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Introduzione a 2 Tessalonicesi

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Introduzione a 2 Tessalonicesi
L’apostolo Paolo fu ispirato a scrivere
questa importante lettera da Corinto
verso il 51,
poco dopo aver scritto
agli stessi tessalonicesi
una prima lettera.
In quella prima lettera
Paolo aveva incoraggiato i fratelli
a vivere in pace,
a badare ai fatti loro
e a lavorare sodo
per provvedere ai loro bisogni.
Questi consigli erano ancora validi.
Evidentemente
alcuni si intromettevano ancora
negli affari altrui
ed erano restii a lavorare
per provvedere a sé stessi.
Inoltre la congregazione
aveva forse ricevuto lettere o messaggi,
che sembravano provenire da Paolo
o da altri fratelli
con incarichi di responsabilità,
in cui veniva detto:
“Il giorno di Geova è venuto”.
La seconda lettera
ai Tessalonicesi ha 3 capitoli.
Nel capitolo 1 Paolo loda i fratelli
per la loro fede e perseveranza,
e spiega che quelli
che subiscono tribolazione
riceveranno sollievo
quando il glorificato Cristo
verrà in qualità di Re
per distruggere i nemici di Dio.
Nel capitolo 2
Paolo spiega che prima
che arrivi il giorno di Geova
devono accadere certe cose.
Tra queste vi è il sorgere
della grande apostasia
e il rivelarsi
dell’“uomo dell’illegalità”,
un gruppo composto
da capi religiosi apostati.
Questo uomo simbolico
si sarebbe esaltato
al di sopra delle congregazioni.
Lo sapevate?
Dato che probabilmente stava circolando
una lettera falsamente attribuita a lui,
Paolo scrisse:
“Questo è il saluto scritto di mio pugno,
da me, Paolo.
È un segno in ogni mia lettera;
io scrivo così”.
Nel capitolo 3
Paolo esorta la congregazione
a “segnare” un suo componente
e a smettere
di stare in sua compagnia
se questi “si comporta [ancora]
disordinatamente”,
forse rifiutandosi di lavorare.
Questo non significa che la congregazione
debba considerarlo “un nemico”;
dovrebbe invece
“ammonirlo come un fratello”.
L’obiettivo è quello
di spingerlo a pentirsi.
Mentre leggete 2 Tessalonicesi,
notate come Satana
può usare uomini orgogliosi e malvagi
per corrompere
gli insegnamenti di Cristo,
che è saggio
smettere di stare in compagnia
di chi si comporta disordinatamente,
ammonendolo però come un fratello,
e che abbiamo bisogno
di perseverare nella tribolazione
mentre aspettiamo pazientemente il Regno.