.
Notate cosa si legge:
“Il termine greco qui reso ‘uno’
non è di genere maschile
(a indicare “una persona sola”)
ma di genere neutro
(a indicare “una cosa sola”),
il che sostiene l’idea
che Gesù e suo Padre siano ‘uno’
non nel senso che sono la stessa persona,
ma che agiscono e collaborano
come se fossero ‘uno’”.
Siamo proprio felici
di avere questo approfondimento
nella Bibbia per lo studio.
È un punto molto interessante
a sostegno del fatto
che Geova e Gesù sono in sintonia
e non che sono la stessa persona.
E se continuiamo a leggere,
l’approfondimento ci aiuta a spiegare
questo versetto in un altro modo,
senza tirare in ballo la grammatica.
Qui dice: “Che Gesù si riferisse
non all’uguaglianza della loro divinità
ma all’unità di intenti e d’azione
è confermato
dal confronto delle parole che usa qui
con quelle della sua preghiera
riportata nel capitolo 17 di Giovanni.
Questo è particolarmente evidente quando,
riguardo ai suoi discepoli,
chiede in preghiera:
‘Siano uno come noi siamo uno’”.
Quindi non dobbiamo necessariamente
conoscere la grammatica greca
per rispondere,
ma leggendo Giovanni 17
possiamo fare questo ragionamento.
Se questo versetto dice che Gesù è Dio,
che dire dei discepoli?
Se devono essere uno con Dio
proprio come Gesù è uno con Dio,
vuol dire che anche loro sono Dio?
Se notate,
alla fine di questo approfondimento
troviamo 1 Corinti 3:8.
Andiamolo a leggere, 1 Corinti 3:8.
Notate come viene usato qui
il termine greco reso “uno”.
Qui si legge:
“Ora, chi pianta e chi innaffia sono uno”,
o come viene detto nell’approfondimento,
“hanno un unico obiettivo”.
Quindi forse usare questo versetto
può aiutarci a spiegare in maniera semplice
cosa significa davvero
l’unità tra Geova e Gesù.
Ma è anche vero
che se qualcuno ci mostra questo versetto,
Giovanni 10:30,
probabilmente farà riferimento
anche a un altro versetto molto usato.
Quale?
Avete indovinato: Giovanni 1:1.
E ovviamente
lo leggerà dalla sua versione della Bibbia,
che probabilmente dice: “La Parola era Dio”.
Ci chiederà: “La Parola è Gesù?”
Noi diremo di sì
e lui dirà: “Allora Gesù è Dio”.
Come possiamo spiegare questo versetto
in modo semplice?
Andiamo in Giovanni 1:1
e leggiamo l’approfondimento.
Come vedete è molto lungo,
quindi non lo leggeremo tutto stamattina.
Menziona il fatto
che ci sono valide ragioni per ritenere
che Giovanni non intendeva dire
che la Parola fosse l’Iddio Onnipotente.
E poi continua dicendo
che “varie versioni bibliche
in inglese, francese e tedesco
traducono il testo in modo simile
alla Traduzione del Nuovo Mondo,
trasmettendo l’idea
che “la Parola” era “un dio”,
[era] “divina”, “di natura divina”,
“simile a un dio” o “un essere divino”.
Può esserci utile
quando ragioniamo con qualcuno.
Ma come vedete,
andando avanti nell’approfondimento
viene fatto un altro ragionamento
che ci può aiutare,
perché qualcuno potrebbe dire: “Beh, ‘divino’.
Che differenza c’è?
Significa sempre che è Dio”.
L’approfondimento
fa riferimento a Colossesi 2:9.
Andiamo a leggerlo insieme,
Colossesi 2:9.
Qui si sta parlando di Gesù e viene detto:
“È in lui, infatti,
che risiede corporalmente
tutta la pienezza dell’essenza divina”.
In questo versetto viene detto
che l’“essenza divina” è in Gesù.
Questo significa che Gesù è Dio?
L’approfondimento a Giovanni 1:1
ci rimanda a un altro versetto da confrontare,
che è 2 Pietro 1:4.
Qui si parla di quelli
che avrebbero regnato con Gesù in cielo.
Secondo Pietro 1:4 dice:
“Mediante queste cose egli ci ha donato
le preziose e grandissime promesse,
così che tramite queste
diventiate partecipi della natura divina”.
Perché leggiamo questo versetto?
Come ci aiuta nel ragionamento?
Se qualcuno sostiene
che Gesù sia Dio perché è divino,
perché la sua essenza è divina,
allora dovrebbe essere la stessa cosa
per i suoi discepoli
che, come dice il versetto,
“diventano partecipi della natura divina”.
Questo ci aiuta a spiegare
che Gesù non è Dio,
ma magari
la persona non è ancora d’accordo con noi.
Potrebbe leggere dalla nostra traduzione
e dire:
“Ma qui c’è scritto
che ‘la Parola era un Dio’.
Che cosa significa?”
Beh, in questo caso
possiamo usare un esempio semplice.
Una persona potrebbe dire di un’altra:
“È un angelo”.
Vi è mai capitato di sentirlo?
“È proprio un angelo”.
Significa forse che quella persona
è letteralmente un angelo?
Naturalmente no.
Questo ci aiuta a capire
cosa vuol dire davvero
l’espressione “la Parola era un Dio”,
o come dice l’approfondimento, era “divina”.
In altre parole, quando la Bibbia dice
che “la Parola era un Dio”,
si riferisce alle qualità divine di Gesù,
non al fatto che sia Dio stesso.
E come sappiamo,
in greco l’uso dell’articolo
può fare una grande differenza.
Davanti alla parola Dio
manca l’articolo determinativo.
Siamo gli unici a rilevare questa differenza?
No, come leggiamo nell’approfondimento,
diverse altre traduzioni della Bibbia
in varie lingue
riconoscono questo fatto.
Stamattina vorrei mostrarvi
quello che dice una pubblicazione
che ha ormai qualche anno.
Il titolo è The Translator’s New Testament.
Questa è una Bibbia particolare,
prodotta dalla
Società Biblica Britannica e Forestiera,
una società che possiamo paragonare
all’American Bible Society,
che è impegnata a promuovere
la traduzione e la distribuzione della Bibbia
in tutto il mondo.
Questa Bibbia è stata preparata
per facilitare il lavoro dei traduttori
che non sono di madrelingua inglese
e che traducono la Bibbia
nelle loro rispettive lingue.
Quindi questa Bibbia è concepita
per essere molto semplice
e ha delle brevi note
che aiutano i traduttori
a capire come tradurre
versetti particolarmente difficili.
Giovanni 1:1 è proprio uno di questi versetti.
Notate cosa viene detto
in merito a come i traduttori
dovrebbero tradurre Giovanni 1:1:
“La Parola era con Dio
e aveva la sua stessa natura”.
Molto interessante.
Poi continua dicendo:
“Qui in greco c’è una differenza
tra le espressioni ‘con Dio’ e ‘Dio’”.
E poi dà questa spiegazione:
“Nella prima occorrenza
è presente l’articolo determinativo
che rende specifico il riferimento.
Nella seconda occorrenza
dove compaiono i termini ‘Parola’ e ‘Dio’
non c’è l’articolo,
ed è difficile credere
che l’omissione non sia significativa.
In effetti dà al secondo uso di Theos (Dio)
la qualità di aggettivo,
così che la frase significa
‘La Parola era divina’”.
Fa pensare,
perché a preparare questa Bibbia
sono state persone che credono nella Trinità.
Eppure ammettono con onestà
che questo passo
si riferisce alla natura divina di Gesù,
invece di dire che Gesù è Dio.
Quindi, se incontriamo qualcuno
che si mette a discutere su Giovanni 1:1
e magari conosce anche un po’ il greco,
potremmo provare a chiedergli:
“È d’accordo che una possibile traduzione
sia ‘la Parola era divina’?”
Se è onesto,
probabilmente ammetterà che è così.
A quel punto potremmo dire:
“Dato che questo passo
può essere tradotto in più di un modo,
possiamo considerarlo una base solida
per dimostrare che Gesù è veramente Dio?
Non sarebbe meglio
cercare altri versetti nella Parola di Dio?
E così forse
possiamo fargli vedere l’argomento
da una prospettiva più ampia.
Come abbiamo visto,
la Bibbia per lo studio
può aiutarci in molti modi.
Siamo veramente felici di averla.